Qualificazioni Mondiali, disastro Azzurro: la Norvegia umilia l’Italia 3-0
Qualificazioni Mondiali, disastro Azzurro: la Norvegia umilia l’Italia 3-0
Un’altra notte da dimenticare: sterile possesso, zero cuore e nessuna identità. E ora il Mondiale si allontana pericolosamente… di nuovo.
Diluvio sul campo, ma ancora peggio sugli Azzurri.
In una serata che definire tragica è un eufemismo, l’Italia cade sotto il peso dei propri fantasmi e di una Norvegia che domina il match sotto la pioggia e sotto ogni aspetto del gioco. Finisce 3-0 per i padroni di casa, con reti dell’ottimo Sørloth, del promettente Nusa e del solito, spietato Haaland, ma il vero risultato è un’umiliazione calcistica che brucia più del punteggio stesso.
Un’Italia senza grinta, senza identità. Senza nulla.
Il dato più agghiacciante? La nostra Nazionale effettua il primo e unico tiro in porta al 92° minuto. Ridicolo. Nel frattempo la Norvegia, con quattro conclusioni nello specchio, ne trasforma tre. Massima efficienza da una parte, totale inconsistenza dall’altra.
Eppure l’Italia chiude con quasi 600 passaggi all’attivo. Peccato che il possesso palla sia sterile, prevedibile, imposto dagli avversari, che si limitano ad aspettare, colpire e infliggere il colpo di grazia. Una lezione tattica, tecnica e mentale.
La maledizione continua: rischio concreto di non qualificarsi.
Lo aveva detto chiaramente Federico Militello, direttore di OA Sport, in un video profetico solo ieri: “Il rischio di non andare al Mondiale è altissimo, anche se forse non interessa a nessuno.”
Parole forti, ma quanto mai azzeccate.
Perché in realtà non è cambiato nulla: nessun investimento concreto, vivai abbandonati, nessuna cultura sportiva strutturata, solo parole e post Instagram di circostanza. Intanto, la Norvegia è andata ai Mondiali solo tre volte, ma oggi sembra un progetto, una squadra, una visione. Noi? Per la terza volta consecutiva rischiamo seriamente di restare a casa.
Le frasi di Spalletti e la solita nebulosa azzurra.
Alla vigilia, il CT Spalletti aveva detto che “questa partita è decisiva solo se non andiamo al Mondiale”. Una di quelle frasi che sembrano voler dire tutto, ma in realtà non dicono nulla. Dopo lo scempio visto in campo, suona come l’ennesima schermata inutile, un “non prendere posizione” che ormai sta diventando la normalità.
Non è solo colpa sua, sia chiaro, ma resta il primo indiziato: per scelte inspiegabili, per cambi che non leggono le partite, e soprattutto per una gestione umana che sembra spesso lontana anni luce da quello che serve in Nazionale. A ciò si somma il solito teatrino dei vertici: federazione senza visione, strutture ferme a 30 anni fa, e una politica calcistica che galleggia nel nulla.
Loro costruiscono, noi affondiamo.
La Norvegia invece vince, convince e sogna. Sørloth segna e fa reparto da solo, Nusa incanta con giocate da fuoriclasse e Haaland timbra il cartellino come sempre. È il simbolo di una generazione d’oro che ha fame, che ha fame vera. E che ha un’idea.
L’Italia? Fa la solita figura: grigia, sbiadita, in ritardo su tutto. Un’altra occasione buttata, un’altra dimostrazione che, forse, ha ragione Militello quando ricorda il proverbio:
“Non c’è due senza tre.” E allora? Davvero non ci sarà nemmeno il terzo Mondiale?
Per ora, tutti zitti, come sempre. Tranne il campo. Lui, purtroppo, parla eccome.
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About the Author: Alessandro Tassinari
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