MotoGP, addio alla storia? Liberty Media cancella Moto2 e Moto3 e riscrive l’albo d’oro
MotoGP, addio alla storia? Liberty Media cancella Moto2 e Moto3 e riscrive l’albo d’oro
Liberty Media, dopo aver rivoluzionato la Formula 1, mette le mani anche sulla MotoGP e decide di riscrivere ciò che sembrava intoccabile: d’ora in poi i mondiali riconosciuti ufficialmente saranno solo quelli della classe regina – ieri la 500, oggi la MotoGP – ridimensionando Moto2 e Moto3 a semplici categorie di contorno.
Un colpo di spugna tanto inatteso quanto inutile, soprattutto in un mondo delle due ruote che non ha mai vissuto lo stesso distacco tra top class e “minori” che invece si vede in Formula 1. Qui Moto2 e Moto3 non sono la F2 o la F3, ma veri campionati con una loro identità, che hanno fatto la storia e lanciato talenti leggendari.
Un cambio che riscrive la storia
Quella che viene venduta come “semplificazione” è in realtà una rivoluzione che stravolge i palmarès e cancella pezzi di passato.
Piloti come Dani Pedrosa – che non ha mai vinto un titolo in classe regina – si ritroveranno improvvisamente senza alcun mondiale nel loro curriculum, nonostante carriere leggendarie.
E con lui, anche icone come Marco Simoncelli, Ángel Nieto, Max Biaggi, Andrea Dovizioso e persino chi, come Giacomo Agostini, aveva costruito il mito attraverso trionfi in più cilindrate, vedrà i propri successi sminuiti o cancellati agli occhi delle nuove generazioni. Questo stravolgimento è più di una revisione: è un vero cambio di realtà, piloti di razza che ora rischiano di essere presentati ai quindicenni di TikTok come “quelli che non hanno vinto niente”.
È un po’ come se domani si decidesse che l’Europeo vinto dalla Cecoslovacchia nel 1976 debba essere assegnato anche alla Slovacchia, o che una penalità post-gara tolga un podio a distanza di giorni. Ah, è successo davvero? L’albo d’oro dovrebbe essere eterno, ma la realtà dimostra che non lo è più, o potrebbe non esserlo. Quel volpone di Massa sarà lì a bisbigliare: “Non farlo, non darmi speranza”.
Il nuovo impero dell’intrattenimento
Chi pensa che sia un caso isolato si sbaglia, non è altro che l’ennesima pisciata fuori dal vaso. Questa mossa è la naturale conseguenza di un trend globale: lo sport come prodotto da confezionare e rivendere.
Lo abbiamo già visto: è una vera e propria super operazione da manuale americano, la stessa che ha già partorito Supercoppe in Arabia (prima in Giappone, per non farsi mancare nulla) passate da 2 a 4 squadre per diritti tv, Mondiali per club gonfiati, Nazionali impegnate in tornei triplicati, Sprint race fatiscenti in Formula 1, e persino NFL giocata tra più continenti.
È il tempo del denaro, delle cornici che vendono magliette al tifoso medio. Oggi per seguire la tua squadra devi avere tre abbonamenti, per vedere gare o partite che spesso deludono. E quando ti illudi che almeno la storia resti intatta, ecco che arriva la prossima “pisciata fuori dal vaso”: cambiare le regole e cancellare il passato. Il risultato? Abbonamenti triplicati, format spezzettati, tifosi costretti a pagare sempre di più per avere sempre meno, ma guardando “sempre di più”. La passione pura, quella delle tribune piene e delle notti insonni davanti alla TV, viene sacrificata sull’altare delle multinazionali e dei petrol-dollari.
La vera sconfitta: il tifoso
Alla fine, il problema non è solo Liberty Media. Il problema è che noi ci sorprendiamo ancora quando lo sport perde la sua anima, quando l’eroe del cuore sparisce perché “non vende”, o quando un regolamento riscrive la storia. Non è solo l’universo sportivo, purtroppo, perché il mondo intero sta andando sempre più in questa direzione, ma vedere queste logiche commerciali dettate dal profitto mascherato dal grido “lo sport è di tutti”, fa parecchio schifo.
La verità (se di verità si vuol parlare) è che la passione è stata barattata con la cornice scintillante di chi vende magliette, pacchetti TV e contenuti social. Oggi un campione può essere cancellato da un comunicato stampa, e un titolo mondiale può smettere di esistere perché qualcuno ha deciso che non vale più. E così, mentre Liberty Media finge di “modernizzare” lo sport, ci ritroviamo con un albo d’oro ridotto a una bacheca per adolescenti, dove contano solo i trofei immediati che fanno “hype” e non le carriere leggendarie fatte di duelli, cadute e ritorni.
Conclusione
Questa non è evoluzione, è amnesia programmata. Liberty Media chiama “progresso” quello che in realtà è un impoverimento della memoria collettiva.
Oggi tocca alla Moto2 e alla Moto3, domani chissà. Forse un giorno si deciderà che Valentino Rossi “vale meno” perché i suoi rivali correvano in un’epoca diversa, o che i mondiali di Stoner non contano perché erano “pre-format Liberty”.
Chi ama davvero le due ruote (ma anche tutti gli altri sport) sa che il valore di un campione non si misura solo nella cilindrata, ma nei duelli, nei sorpassi, nelle storie che restano. E cancellare la storia, per far spazio a un algoritmo, è la sconfitta più grande di tutte.

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About the Author: Alessandro Tassinari
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“pisciata fuori dal vaso”, utilizzato varie volte nel testo, rende perfettamente l’idea di ciò di cui stai parlando. Da nostalgico posso dire anche che sono un po’ stanco di “gas a martello” (senza usare il cervello, aggiungo io, visto che a parzializzare ci pensa ormai l’elettronica)… forse non lo ammetterà nessun pilota, ma secondo me era molto meglio quando prima di aprire a manetta dovrvi fare una mano di calcoli “a mente” per capire se saresti rimasto in pista oppure no. Ma, come si dice, “è il progresso, baby”…