Radici e Futuro, a Cervia il primo incontro su dipendenza affettiva, oggettivazione sessuale e violenza di genere
Radici e Futuro, a Cervia il primo incontro su dipendenza affettiva, oggettivazione sessuale e violenza di genere
“Perché non si allontana?”. È da questa domanda, tanto frequente quanto problematica, che ha preso avvio il primo incontro della terza edizione di Radici e Futuro. Alla Biblioteca comunale Maria Goia di Cervia, Greta Azzolini ha presentato la propria ricerca sulla dipendenza affettiva e sull’oggettivazione sessuale nelle relazioni intime, dialogando con Alessandra Bagnara di Linea Rosa Ravenna. Un confronto che ha invitato il pubblico a cambiare prospettiva: non chiedersi soltanto perché una donna rimanga in una relazione violenta, ma interrogarsi sulle condizioni che la circondano e, soprattutto, sul perché un uomo agisca violenza.
La terza edizione di Radici e Futuro, dedicata al tema Oltre le apparenze, si è aperta mercoledì 4 novembre con un argomento complesso e di forte rilevanza sociale.
Al centro dell’appuntamento la ricerca di Greta Azzolini, criminologa e operatrice di Linea Rosa, dal titolo Dipendenza affettiva e oggettivazione sessuale nelle relazioni intime: uno studio osservazionale al CAV Linea Rosa ODV.
Al suo fianco Alessandra Bagnara, presidente di Linea Rosa Ravenna, ha portato l’esperienza maturata quotidianamente all’interno del centro antiviolenza, permettendo alla ricerca di dialogare continuamente con storie, dinamiche e difficoltà incontrate sul campo.

“Perché non se ne va?”: una domanda da rovesciare
Una delle riflessioni più forti dell’incontro è partita da una domanda che ricorre spesso davanti a una storia di violenza: perché una donna non si allontana?
Osservando una situazione dall’esterno può sembrare quasi naturale immaginare che, davanti alla violenza, la soluzione sia semplicemente andarsene. Ma una relazione violenta non funziona come un interruttore che può essere spento da un momento all’altro.
Dietro possono esserci isolamento, dipendenza economica, dipendenza affettiva, figli, mancanza di un lavoro, assenza di una rete familiare o amicale, paura e solitudine. E anche quando una donna arriva in un centro antiviolenza, non necessariamente riesce subito a raccontare tutto.
Servono tempo e fiducia. È proprio qui che assume valore il rapporto tra la donna e l’operatrice: creare uno spazio nel quale possa sentirsi ascoltata e creduta, senza essere giudicata e soprattutto senza che qualcuno decida al suo posto.
Alessandra Bagnara ha proposto allora di capovolgere la domanda: perché quell’uomo agisce violenza?
Spostare il punto di vista significa sottrarsi a un meccanismo ancora profondamente radicato nella società, quello che finisce per interrogare soprattutto il comportamento della vittima: perché non se n’è andata prima, perché era lì, perché era uscita a quell’ora, perché aveva indossato determinati vestiti. Domande che rischiano di trasformarsi in una nuova forma di colpevolizzazione.
Interrogarsi sull’uomo che agisce violenza significa invece riportare la responsabilità dove deve stare e provare davvero ad andare oltre le apparenze.

La violenza non comincia necessariamente con uno schiaffo
Un altro elemento centrale emerso durante l’incontro riguarda la difficoltà di riconoscere le diverse forme della violenza. Non esiste soltanto quella fisica.
Una relazione può diventare progressivamente limitante attraverso comportamenti che, soprattutto nelle prime fasi, possono essere interpretati come manifestazioni di amore o attenzione.
“Ti controllo perché tengo a te”.
“Se mi amassi lo faresti”.
Oppure: “Non andare con le tue amiche, rimaniamo insieme”.
Piccole frasi e comportamenti che, presi singolarmente, possono apparire innocui, ma che possono inserirsi in una progressiva limitazione della libertà della persona.
Una donna può iniziare a rinunciare alle amicizie, ridurre i propri spazi, lasciare il lavoro o affidare completamente al partner la gestione economica della famiglia. A volte queste rinunce vengono raccontate inizialmente come scelte personali.
Dall’esterno vediamo soltanto un appuntamento annullato con un’amica. Non vediamo necessariamente ciò che potrebbe esserci dietro: la paura delle discussioni che seguiranno, le accuse, il controllo o la necessità di evitare un nuovo conflitto una volta tornata a casa.
È anche così che può costruirsi una relazione sempre più “disparitaria”, nella quale il possesso viene progressivamente scambiato per amore.

Il ciclo della violenza e la speranza che qualcosa possa cambiare
Per comprendere perché sia così difficile interrompere alcuni legami è necessario guardare anche alla loro ciclicità.
Alla crescita della tensione e all’episodio violento può seguire infatti una fase di riavvicinamento: arrivano le scuse, le promesse, il pentimento e la speranza che quanto accaduto non si ripeta. Poi il ciclo ricomincia. Ed è proprio questa alternanza a rendere ancora più difficile maturare una piena consapevolezza della situazione.
Durante l’incontro è stato fatto l’esempio di una donna che, dopo essersi rivolta al centro antiviolenza, interrompe i contatti con il partner. Quando lui torna a scriverle può provare contemporaneamente paura e sollievo: paura per ciò che ha già vissuto, ma sollievo perché quella persona non è realmente scomparsa.
Riconoscere la violenza, quindi, non è un interruttore. È un percorso.
Quando l’identità esiste soltanto dentro la coppia
Le donne che arrivano al centro possono farlo portando con sé confusione, dubbi e un profondo malessere. Talvolta non riescono più a immaginarsi come individui al di fuori della relazione: la propria identità sembra esistere soltanto all’interno della coppia. Anche per questo comportamenti di controllo e possesso possono essere letti come conferme dell’amore dell’altro.
Il problema diventa ancora più evidente quando queste dinamiche vengono normalizzate tra i più giovani. Se uno schiaffo motivato dalla gelosia può essere interpretato come la dimostrazione che il partner “ci tiene”, allora occorre interrogarsi anche su come raccontiamo e insegniamo l’amore, il rispetto e la condivisione.
Perché amare qualcuno non significa possederlo. Ed educare alle relazioni significa anche imparare a riconoscere il confine tra attenzione e controllo, tra vicinanza e annullamento dell’altro.
Dipendenza affettiva e oggettivazione sessuale: la ricerca di Greta Azzolini
Da queste premesse si è passati alla ricerca vera e propria. Lo studio di Greta Azzolini ha indagato il possibile rapporto tra dipendenza affettiva e oggettivazione sessuale nelle donne accolte dal Centro Antiviolenza Linea Rosa ODV.
La dipendenza affettiva è stata affrontata come costrutto di ricerca e non come diagnosi clinica: riguarda, tra gli altri aspetti, il peso assunto dalla relazione nella vita quotidiana, il disagio provocato dalla distanza dal partner e la difficoltà nel ridurre il tempo e l’energia investiti nel rapporto.
L’oggettivazione sessuale riguarda invece esperienze nelle quali il corpo della donna viene trattato come oggetto: dagli sguardi e commenti indesiderati fino alle avances sessuali non volute e ad altre esperienze più gravi.
La ricerca ha coinvolto 30 donne, attraverso questionari raccolti tra dicembre 2025 e gennaio 2026. La partecipazione era anonima, volontaria e poteva essere interrotta in qualsiasi momento; lo studio aveva inoltre ricevuto l’approvazione del Comitato Etico dell’Area Vasta Romagna.
Il questionario comprendeva una parte sociodemografica e due strumenti dedicati rispettivamente all’oggettivazione sessuale e alla dipendenza affettiva.
Cosa è emerso dallo studio
I risultati richiedono cautela, anche per le dimensioni del campione, ma hanno fatto emergere alcuni elementi interessanti. Considerando complessivamente i punteggi di dipendenza affettiva e oggettivazione sessuale, non è stata rilevata un’associazione statisticamente significativa tra i due fenomeni.
Un risultato che è già di per sé importante: la ricerca non deve necessariamente confermare l’ipotesi da cui parte. Osservando però alcune dimensioni più specifiche è emersa un’associazione tra la percezione di perdita di controllo nella relazione e una maggiore frequenza di avances sessuali indesiderate.
Nel campione analizzato, inoltre, le donne che avevano riferito di aver subito violenza sessuale presentavano livelli di oggettivazione sessuale più elevati rispetto alle altre partecipanti.
Non si tratta di risultati da trasformare automaticamente in regole generali. Lo studio presenta limiti riconosciuti, a partire dal numero di partecipanti, dalla natura osservazionale della ricerca e dai differenti livelli di consapevolezza delle donne coinvolte.
Proprio per questo, però, può rappresentare un punto di partenza.

Il valore di una ricerca che nasce dentro un centro antiviolenza
Il campione di trenta donne può sembrare piccolo se confrontato con una grande indagine nazionale. Ma durante l’incontro è emerso anche il valore di una ricerca costruita dall’interno di un centro antiviolenza.
Secondo Alessandra Bagnara, una parte fondamentale della conoscenza sviluppata negli anni sulla violenza contro le donne nasce proprio dall’esperienza dei centri: luoghi nei quali l’ascolto quotidiano consente di osservare sfumature che possono sfuggire alle rilevazioni più ampie.
Il punto non è quindi contrapporre le grandi indagini statistiche alle ricerche condotte sul territorio, ma riconoscere il valore di entrambe. Una ricerca su larga scala può mostrare la dimensione di un fenomeno. Uno studio ravvicinato può aiutare a vedere più chiaramente come quel fenomeno entra concretamente nella vita delle persone.
Tra gli sviluppi futuri ipotizzati durante l’incontro ci sono infatti un ampliamento multicentrico della ricerca, il monitoraggio delle partecipanti nel tempo e nuovi approfondimenti sull’impatto della violenza assistita sul benessere dei bambini e delle bambine.
Ogni donna ha la propria storia
Forse uno dei messaggi più importanti della serata è però anche uno dei più semplici. Non esiste una donna “da manuale”. Ogni persona arriva con una storia, risorse, paure, bisogni e tempi differenti. Anche ciò che dall’esterno appare come un passo minimo può rappresentare una conquista enorme.
Per questo accompagnare una donna non significa offrirle una soluzione già pronta o sostituirsi a lei nelle decisioni. Significa costruire insieme possibilità, restituire fiducia e permetterle progressivamente di recuperare autonomia economica, emotiva e personale.
Le domande diventano allora altre:
Cosa teme di perdere?
Quali risorse possiede?
Quali possibilità può costruire per sé?
È da qui che può iniziare un percorso nuovo.
Oltre le apparenze significa anche guardare più vicino
Nella parte conclusiva dell’incontro è stata rivolta al pubblico una domanda: che cosa rimane di questa serata? Una possibile risposta è l’invito ad ascoltare con maggiore attenzione e con meno pregiudizi.
Finché la violenza appare come qualcosa che accade altrove, in una città lontana o a una persona che non conosciamo, è facile considerarla una vicenda privata. Quando invece ci sfiora, cambia improvvisamente prospettiva.
Ma la violenza contro le donne non è un problema privato. Le relazioni nelle quali viviamo, il modo in cui educhiamo all’affettività, ciò che definiamo amore, le parole che utilizziamo e perfino le domande che scegliamo di porre riguardano l’intera comunità.
Ed è forse proprio qui che il tema scelto per la terza edizione di Radici e Futuro trova il suo significato più concreto. Andare oltre le apparenze significa non fermarsi allo schiaffo, all’episodio estremo o alla domanda più immediata. Significa provare a vedere quello che viene prima e quello che rimane nascosto.
E, soprattutto, smettere di chiedere soltanto “perché non se ne va?” per cominciare a domandarci che cosa possiamo fare, come individui e come società, perché ogni donna possa essere davvero libera di scegliere.

Per conoscere gli altri appuntamenti, i protagonisti e i materiali della rassegna è possibile visitare lo spazio dedicato a Radici e Futuro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
About the Author: Alessandro Tassinari
Post recenti
Radici e Futuro, a Cervia il primo incontro su dipendenza affettiva, oggettivazione sessuale e violenza di genere
5 Novembre 2026Alessandro TassinariFanta Champions 26/27 – Quarta giornata da follia: 104 gol, crolli clamorosi e un’Europa che non fa prigionieri!
4 Novembre 2026Alessandro TassinariSuper League 26/27: Risultati 10° giornata
3 Novembre 2026Alessandro TassinariSuper League 26/27: Risultati 9° giornata
31 Ottobre 2026Alessandro TassinariF1 – Pagelline Ignoranti GP USA 2026: Antonelli vince ma il Mondiale aspetta, Leclerc risorge e Russell cerca ancora il traguardo
26 Ottobre 2026Alessandro TassinariSuper League 26/27: Risultati 8° giornata
26 Ottobre 2026Alessandro Tassinari





