Cervia e il segreto del sale nel workshop finale del progetto ESP
Cervia e il segreto del sale nel workshop finale del progetto ESP
Archeologia, risorse e paesaggi produttivi nel workshop finale del progetto ESP
Giovedì 25 settembre, Cervia ha ospitato la giornata conclusiva del Workshop finale del progetto ESP – Exploitation Settlements and Productive Landscapes (Sfruttamento, Insediamenti e Paesaggi Produttivi).
Il convegno, dopo una prima tappa a Bologna, ha presentato i risultati di una lunga ricerca dedicata al rapporto tra insediamenti medievali, paesaggio e risorse naturali, offrendo nuove prospettive su come le comunità del passato abbiano saputo vivere e prosperare grazie allo sfruttamento dei loro territori.
Il progetto, finanziato con fondi PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) erogati dal MUR, ha analizzato due contesti emblematici:
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Cervia Vecchia (RA), centro di produzione del sale, studiato dall’Università di Bologna.
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Piuro (SO), polo per la lavorazione della pietra ollare, oggetto delle ricerche dell’Università di Verona.
Cervia e Piuro: due insediamenti, una risorsa
Due insediamenti diversi, due storie, una logica comune: Cervia e Piuro, una città e un villaggio rurale, devono la loro ragion d’essere (ed economica) ad una sola risorsa – il sale per Cervia, la pietra ollare per Piuro.
Il progetto ESP mette in evidenza la stretta relazione fra insediamento e produzione, mostrando come l’economia e la vita stessa di queste comunità si fondassero sul controllo e sulla valorizzazione delle risorse naturali.
La ricerca è frutto della collaborazione tra Università di Bologna e Università di Verona, con il supporto del Comune di Cervia, della Soprintendenza e di progetti legati al PNRR.
Il programma della giornata: focus su Cervia
La giornata cervese si è aperta con gli interventi istituzionali, tra cui i saluti dell’assessore Federica Bosi e di Kevin Ferrari della Soprintendenza.
Sono seguiti numerosi momenti di approfondimento, suddivisi fra diversi interventi:
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“Le dieci cose che abbiamo capito di…” Cervia e Piuro (riassunto della prima tappa bolognese), a cura di A. Augenti ed F. Saggioro.
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Un focus su Salapia, città del sale in Puglia, a cura di R. Goffredo.
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Un’analisi sulle comunità umane e le risorse nella Valtellina medievale, a cura di R. Rao e F. Zoni.
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Una riflessione su persone e ambiente nelle Alpi Retiche Occidentali, a cura di N. Mancassola.
L’introduzione si è conclusa con una promessa importante: il tavolo di lavoro del Comune di Cervia lavorerà con impegno per dare seguito a questi risultati, cercando di sviluppare, tra gli altri, il progetto di un futuro Parco archeologico.
Cervia: le dieci scoperte fondamentali
Il momento centrale è stato il dibattito dedicato a Cervia, guidato dal prof. Andrea Augenti dell’Università di Bologna. Gli scavi e gli studi condotti negli ultimi anni sono stati riassunti in dieci punti chiave, che rivelano una storia sorprendente.
1. Ficocle, Cervia Vecchia e Nuova
Tutti conoscevano la posizione di Cervia Vecchia, ma mancavano conferme archeologiche. Fra i pochi “lasciti positivi” dell’alluvione di qualche anno fa (che ha costretto gli studiosi a spostare il focus dei lavori), le ricerche hanno individuato un edificio ecclesiastico rurale, con reperti e monete dal III secolo a.C. in avanti, che testimoniano una frequentazione già in età tardoantica.
Qui sorgeva probabilmente la prima cattedrale di Cervia, costruita nella seconda metà del V secolo. In quegli anni compare anche il primo vescovo noto, Gerontius, che firma gli atti di un sinodo a Roma nel 501. Cervia – allora chiamata Ficocle – era quindi una sede vescovile rurale, un caso raro nel Nord Italia, dove solo tre vescovi (Cervia, Voghenza e Sabbiona) avevano la loro sede in campagna.
Ficocle rappresentava davvero un caso unico: una sede vescovile rurale abbinata non a una vera città, ma a un vicus, cioè un insediamento minore. Un esempio che, stando sempre alle parole del prof. Augenti, trova qualche parallelo nel Sud e nel Centro Italia – come in Puglia, dove le maggiori distanze tra le città hanno favorito la diffusione di vescovati rurali – ma che nel Nord, più urbanizzato già in epoca romana, è eccezionale. Nel Settentrione, infatti, solo i tre vescovi sopra citati avevano la propria sede in campagna.

2. Una cattedrale fuori dalla città
A rafforzare questo quadro appena delineato ci sono diversi indizi, come il sigillo di Clemente III, che conferma la fondazione della nuova Cervia in epoca altomedievale, probabilmente tra l’VIII e il IX secolo. Eppure la cattedrale di Ficocle continuò a funzionare fino al XII secolo, anche dopo la fondazione della nuova città. Fino al XIII secolo, dunque, esistevano due poli distinti: da una parte la nuova Cervia, dall’altra la cattedrale esterna, che mantenne a lungo le proprie funzioni.
Questa situazione riflette i continui cambiamenti del Medioevo, epoca in cui gli assetti urbani e religiosi venivano spesso ridefiniti per rispondere a nuove esigenze, alla crescita delle città, alla nascita di strade e infrastrutture, e a mutamenti politici ed economici che rendevano necessario “cambiare tutto” più volte nel corso dei secoli.
3. Le prime saline documentate
La prima menzione delle saline di Cervia risale al 965, testimonianza di uno sforzo organizzativo volto ad amministrare, gestire e controllare una risorsa di enorme valore economico. La città, invece, compare nei documenti solo più tardi: nell’XI secolo si parla di chiese e insediamenti, mentre il nome Cervia è attestato esplicitamente solo nel XIII secolo. Tuttavia, diversi indizi fanno pensare a una realtà più antica, con primi sviluppi già nel IX secolo.
Una fonte cruciale è il Liber Pontificalis di Roma, dove, in un testo relativo all’epoca di Papa Stefano III, si menziona direttamente la città di Ficocle. Resta però una zona grigia: il termine “città” si riferiva davvero alla vecchia Ficocle, che sappiamo essere un vicus (un insediamento minore), oppure alla nuova Cervia, ancora indicata con il nome precedente? Questa ambiguità documentaria lascia aperti interrogativi fondamentali sull’origine della città.
4. Un insediamento a rischio
La nascita e lo sviluppo di Cervia furono segnati da una scelta audace: fondare una città in un’area vulnerabile e instabile, pur di controllare la preziosa risorsa del sale, vera ragion d’essere dell’insediamento.
Il contesto politico dell’epoca era complesso, con il vescovo di Ravenna, Venezia e altri poteri locali impegnati in una trama di rivalità, duelli e commerci. La nuova collocazione di Cervia, però, comportava enormi rischi ambientali. Gli edifici dovevano affrontare un terreno instabile, soggetto a crescita verticale dei depositi che affiorano a soli 50 cm dal piano di calpestio.
Per garantire la stabilità, si adottarono accorgimenti tecnici simili a quelli utilizzati a Ravenna, un’area con problematiche analoghe, sebbene lì il commercio fosse già proiettato sul mare, mentre a Cervia si sviluppò solo più tardi, quando il sale divenne il fulcro di ogni attività economica.

5. Una città strappata alle acque
Sotto le saline e sotto l’attuale territorio di Cervia si estende un vasto deposito lagunare, testimonianza di una lunga lotta contro l’acqua. La storia ci parla di una battaglia infinita; la comunità cercò per secoli di rendere abitabile un territorio circondato da saline, ma alla lunga fu costretta a riconoscere che la sfida non era più sostenibile: l’area diventava sempre più instabile e in rovina, mentre il sale, risorsa vitale, si rivelava al tempo stesso nemico, capace di corrodere edifici e strutture.
Di fronte a questo ambiente ostile, si ricorse spesso alla spogliazione e al reimpiego dei materiali: pietre e laterizi venivano smontati e riutilizzati per nuove costruzioni, a Cervia come era era avvenuto prima anche a Ravenna, in precedenza con Classe, dove si riadoperavano resti romani. Un processo di continua dislocazione e riciclaggio che racconta la capacità – e la necessità – di adattamento delle comunità medievali.
6. Il sale, motore di tutto
Per molto tempo si è ritenuto che le saline di Cervia risalissero al X secolo, ma le nuove ricerche dimostrano che l’estrazione del sale è di origine romana. Oggi, i dati a disposizione consentono di unire i punti fermi e affermare con certezza che il sale fu il motore originario dell’insediamento, una risorsa la cui importanza è indubbia e indiscutibile fin dagli inizi della storia di Cervia.
7. I magazzini del sale
Il sale, per sua natura, è un elemento evanescente: non lascia tracce dirette negli scavi archeologici. Per questo gli studiosi concentrano le indagini sui magazzini, i contenitori della produzione, alla ricerca di indizi indiretti – resti strutturali, reperti, segni d’uso – che possano raccontare l’organizzazione del commercio e della distribuzione.
Grazie alla topografia storica, oggi sappiamo con buona precisione dove questi magazzini si trovavano, anche se molte aree attendono ancora di essere indagate in dettaglio.
8. Gettoni misteriosi
Tra i ritrovamenti di Cervia spiccano oggetti che altrove sono quasi assenti: piccoli gettoni, interpretati come possibili contromarche usate per certificare il deposito dei sacchi di sale nei magazzini.
Questi reperti, rinvenuti in vari contesti – case, aree abitative, magazzini – sono diffusi in tutta la zona, ma la loro funzione precisa resta incerta. La loro rarità, però, indica un chiaro legame con le pratiche di stoccaggio e distribuzione del sale, rendendoli una testimonianza preziosa dell’economia cervese.

9. Le insegne da pellegrino
Un secondo gruppo di reperti particolarmente interessante è costituito dalle insegne da pellegrino, databili dopo l’anno 1000, con una prevalenza attorno al 1300 e una diffusione che si protrae fino al 1400.
La maggior parte di queste insegne fu prodotta a Roma, segno che Cervia si trovava su una delle direttrici della via Francigena, diventando uno scalo importante per i pellegrinaggi medievali. Anche questi oggetti sono rari e carichi di significato, ma probabilmente racchiudono ancora una valenza simbolica o funzionale che gli studiosi non hanno del tutto decifrato.
10. Una storia ancora da scrivere
Nonostante le scoperte, molte domande restano aperte.
Occorre innanzitutto datare con precisione le diverse fasi dell’insediamento e scavare a fondo l’area del palazzo vescovile, dove sotto l’attuale strato alluvionale si trovano livelli più antichi, almeno tardoantichi e forse addirittura precedenti.
È necessario chiarire la natura stessa della città: la sua ampiezza, lo sviluppo dell’abitato e la topografia delle aree circostanti.
Le trincee finora aperte hanno rivelato strutture, infrastrutture e cimiteri, ma i dati suggeriscono un insediamento poco denso, più simile a un centro sparso che a una città compatta.

Un aspetto particolarmente significativo è la presenza di un alto numero di chiese, che conferma Cervia come centro devozionale di primaria importanza. Nei documenti medievali sono citate numerose chiese non ancora individuate, tra cui Sant’Andrea in domusculta, un toponimo tipico del Lazio che rafforza l’ipotesi di una cattedrale costruita dopo il V secolo come avamposto anti-ariano. La presenza di tante strutture religiose indica un territorio fortemente presidiato dall’amministrazione ecclesiastica.
Rimane poi un altro grande enigma: dove veniva conservato il sale nel Medioevo? Finora non sono emersi indizi certi di magazzini anteriori alle fasi già note, ma gli studiosi ritengono che la fondazione di Cervia Vecchia sia strettamente legata a un aumento dello sfruttamento del sale, un processo che richiede ancora scavi e analisi per essere compreso appieno.
Cosa ci resta
Il progetto ESP dimostra come insediamenti, risorse e paesaggio siano legati da rapporti complessi e mutevoli.
Cervia e Piuro, pur diverse per storia e geografia, condividono una vicenda di adattamento, sfruttamento delle risorse naturali e rischio ambientale, che continua a stimolare la ricerca e la riflessione sul nostro passato.
Ma è soprattutto Cervia a emergere come laboratorio straordinario. La sua storia – segnata da fondazioni e rifondazioni, da un vescovato rurale unico nel Nord Italia, da una cattedrale rimasta a lungo fuori dalle mura e da una continua lotta contro l’acqua e il sale – offre una chiave di lettura preziosa per comprendere le dinamiche del Medioevo e le sfide che le comunità affrontavano per sopravvivere e prosperare.
Ogni scavo, ogni reperto, ogni documento contribuisce a riscrivere la topografia e l’identità della città, rivelando un insediamento che non fu mai statico ma in costante trasformazione, sospeso tra risorsa e pericolo, tra devozione religiosa e strategia economica.
Queste scoperte mostrano quanto sia fondamentale continuare a fare ricerca, investendo in studi archeologici, in progetti di valorizzazione e in iniziative che trasformino il patrimonio storico in un bene condiviso.
Investire nella cultura significa non solo recuperare il passato, ma dare futuro alle comunità, creando conoscenza, identità e nuove opportunità.
Cervia, con la sua eredità di sale, acqua e memoria, dimostra che solo attraverso la conoscenza scientifica è possibile preservare e trasmettere il valore di un territorio che ha ancora moltissimo da raccontare.
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About the Author: Alessandro Tassinari
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