L’uzbeko furioso: Piccola ode non richiesta ad Eldor Shomurodov
L’uzbeko furioso: Piccola ode non richiesta ad Eldor Shomurodov
Articolo semi-serio (ma meritato) su uno dei protagonisti della notte europea giallo-rossa (ma non solo).
Fra le tante magliette della Roma che mi sarebbe piaciuto ricevere in regalo, quando mi veniva chiesto, rispondevo che mi sarebbe piaciuto ricevere la nostra divisa con un nome in particolare (al di là dei mostri sacri alla Totti & co): quella di Eldor Shomurodov.
Un po’ per il meme, un po’ per convinzione, il fu Messi uzbeko è uno di quei giocatori a cui non puoi che voler bene, in qualche modo, per l’impegno e il sudore. O diciamo che, almeno, non puoi volergli male di certo.
EldorMan: l’eroe dal profilo basso
Bravo quanto basta, tecnico quando serve. Eldor ci prova sempre, corre, spinge, combatte, qualche volta sbaglia. A volte di poco, a volte di parecchio.
Però ci crede, sempre, ed è questo che conta. Anche oggi, Dovbyk era tutt’altro che in grande spolvero (anzi). Subentra lui, si muove, apre spazi, crea caos e confonde, in qualche modo, i movimenti della difesa avversaria.
Il Messi uzbeko è grinta e cuore, uomo squadra silenzioso che non si lamenta ed entra sempre quando chiamato in causa. Da De Rossi a Ranieri, cambia il momento, cambia il punteggio, ma non cambia il nome di Eldor.
Istantanee da Roma
Le immagini più iconiche sono la corsa sotto la curva dopo il goal (arrivato a seguito di una grande giocata di un altro che deve ancora crescere molto come Soulè), l’abbraccio col faraone e la pacca sulle spalle da parte di un fotografo.
Maglia sudata ad ogni partita, un po’ di imprecisione ma tanta forza di volontà, grinta e costanza a cui si perdona anche l’errore di chi ci prova. Perché, in fondo, “sbaglia solo chi osa” (cit).
E adesso? Eldor o non Eldor, questo il dilemma
Non sappiamo se il futuro sarà ancora assieme o meno, ma di certo non possiamo fare una colpa a chi, pur impegnandosi per la maglia, sbaglia un goal, un rigore o prende un giallo di troppo.
Non si vuole esagerare o santificare nessuno, ovviamente. Ogni tanto gonfiare un po’ i complimenti fa anche bene. Però, fra tante critiche, sottolineare il lavoro fatto e l’impegno profuso sembra quantomeno necessario.
Perché tutto passa, la Roma resta. E chi lotta per lei non potrà che essere ricordato con affetto.
Daje Roma daje.
Disclaimer: questo breve pensiero nasce prima della rete di questa sera, che corona soltanto un impegno che, fra tante prestazioni insipide da parte di molti, rimane comunque da appalusi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
About the Author: Alessandro Tassinari
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