L’ultimo della sua specie – Addio a Sam Neill, il professor Grant di “Jurassic Park”: l’attore neozelandese muore a 78 anni
L’ultimo della sua specie – Addio a Sam Neill, il professor Grant di “Jurassic Park”: l’attore neozelandese muore a 78 anni
“L’ultimo della mia specie”. Con queste poche parole sono in tantissimi a ricordare in tutto il mondo uno degli attori che hanno saputo segnare l’infanzia di tantissime generazioni, compresa quella di chi scrive. Assieme a Sam Neill, infatti, se ne va un pezzo di universo cinematografico (ma non solo) che ha influenzato l’immaginario collettivo degli ultimi anni.
Da Jurassic Park alla Marvel
Nel corso della sua vita, l’attore neozelandese ha preso parte a pellicole di spessore, da “Punto di non ritorno” alla serie “Peaky Blinders”, passando per “L’uomo che sussurrava ai cavalli” e “Caccia a ottobre rosso”, senza dimenticare il cameo nell’universo Marvel con “Thor: Ragnarok”. Ma il ruolo che lo ha consacrato nell’olimpo del cinema è stato sicuramente quello del professor Alan Grant nella saga di Jurassic Park.
In quel lontano 1993, Steven Spielberg (malgrado una serie di famosi errori di montaggio o forse “anche grazie a questi”) regalava al pubblico un primo capitolo da oscar, premi che di fatto arrivarono l’anno successivo per Migliori effetti speciali (Visual Effects), Miglior sonoro (Sound) e Miglior montaggio sonoro (Sound Effects Editing). “Quel parco era una figata”, dirà poi qualcuno nel semi-omonimo sequel “Jurassic World” e non siamo mai stati tanto d’accordo con nessun’altra affermazione come in questo caso.
I veri appassionati, infatti, conoscono a memoria (almeno) i primi due film della saga, tanto che con mio fratello (con cui condivido questa viscerale passione per la serie) capita spesso di comunicare per citazioni, che per altro non smettiamo mai di rispolverare, considerando che nessuno ci impedisce un rewatch generale una volta l’anno (“in una giornata fiacca”), se non di più.
Sam e Alan: le due facce del professore
Ed è ancora al primo Jurassic Park che penso mentre scrivo anche questo articolo che, con ogni probabilità, non leggerà nessuno: “io adesso sto qui da solo e parlo con me stesso, questa, questa è la teoria del caos”. So anche che non servirebbe a nulla fare annunci simili a “Dodgson, è arrivato Dodgson” ma col mio nome, perché “non gliene frega niente a nessuno”.
Fatta anche questa semi-patetica ed auto-commiserante dimostrazione di citazioni un po’ fine a se stessa, vale forse la pena ricordare davvero Sam Neill, ma anche Alan Grant, perché di fatto (sebbene la sua carriera, come si diceva poc’anzi, sia assai ricca e variegata) per moltissimi di noi le due figure tendono a coincidere. Chi non si spaventa quando sente quella vecchia suoneria da telefono satellitare di Jurassic Park III? Chi non si è commosso nel rivederlo nel terzo-sesto capitolo della serie, assieme a Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Laura Dern e Jeff Goldblum?
Un’icona e un eroe
Sam Neill è stato per moltissimi bambini di ieri (e adulti di oggi) quello che hanno rappresentato anche tanti altri artisti in epoche diverse, con differenti spettatori ed altri stili: un simbolo e un’icona, la rappresentazione reale dell’eroe umano, con le sue fragilità e i suoi “poteri”. Perché abbiamo fatto tutti il tifo per lui mentre cercava di salvarsi dal t-rex nel ’93, ma anche quando combatteva contro la sua malattia in tempi ben più recenti.
Sam Neill è stato e sarà Alan Grant, la proiezione del sogno dei più piccoli nel corpo di un adulto, l’esperto che ha fatto dello studio di affascinanti dinosauri il suo lavoro e la sua vita, quello che queste creature le ha sfidate e sconfitte, più di una volta! Siamo sicuri che senza di lui anche Jurassic Park ne sarebbe uscito parecchio indebolito, perché potevi metterci pure Harrison Ford (se ne discusse davvero), ma a parlarne oggi sembra qualcosa di incredibilmente sbagliato, malgrado l’indiscutibile carisma del fresco 83enne statunitense.
Chi avrebbe potuto meglio interpretare quel ghigno alla vista dello spinosauro? Chi avrebbe potuto meglio sentenziare “nessuna forza né in cielo né in terra potrà mai ricondurmi su quell’isola”? A voi poi il dibattito sul fatto che si sia smentito da solo o meno (tecnicamente, di fatto, no). La sua presenza, il suo modo di reggere la scena e interpretare il ruolo hanno reso immortale lui e il suo personaggio, mentre adesso siamo noi a toglierci sconvolti gli occhiali da sole nel leggere la notizia della sua scomparsa.
La natura vince sempre
Ma forse l’errore in cui il mondo intero sembra essere caduto è proprio questo qui: non c’è nessun saluto, non c’è nessun addio. Perché non è forse vero che per molti di noi basterà riprendere in mano un dvd, una vecchia videocassetta, o persino un libro, per rivedere di nuovo il volto corrucciato del professor Grant, alias Sam Neill? Non basterà uno sguardo fra “fratelli nerd”, un’intuizione, per riscoprire nei nostri sguardi lo stesso sguardo di Alan quando gli dicono che, sì, in quello strano parco danno vita anche ai raptor?
Ecco, forse in questi momenti, la miglior chiave di lettura potrebbe essere proprio quella del ricordo che trasporta nell’eternità, piuttosto che dell’ultimo saluto che porta all’addio, perché Malcolm ci ricorda che “la natura vince sempre”, mentre Alan ci ricorda che è normale avere paura, l’importante è come impariamo a reagire davanti alle avversità della vita (o a un problema di cinture su un elicottero, metafora peraltro dell’intero film).
“Io non ti lascerò”
E arrivati a questo punto, come spesso accade per quegli attori iconici che speri sempre (sai e non sai che non accadrà, eppure continui a sperare) di rivedere un’ultima volta in scena, viene comunque da chiedersi come elaborare il distacco, la certezza della parola “fine” su nuovi progetti. “Non lo so. Immagino… immagino che dovremo evolverci anche noi”, Alan risponderebbe così.
A volte, certo, il distacco è difficile da elaborare, persino per un fan tanto “lontano” nel tempo e nello spazio, ma come Antonello ci ricorda che “certi amori non finiscono”, anche Sam ha regalato ai fan una frase che è performance artistica e testamento spirituale assieme (in quale film poteva farlo se non Jurassic Park) ed è con le sue parole che vogliamo ricordarlo: “io non ti lascerò”.
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