Mani invisibili, errori visibili: i rigori che spaccano il calcio (e penalizzano la Roma)
Mani invisibili, errori visibili: i rigori che spaccano il calcio (e penalizzano la Roma)
📌 Introduzione
Il caos arbitrale sui falli di mano sta sfociando in una vera e propria confusione regolamentare. C’è chi viene fischiato nonostante il tocco fosse involontario, anzi di spalle al pallone. E chi, invece, subisce mancate segnalazioni anche in casi lampanti. Ma perché le regole non sono mai chiare? Eppure il rigore… c’era. O forse no. Boh…
🧤 Il caso Smalling (Roma–Torino): rigore assurdo o assurdità arbitrale?
Uno dei casi che mi pare più assurdi riguarda, in realtà, un paio di stagioni fa. Chris Smalling subisce un rigore contestato contro il Torino: tocca la palla con la mano di spalle, girandosi di scatto, senza mai vederla, senza nessuno in agguato. Non c’è intenzione, non c’è volontarietà, ma il direttore di gara concede penalty. Una decisione che sembra contro ogni buon senso e che alimenta il malumore tra i tifosi. Un episodio emblematico di come certe interpretazioni più penalizzino la logica che salvino la regolarità. Poi certo, per carità, il pallone lo prende in pieno e il rigore ci sta, ma mi aspetto anche uniformità per tutti gli altri casi. Questo, secondo me, è il caso più lampante in assoluto. Non parlatemi di volontarietà però.
🟥 Finale Europa League – Roma vs Siviglia: Taylor e il VAR tra polemiche e scuse ufficiali
Nella finale arbitrata da Anthony Taylor, non è stato concesso un altro rigore solare: Mano del difensore spagnolo su cross di Matic, braccio attaccato al corpo secondo l’arbitro ma manifestamente staccato nelle immagini. Il VAR conferma, Taylor non cambia idea. Mou esplode, la Roma chiede rigori ed espulsioni e ottiene… nulla. Non venitemi a dire che quel braccio era involontario, giusto nell’esempio prima il finale è stato ben diverso…
🧾 Coerenza zero: opinioni a confronto
L’inconsistenza delle decisioni è evidente: quello che per un difensore in Serie A può essere considerato fallo “di confusione”, per un altro diventa rigore netto. E così ne paghiamo il prezzo noi tifosi, con decisioni arbitrali che sembrano legate al nome del giocatore o alla squadra coinvolta. Lo stesso rigore negato alla Roma nella finale certifica una logica arbitrale che lascia più domande che risposte. Parola di Mou (rendiamo grazie a Mou).
⚖️ Chi difetta di cultura arbitrale? Le chiarificazioni servono
Il problema non è solo l’episodio Smalling, che rappresenta soltanto un esempio fra mille, è tutto il sistema: interpretazioni soggettive, criteri inconsistenti, e una VAR che per alcuni casi è il salvatore e per altri resta muto. Serve coerenza nei criteri, formazione continua agli arbitri e un applicazione uniforme del regolamento. Il calcio non può vivere così. E non parliamo soltanto della Roma, parliamo di tantissimi casi di squadre diverse, trattati in modo diverso a seconda dell’arbitro e delle circostanze del caso. Ma una regola unica e chiara, applicata ugualmente per tutti, non sarebbe molto meglio? Su un fuorigioco di mezza unghia si può discutere giorni, ma se almeno è fuorigioco… C’è poco da opinare.
🛑 Conclusione
In sostanza: la mano non vede, ma il rigore sì. Basta con i rigori assegnati per tocchi involontari mentre altre volte si sorvola su evidenze clamorose. La coerenza dovrebbe essere la base, ma in campo spesso resta la variabilità. E noi che paghiamo per guardare, restiamo sempre più increduli.
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