F1 – Pagelline Ignoranti GP Singapore 2026: Verstappen domina, Ferrari si autogufa e Alonso inventa il GP2 Engine 2

F1 – Pagelline Ignoranti GP Singapore 2026: Verstappen domina, Ferrari si autogufa e Alonso inventa il GP2 Engine 2

di 12 Ottobre 2026

Singapore, signore e signori. Quel meraviglioso appuntamento del Mondiale di Formula 1 nel quale si corre di notte, si suda come in una sauna, si vedono (paradossalmente) più luci che a Natale e, soprattutto, basta una goccia di pioggia per trasformare ventidue monoposto da milioni di euro in altrettanti elettrodomestici in attesa dell’assistenza tecnica (non compresa nel prezzo).

Dopo la Malesia, evidentemente, qualcuno ha deciso che non ne avevamo avuto abbastanza. E così eccoci di nuovo tra acquazzoni, power unit che si spengono misteriosamente, incidenti, strategie Ferrari degne di una puntata di Scherzi a parte e Fernando Alonso che continua a essere il miglior comico involontario (ma neanche troppo) dell’intero paddock.

In mezzo a tutto questo Max Verstappen domina il weekend, Leclerc porta a casa un secondo posto, Hamilton scopre che in Ferrari il modo migliore per perdere posizioni è affidarsi alla strategia e Kimi Antonelli si avvicina a un appuntamento con la storia.

Ma andiamo con ordine. Perché a Singapore è successo di tutto. Tranne, per lunghi tratti, i sorpassi.


Mara e Matteo, Singing in the Rain – Voto: 10 e ombrello

Dopo la Malesia, eccoli di nuovo. Mara Sangiorgio e Matteo Bobbi, ancora una volta alle prese con la pioggia, quasi fossero stati scritturati per il remake di Singing in the Rain. A questo punto non sappiamo più se Sky li mandi ai Gran Premi per raccontare la Formula 1 o se siano direttamente loro a portare le perturbazioni.

Manca soltanto Marc Gené che entra in scena ballando con l’ombrello e dichiarando: «Non avevo mai visto piovere da questa parte del circuito». Anzi, in verità ha detto davvero una cosa simile.

Max in pole nella Sprint – Voto: solito Max

Verstappen conquista la pole della Sprint. Niente di nuovo sotto le luci di Singapore. Puoi cambiare circuito, condizioni atmosferiche, regolamento, persino continente, ma quando Max trova il ritmo giusto diventa un problema per chiunque. Gli altri cercano il limite, lui sembra averne comprato direttamente i diritti televisivi.

Alonso e il consiglio dell’ingegnere – Voto: MEME A VITA

Dopo le qualifiche Sprint, Fernando Alonso si presenta davanti ai giornalisti e racconta: «Se solo avessi ascoltato il consiglio che mi ha dato il mio ingegnere oggi, il risultato avrebbe potuto essere diverso…».

Il giornalista, incuriosito, domanda: «Quale consiglio?».

Fernando: «Non lo so, non l’ho ascoltato».

Ragazzi, come si dice in questi casi: CHE CAVOLO MEMIAMO A FARE? Noi passiamo ore a inventarci battute, cercare giochi di parole e costruire queste Pagelline, poi arriva Alonso, apre bocca per quattro secondi e distrugge un’intera carriera di meme.

Il prossimo anno voglio direttamente Fernando a scrivere questa rubrica. Tanto ormai il lavoro lo fa già lui.

Giorgio, il nuovo ingegnere di Kimi – Voto: pronto, sono Toto

Durante la pausa per la pioggia prima della Sprint, George Russell entra nei box, prende le cuffie e si mette a parlare via radio con Kimi Antonelli, fingendosi il suo nuovo ingegnere di pista. Si presenta come Giorgio, perché evidentemente George non era abbastanza italiano per lavorare con Kimi.

E come se non bastasse, alla fine interviene anche Toto Wolff. Praticamente una riunione di famiglia Mercedes in diretta radio, mentre fuori diluvia e qualcuno dovrebbe teoricamente prepararsi a correre.

Altro che ingegneri di pista. Qui siamo a Scherzi a parte – Mercedes Edition. Speriamo soltanto che Kimi non abbia preso sul serio le indicazioni di Giorgio, altrimenti al prossimo pit stop si presenta direttamente nel parcheggio del supermercato.

Russell contro il muro nella Sprint – Voto: Toto, prepara il pugno

George Russell è in testa alla Sprint. Tutto sembra andare per il meglio. Poi arriva il muro. Fine della festa.

A Singapore basta una piccola distrazione per trasformare un potenziale successo in un costoso incontro ravvicinato con le barriere. La Mercedes si ferma, George saluta la vittoria e Toto Wolff comincia probabilmente a cercare un tavolo abbastanza resistente da prendere a pugni.

Dopo la Malesia, un altro weekend che rischia di essere sponsorizzato direttamente dall’IKEA.

Hamilton dalla sesta alla terza posizione – Voto: 9

Lewis Hamilton parte sesto e si ritrova terzo nella Sprint (amaro contrappasso della gara a venire, col senno di poi…), superando McLaren e Leclerc con uno scatto iniziale meraviglioso. Per qualche istante sembra di rivedere il Lewis dei tempi migliori, quello capace di infilarsi negli spazi impossibili e guadagnare posizioni mentre gli altri stanno ancora cercando il pulsante della radio.

Una partenza da applausi. E soprattutto una dimostrazione che, quando può guidare senza troppe complicazioni, Hamilton sa ancora benissimo come si fa.

Il problema, come vedremo, è quando qualcuno decide di aiutarlo.

Cinque eliminati in quattro giri – Voto: Battle Royale

Quattro giri di Sprint. CINQUE PILOTI FUORI.

Russell, Stroll, Perez, Hadjar e Colapinto. Una carneficina sportiva, tra incidenti e monoposto (non tutte eh) che improvvisamente decidono di spegnersi sotto la pioggia.

DI NUOVO?

Dopo quello che avevamo visto in Malesia, speravamo che i problemi alle power unit fossero stati risolti. E invece no. Basta un po’ d’acqua e queste macchine sembrano comportarsi come un vecchio cellulare caduto nel lavandino.

Nel 2026 abbiamo l’intelligenza artificiale, la gestione energetica avanzata e simulatori capaci di riprodurre qualsiasi condizione. Ma forse sarebbe il caso di investire anche in un buon impermeabile per auto. Voglio il brevetto, eh!

Lindblad contromano – Voto: inversione a U

A un certo punto Arvid Lindblad si ritrova per qualche istante contromano, nel tentativo di girare la macchina e riprendere il verso giusto.

Dura pochissimo, per carità, ma fa comunque impressione. Per un momento sembra di assistere a una scena di GTA, con la differenza che qui non puoi premere un tasto e far sparire le macchine della polizia.

Arvid, tutto bene, ma ricordiamoci che a Singapore si guida a sinistra soltanto fuori dal circuito.

Bearman contro Gasly – Voto: 10

Oliver Bearman e Pierre Gasly regalano uno dei duelli più belli della Sprint. Attacchi, difese, tentativi di sorpasso e quella voglia di lottare che, in mezzo a una gara spesso bloccata, sembra quasi una forma di ribellione.

Perché mentre buona parte del gruppo procede ordinatamente come una processione, questi due decidono che forse siamo qui anche per correre. Grazie ragazzi. Qualcuno doveva ricordarcelo.

Tredici al traguardo – Voto: sopravvissuti

Alla fine della Sprint soltanto tredici piloti vedono la bandiera a scacchi. Più che una gara, una selezione naturale.

Tra muri, incidenti, power unit spente e pioggia, a Singapore arrivare al traguardo diventa già un risultato da mettere nel curriculum.

Alla prossima Sprint direttamente una medaglia a chi riesce a completare il giro di formazione.

Norris contro Piastri e Kimi quarto – Voto: grazie ragazzi

Ultimo giro. Lando Norris e Oscar Piastri si ritrovano a battagliare, e in mezzo alla confusione Antonelli riesce a diventare quarto.

Una di quelle situazioni nelle quali Kimi probabilmente avrà pensato: «Fate pure, ragazzi, non vorrei disturbare».

La McLaren continua a regalarci emozioni anche quando sarebbe sufficiente portare le macchine al traguardo. E Kimi, naturalmente, ringrazia.

Il podio della Sprint – Voto: rosso fuoco

Verstappen davanti a due Ferrari. Un podio della Sprint che, almeno sulla carta, sembra uscito direttamente dai sogni dei tifosi della Rossa.

Max imprendibile, ma vedere entrambe le Ferrari lì davanti fa sempre un certo effetto. Tanto più dopo la partenza fantastica di Hamilton.

Peccato che la domenica sia un’altra storia. E soprattutto che in Ferrari, quando le cose sembrano andare bene, qualcuno senta il bisogno irrefrenabile di parlare.

La Sprint e i sorpassi scomparsi – Voto: 5

Bellissima la partenza. Bellissimi gli incidenti, per chi ama il caos sportivo. Bellissimo il duello Bearman-Gasly. Bellissimo anche Hamilton che si inventa una rimonta nei primi metri. Poi però? IL NULLA.

O quasi. Per lunghi tratti sembra di guardare una fila di monoposto in attesa di entrare al casello. Singapore sarà anche spettacolare da vedere, con le luci e i grattacieli, ma quando si tratta di sorpassare continua a essere una prova di pazienza.

Ode a Bearman e Lewis, che almeno ci hanno ricordato che il volante può servire anche per attaccare.

La pole yoyo di Vanzini – Voto: 10

Durante le qualifiche, Carlo Vanzini se ne esce con un’altra delle sue: «È stata una pole yoyo». Evidentemente dopo aver visto il nome della cantante ospite, ha deciso che fosse arrivato il momento di unire Formula 1 e musica pop.

A questo punto aspettiamo una pole Lady Gaga, una strategia Taylor Swift e magari una Safety Car Gigi D’Agostino. Carlo, non cambiare mai. O almeno avvisaci prima.


Verstappen domina Singapore – Voto: 10 e proprietà privata

MAX VERSTAPPEN VINCE IL GRAN PREMIO DI SINGAPORE. E non una vittoria qualsiasi. Pole nella Sprint, vittoria nella Sprint, pole nelle qualifiche e dominio nella gara della domenica. Praticamente è arrivato a Marina Bay, ha piantato una bandiera olandese sul circuito e ha dichiarato l’intera zona proprietà privata.

Partenza, primo posto, gestione, ritmo impressionante e bandiera a scacchi. Settantatreesima vittoria in carriera, alla duecentocinquantesima partenza. E soprattutto la prima vittoria nel GP di Singapore, una delle poche caselle che ancora mancavano al suo curriculum.

A questo punto manca soltanto che compri il circuito e faccia pagare l’affitto agli altri ventuno piloti. La Red Bull sembra essere tornata davvero e Max, dopo la Malesia, si porta a casa un’altra vittoria. Quando gli dai una macchina competitiva, questo signore diventa nuovamente un problema per tutti.

Alonso e il motore imbarazzante – Voto: GP2 ENGINE atto II

FERNANDO ALONSO È TORNATO. Non che se ne fosse mai andato, ma stavolta è tornato anche uno dei suoi più grandi successi discografici: il leggendario «GP2 ENGINE!», anche se in versione restaurata.

Dieci anni dopo, cambiano le macchine, cambiano i regolamenti, cambiano i compagni di squadra, ma Fernando si ritrova ancora una volta a lamentarsi di un motore imbarazzante. E come dargli torto? A Singapore viene sverniciato da Hadjar e persino dalla Cadillac di Sergio Perez, che non è esattamente la monoposto con cui ci si aspetta di competere per il Mondiale.

L’Aston Martin doveva essere il grande progetto della rinascita. Per ora sembra soprattutto un progetto per mettere alla prova la pazienza di un quarantacinquenne che ha già vissuto abbastanza delusioni motoristiche da poterci scrivere un’enciclopedia.

GP2 ENGINE, ATTO II. Il ritorno. Prossimamente su Netflix, nella categoria horror.

Antonelli e il match point mondiale – Voto: 10, tremano i polsi

KIMI ANTONELLI TERZO A SINGAPORE. E soprattutto, signore e signori, il ragazzo arriva ad Austin con la prima possibilità matematica di diventare CAMPIONE DEL MONDO DI FORMULA 1.

Sì, avete letto bene. Quel Kimi che fino a poco tempo fa doveva ancora dimostrare di meritare il sedile Mercedes potrebbe diventare il più giovane campione del mondo della storia.

A Singapore conquista un altro podio, approfitta delle difficoltà di Russell e porta il vantaggio in classifica a 102 punti. Non significa che il titolo sia già vinto, naturalmente, ma ad Austin potrebbe arrivare il primo match point, a seconda dei risultati suoi e degli inseguitori.

E pensare che noi italiani, dopo anni di attesa, ci eravamo quasi abituati all’idea di festeggiare soltanto quando una Ferrari riusciva a completare un pit stop senza problemi. Kimi, non voglio gufare. Quindi non dirò niente. Però… MAMMA MIA.

Leclerc secondo – Voto: 9

CHARLES LECLERC SECONDO. In mezzo al dominio di Verstappen e al caos strategico del compagno di squadra, il monegasco riesce a portare a casa un risultato pesantissimo.

Una gara solida, con una Ferrari che finalmente sembra poter lottare nelle posizioni importanti, anche se Max rimane imprendibile. Charles ci prova, gestisce le gomme e conclude davanti ad Antonelli.

Un secondo posto che, considerando certe domeniche della Rossa, è quasi una benedizione. E soprattutto un risultato che dimostra che, quando non ci si mette troppo del proprio al muretto, qualcosa di buono può ancora succedere.

Hamilton e la strategia Ferrari – Voto: AMMIOCUGGINO 2

LEWIS HAMILTON TERZO. O almeno, così sembrava. Poi arriva la strategia Ferrari. Di nuovo.

Dopo la Malesia e le gomme slick sotto il diluvio, qualcuno evidentemente ha deciso che fosse il momento di superarsi. Hamilton si ritrova terzo, in piena lotta per il podio, ma la gestione delle soste e delle gomme trasforma progressivamente una domenica promettente in un’altra collezione di rimpianti.

Leclerc passa. Antonelli passa. Norris passa. Piastri passa. DA TERZO A SESTO. Praticamente Lewis ha organizzato una giornata porte aperte per tutti quelli che volevano provare l’emozione di superare una Ferrari.

E pensare che aveva iniziato il weekend con una partenza meravigliosa nella Sprint. Due giorni dopo si ritrova a chiedersi se non sarebbe stato meglio lasciare direttamente le gomme montate in Malesia.

Ferrari, io vi voglio bene. Ma forse sarebbe arrivato il momento di smettere di affidare le strategie ad ammiocuggino.

Ferrari, mai parlare troppo presto – Voto: TAAC

E qui arriva la vera perla del weekend. Dopo la Sprint, con entrambe le Ferrari sul podio, qualcuno della squadra si presenta ai microfoni di Sky e scherza più o meno così: «Quando le cose vanno male viene Vasseur a parlare con voi. Quando vanno bene veniamo noi del team».

Bellissimo. Simpatico. Finalmente un po’ di leggerezza. Peccato che il giorno dopo Hamilton, da terzo, finisca sesto dopo una strategia discutibilissima. TAAAAAAAAAC.

Ma perché? PERCHÉ? Ormai dovrebbe essere scritto all’ingresso del box Ferrari: «VIETATO PARLARE PRIMA DELLA BANDIERA A SCACCHI». Neanche per salutare. Neanche per chiedere un caffè. Neanche per dire che oggi c’è bel tempo, perché altrimenti dopo tre minuti arriva un monsone tropicale. La Ferrari è l’unica squadra capace di autogufarsi anche quando non sta vincendo.

Lawson settimo e Hülkenberg ottavo – Voto: 8

Mentre davanti succede di tutto, Liam Lawson porta la Racing Bulls al settimo posto e Nico Hülkenberg chiude ottavo con l’Audi.

Due risultati importanti, soprattutto su un circuito dove sorpassare non è mai semplice e dove basta un errore per ritrovarsi contro un muro.

Lawson continua a raccogliere punti preziosi, mentre Hülkenberg conferma che, nonostante il passare degli anni, sa ancora come portare a casa risultati concreti. Senza proclami, senza drammi e soprattutto senza chiedere ad ammiocuggino quali gomme montare.


Singapore 2026 – Voto: 8 al caos, 4 ai sorpassi, 10 a Fernando

E così si chiude un altro weekend di Formula 1. Verstappen domina tutto, dalla Sprint alla gara, e sembra aver deciso di recuperare in poche settimane tutto quello che gli era mancato nella prima parte della stagione. Leclerc conquista un bel secondo posto, Antonelli sale ancora sul podio e si presenta ad Austin con la possibilità di scrivere una pagina gigantesca della storia del nostro sport.

La Ferrari, nel frattempo, riesce a trasformare un potenziale podio di Hamilton in un sesto posto e a dimostrare ancora una volta che parlare troppo presto è pericolosissimo, soprattutto quando indossi una divisa rossa.

Abbiamo avuto la pioggia, le solite power unit e motori Honda, Russell contro il muro, Lindblad contromano, Bearman e Gasly a darsele di santa ragione, le McLaren che litigano e George Russell che diventa Giorgio per tormentare Kimi via radio.

E poi c’è Fernando Alonso. Quarantacinque anni, una macchina che sembra uscita da un incubo e ancora la voglia di correre, lamentarsi, ironizzare e regalare battute che nessun autore comico riuscirebbe a inventare. A questo punto, sinceramente, non so se sia più importante che Alonso continui a correre o che continui a parlare.

Perché la Formula 1 può anche perdere i sorpassi, ma non può permettersi di perdere Fernando Alonso.

Ci vediamo ad Austin. Dove un certo ragazzino italiano potrebbe diventare campione del mondo. E io non ho detto niente. NIENTE.

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About the Author: Alessandro Tassinari

Alessandro nasce a Forlì il 21 settembre del 1998. Ha partecipato a diversi Concorsi Letterari ottenendo più di cento premi e riconoscimenti (tra primi posti e menzioni di merito); suoi componimenti sono presenti in diverse antologie e siti d’impronta culturale. Nel 2015 un suo testo viene premiato con una borsa di studio dal Comune di Forlì, in occasione dell’anniversario della Liberazione. Nello stesso anno partecipa a una mostra forlivese dedicata alla creatività adolescenziale. Partecipa come comparsa alla docu-fiction “Morgagni oggi; sua maestà anatomica” (di Cristiano Barbarossa). Realizza le illustrazioni per il fantasy “L’ombra di Lyamnay” (Annarita Faggioni), per poi firmare le introduzioni alla raccolta poetica “Respiro di vita” (Melissa Storchi) e a “Dieci Dodici” (Umberto Pasqui). Nel 2016 riceve il premio “Naim Araidi” per la poesia giovane. L’anno seguente partecipa come giurato al concorso “Aspettando il Natale”. Vince una borsa di studio per merito presso l'Università di Bologna e un’altra istituita dal Comune di Cervia in memoria di Gino Pilandri, storico sindaco della città romagnola. Presso l’Università di Bologna consegue in tutto tre lauree: in Lettere, Italianistica e Geografia. Dal 2024 partecipa alla rassegna “Radici e Futuro” organizzata dalla Biblioteca Maria Goia di Cervia. Nel 2025 vince nuovamente la borsa di studio “Gino Pilandri” e pubblica il suo primo libro, il fumetto “Super Babbo – A Tom Tacchino Story”. Nel 2026 avvia ufficialmente la saga a fumetti di Tom Tacchino ed esce in libreria con la raccolta di poesie "Il rumore del sale - Nel punto in cui l'onda si ferma" (edito da RP Libri).

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