Tasso Spoiler – T&T al cinema: Coyote vs. Acme (2026)

Tasso Spoiler – T&T al cinema: Coyote vs. Acme (2026)

di 12 Settembre 2026

🎬 Probabilmente il film più emozionante che abbiamo visto insieme da quando abbiamo iniziato questa rubrica. Una lettera d’amore ai Looney Tunes, all’amicizia e soprattutto a quel bambino che continuiamo a portarci dietro.

Tasso & Tappo tornano al cinema con Coyote vs. Acme. E questa volta è difficile persino capire da dove iniziare. Perché dietro quello che apparentemente potrebbe sembrare “soltanto” un film sui Looney Tunes abbiamo trovato qualcosa di molto più grande: risate, nostalgia, amicizia, immaginazione e una storia capace di parlare contemporaneamente a chi Willy Coyote lo sta scoprendo oggi e a chi è cresciuto aspettando inutilmente che riuscisse, almeno una volta, a catturare Beep Beep.


Il commento di Tasso

Probabilmente è il film più emozionante che abbiamo visto al cinema da quando abbiamo iniziato questa rubrica.

Ricordo che non tutti i film che vediamo finiscono recensiti qui: Tasso Spoiler – T&T al cinema raccoglie soltanto quelli che io e Tappo andiamo a vedere insieme, da soli. Una specie di piccolo diario cinematografico condiviso che, film dopo film, sta costruendo una propria classifica.

Ecco, ci siamo subito resi conto che questa volta qualcosa sarebbe andato diversamente rispetto al solito. O almeno me ne sono reso conto io, che di fatto ho spinto parecchio per vedere questo film.

Ogni tanto ci piace riguardare la classifica dei film ai quali abbiamo dato i voti migliori e, fra quelli più in alto, troviamo Lilo & Stitch, Deadpool & Wolverine e Dolittle con Robert Downey Jr.

Poi ognuno ha i propri gusti. I nostri voti si incontrano, si allontanano, alzano o abbassano la media. Ma esistono emozioni che sono trasversali ai gusti e alle generazioni. Coyote vs. Acme è sicuramente uno di quei film.


Niente spoiler. Ce lo hanno chiesto loro

Non vogliamo fare spoiler (malgrado il titolo della rubrica) perché gli stessi protagonisti ce lo chiedono all’inizio del film. O meglio, prima del film. E quindi questa volta dobbiamo comportarci bene. Anche perché credo che Coyote vs. Acme sia uno di quei film che funzionano ancora meglio quando si entra in sala sapendone il meno possibile.

Quello che posso dire è che la premessa è ormai abbastanza conosciuta: Willy Coyote decide di portare in tribunale la ACME, l’azienda che per una vita gli ha fornito marchingegni, razzi, esplosivi, trappole e invenzioni più o meno improbabili che, puntualmente, gli sono esplose in faccia. Ma dietro questo gigantesco processo c’è molto, molto di più.


Un film che rischiavamo di non vedere mai

Pensare poi che questo film era stato annunciato, cancellato e dato praticamente per morto e che per diverso tempo sembrava non dovesse nemmeno vedere la luce rende tutto ancora più assurdo. E qui posso anche fregiarmi di essere stato fin da subito tra quelli che, sui social, si sono battuti a favore del film.

Sembrava semplicemente inconcepibile che un progetto già realizzato, con personaggi appartenenti alla storia dell’animazione mondiale e con un pubblico che chiedeva soltanto di poterlo vedere, potesse sparire senza nemmeno avere la possibilità di essere giudicato dagli spettatori.

Alla fine, fortunatamente, la mobilitazione dei tantissimi fan in tutto il mondo ha contribuito a tenere viva l’attenzione sul progetto. E oggi possiamo finalmente parlarne dopo averlo visto su un gigantesco schermo cinematografico. Già questo, considerando la storia produttiva del film, ha qualcosa di speciale.


Un cinema pieno di generazioni diverse

E poi c’era la sala. Un cinema pieno di generazioni completamente diverse. C’erano i più giovani, che magari i Looney Tunes li stanno scoprendo soltanto adesso o che certamente non hanno avuto con questi personaggi lo stesso rapporto quotidiano avuto dalle generazioni precedenti.

E poi c’erano quelli che aspettavano soprattutto una cosa: ritrovare la propria infanzia sul grande schermo. Ed è esattamente quello che succede. Perché rivedere determinati loghi, ascoltare quelle musichette della Warner Bros. e riconoscere suoni, personaggi e immagini che hai visto centinaia di volte non ha prezzo. Ti riporta immediatamente bambino, non metaforicamente: per qualche secondo sei davvero di nuovo lì.


Le risate della sala erano forse la recensione migliore

Una delle cose che mi porterò maggiormente dietro è proprio la gioia che si respirava all’interno del cinema. Ogni gag, ogni battuta, ogni riferimento al passato, ogni immagine proveniente dai vecchi cartoni. Ogni volta partiva una risata da qualche parte della sala e subito se ne aggiungevano altre.

E la cosa meravigliosa era che a ridere non erano soltanto i bambini. Ridevano ragazzi, adulti, persone cresciute con questi personaggi e spettatori che probabilmente li stavano incontrando davvero per la prima volta. È difficilissimo costruire una comicità capace di attraversare così tante età senza sembrare troppo infantile per qualcuno o troppo adulta per qualcun altro. I Looney Tunes, evidentemente, sanno ancora farlo.


Il cast funziona perché crede davvero in questo mondo

Anche il cast è uno dei motivi per cui il film riesce così bene. Il rischio, quando si mischiano esseri umani e personaggi animati, è sempre quello di avere la sensazione che gli attori stiano semplicemente recitando davanti a qualcosa che verrà aggiunto successivamente.

Qui invece il mondo appare credibile proprio perché i personaggi umani credono a quello che hanno davanti. Non importa quanto la situazione diventi folle. Willy Coyote appartiene a quella realtà. La ACME appartiene a quella realtà. Le leggi assurde dei cartoni appartengono a quella realtà. E dopo poco smetti anche tu di chiederti dove finisca il cinema e dove inizi l’animazione.


La storia migliore che avrebbero potuto costruire

Ma sono soprattutto i personaggi e la trama ad avermi sorpreso. Credo sinceramente che sia una delle migliori storie che si potessero costruire partendo da Willy Coyote senza cadere nella banalità. Anzi. Anzi. Dietro al maxi processo di Willy Coyote gira tanto, tanto di più.

C’è un viaggio bellissimo che finisce per riportarti a riscoprire te stesso, i tuoi personaggi e in qualche modo la tua intera infanzia. E senza raccontarvi quello che succede, posso dire che il film riesce progressivamente a dimostrare quanto il confine tra cartone animato e realtà, tra realtà e immaginazione, sia molto più sottile di quanto possa sembrare. Perché magari crescendo smettiamo di guardare certi cartoni. Ma questo non significa che quei cartoni abbiano smesso di vivere dentro di noi.


Willy Coyote è molto più di una gag

Ed è forse qui che il film trova il suo cuore. Perché pensandoci bene, Willy Coyote è sempre stato un personaggio molto più profondo di quanto sembrasse. Da bambini ridevamo perché cadeva da un burrone. Comprava un razzo ACME e il razzo esplodeva. Costruiva una trappola e la trappola colpiva lui. Dipingeva un tunnel sulla montagna e, per qualche motivo, Beep Beep riusciva ad attraversarlo mentre lui si schiantava inevitabilmente contro la roccia.

Ridevamo. Poi Willy si rialzava e ricominciava. Ancora e ancora. E ancora. Ed è proprio crescendo che forse capisci la cosa più bella di quel personaggio. Willy Coyote non molla mai. Può fallire cento volte, può essere schiacciato, esplodere, precipitare, sbagliare completamente piano. Ma qualche secondo dopo è nuovamente lì con un altro progetto. Un’altra idea, un’altra speranza.

Forse, senza rendercene conto, per anni abbiamo riso davanti a uno dei personaggi più ostinatamente ottimisti della nostra infanzia.


Amicizia, rapporti umani e il diritto di continuare a immaginare

Coyote vs Acme riesce a prendere proprio quella caratteristica e a trasformarla in qualcosa di più grande. È un film che parla del valore dell’amicizia e dei rapporti umani, della necessità di avere qualcuno disposto a credere in te e soprattutto dell’importanza di non arrendersi quando tutto sembra suggerirti di farlo.

Ma parla anche di immaginazione. Di quel mondo che costruiamo quando siamo bambini e che crescendo fingiamo di avere abbandonato perché ormai siamo “grandi”. Solo che non è vero. Resta lì. Magari nascosto dietro il lavoro, le responsabilità, i problemi e tutto ciò che inevitabilmente arriva con gli anni. Poi parte una musichetta, compare Willy Coyote. E improvvisamente quel mondo torna fuori.


Forse è per questo che ci ha emozionato così tanto

Credo sia proprio questo il motivo per cui il film ci ha colpito così tanto. Non è soltanto nostalgia. Anzi, ridurre tutto all’effetto nostalgia sarebbe persino ingeneroso. La nostalgia ti fa riconoscere qualcosa. L’emozione arriva quando quella cosa riesce ancora a dirti qualcosa di nuovo.

Coyote vs. Acme utilizza personaggi che conosciamo da una vita, ma riesce a guardarli da una prospettiva diversa senza tradirli. Non cerca di renderli cinici perché oggi “funziona così”. Non sembra vergognarsi della loro follia. Non prova disperatamente a trasformarli in qualcosa che non sono.

Li prende sul serio proprio continuando a permettere loro di essere completamente assurdi. Ed è forse il modo migliore possibile per rispettarli.


Dal bambino sul divano all’adulto nella sala cinematografica

Alla fine mi sono trovato a pensare a quanto sia strano il tempo. Da bambino guardi Willy Coyote correre dietro a Beep Beep e naturalmente non pensi che, molti anni dopo, potresti ritrovarti seduto in una sala cinematografica accanto a tuo fratello a guardare ancora quel personaggio. E soprattutto non pensi che possa emozionarti più adesso di quanto facesse allora.

Forse perché da bambino capivi perfettamente la gag, mentre da adulto capisci meglio anche Willy. Capisci cosa significa cadere e riprovare fare progetti che non funzionano, essere convinto che questa volta sarà quella buona. Vedere esplodere tutto.

E poi, in qualche modo, rialzarsi. Se domani arriverà un nuovo pacco ACME, probabilmente Willy lo aprirà comunque. E forse è proprio questo che continuiamo ad amare lui e tutto il suo folle mondo.


Coyote vs. Acme: il nostro film T&T con il voto più alto

Alla fine abbiamo guardato i nostri voti. 9,5 al cast da parte mia, 8,5 da Tappo. 9,5 alla storia per me, 8 per lui. 9,5 e 9 ai personaggi. E poi il cuore: io ho dato 10. Tappo 9. La media finale è 9,125.

E questo porta Coyote vs. Acme direttamente tra i film che più abbiamo apprezzato da quando abbiamo iniziato a tenere questa nostra piccola classifica cinematografica. Potremmo analizzare fotografia, ritmo, effetti, scrittura e altre cinquanta cose. Ma stavolta credo che il voto più importante sia proprio quello alla voce Cuore.

Perché siamo entrati al cinema per vedere Willy Coyote e ne siamo usciti pensando alla nostra infanzia, all’amicizia, al tempo che passa e a quanto sia importante continuare ad avere qualcosa per cui essere disposti a correre.

Anche quando sappiamo benissimo che potrebbe esserci un burrone alla fine della strada. Promossissimo.


Voti T&T:
Cast – Tasso: 9,5 | Tappo: 8,5
Storia – Tasso: 9,5 | Tappo: 8
Personaggi – Tasso: 9,5 | Tappo: 9
Cuore – Tasso: 10 | Tappo: 9

Voto Finale T&T: 9,125 / 10


Foto dal Web

Per vedere il trailer del film:

 

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About the Author: Alessandro Tassinari

Alessandro nasce a Forlì il 21 settembre del 1998. Ha partecipato a diversi Concorsi Letterari ottenendo più di cento premi e riconoscimenti (tra primi posti e menzioni di merito); suoi componimenti sono presenti in diverse antologie e siti d’impronta culturale. Nel 2015 un suo testo viene premiato con una borsa di studio dal Comune di Forlì, in occasione dell’anniversario della Liberazione. Nello stesso anno partecipa a una mostra forlivese dedicata alla creatività adolescenziale. Partecipa come comparsa alla docu-fiction “Morgagni oggi; sua maestà anatomica” (di Cristiano Barbarossa). Realizza le illustrazioni per il fantasy “L’ombra di Lyamnay” (Annarita Faggioni), per poi firmare le introduzioni alla raccolta poetica “Respiro di vita” (Melissa Storchi) e a “Dieci Dodici” (Umberto Pasqui). Nel 2016 riceve il premio “Naim Araidi” per la poesia giovane. L’anno seguente partecipa come giurato al concorso “Aspettando il Natale”. Vince una borsa di studio per merito presso l'Università di Bologna e un’altra istituita dal Comune di Cervia in memoria di Gino Pilandri, storico sindaco della città romagnola. Presso l’Università di Bologna consegue in tutto tre lauree: in Lettere, Italianistica e Geografia. Dal 2024 partecipa alla rassegna “Radici e Futuro” organizzata dalla Biblioteca Maria Goia di Cervia. Nel 2025 vince nuovamente la borsa di studio “Gino Pilandri” e pubblica il suo primo libro, il fumetto “Super Babbo – A Tom Tacchino Story”. Nel 2026 avvia ufficialmente la saga a fumetti di Tom Tacchino ed esce in libreria con la raccolta di poesie "Il rumore del sale - Nel punto in cui l'onda si ferma" (edito da RP Libri).

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