“Che fantastica storia è la vita”: Venditti emoziona Cervia, tra notti prima degli esami e ricordi che riaffiorano
“Che fantastica storia è la vita”: Venditti emoziona Cervia, tra notti prima degli esami e ricordi che riaffiorano
Un ritorno a casa, nella mia Cervia
“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano.”
Forse è per questo che ogni volta che Antonello Venditti torna in concerto, in qualche modo ci torno anche io. Ci torno con la mente, con il cuore, con i ricordi. E quando quel concerto accade nella “mia” Cervia, in un’estate densa di anniversari e “notti” prima degli esami, allora tutto assume un significato che va ben oltre la musica.
Non è solo nostalgia. È una sinfonia di coincidenze e segni, di frasi che fanno da colonna sonora alla nostra vita. E tra tutte, quella citazione — la mia preferita — sembra cucita addosso a questa serata. Perché sì, questi amori ritornano davvero.
Le canzoni come specchio dell’anima
Per alcuni sono “solo parole”, come direbbero forse Mina o Noemi. Ma le parole di Antonello hanno un peso diverso. Ti entrano dentro, anche se pensavi di essere impermeabile ai sentimenti.
E così, sul palco, Venditti racconta e si racconta. Lo fa con amore, malinconia, forza e fragilità. Parla di donne, di vita, di depressione.
Lo fa con la sincerità di chi ha amato davvero, di chi ha sofferto, di chi ha avuto il coraggio di dirlo. Ricorda Lucio Dalla, il primo ad accorgersi che qualcosa non andava. E poi racconta l’incontro con Bobo Craxi, il figlio di un padre troppo pesante da portarsi addosso.
Ma anche lui, come Antonello, ha provato ad esplorare “la geologia” di quell’eredità, come direbbe Valerio Magrelli.
“Daje!” – Il grido romano che diventa universale
A un certo punto, prima dell’inizio (ma non solo), arriva un fortissimo “Daje!”. Gridato a pieni polmoni. E non è solo un richiamo alla romanità. È un inno di battaglia, di resistenza, di speranza.
Roma c’è, sempre. Come città, come simbolo, come luogo dell’anima. Anche se nasci altrove, qualcosa (di buono) ti porta a capitare là, ti potrà capitare là. E, in effetti, da “capitare” a “capitale” cambia appena una lettera…
Venditti però non la canta solo, la vive. La Roma di oggi e di ieri, quella popolare e quella decadente, quella delle curve, dei sogni, delle delusioni e degli amori eterni.
“Roma Capoccia”, “Notte prima degli esami”. Ogni canzone. Ogni nota è una scheggia autobiografica. Ogni parola, un pezzo di storia italiana.
Un altro mondo, un’altra Italia
Poi racconta di Bob Marley, di Paolo e Cinzia, di viaggi in autostop, di un tempo in cui eravamo “quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla”.
Un’altra Italia, un altro mondo, un altro modo di vivere. Meno digitale, più sincero. Forse più scomodo, ma anche più autentico. E allora capisci che questo concerto non è solo musica, è un rito di passaggio, una carezza a un passato che sembrava lontano e invece è sempre lì, appena sotto la pelle.

Lilly non si canta, ma vive
La scaletta cambia, come cambia tutto. “Lilly” non si canta, troppo dolorosa. Ma Antonello la racconta, ne parla con il rispetto che si deve alle storie difficili. E anche se non intona le note, ne canta il senso profondo: la morte, la vita, quella linea sottile che spesso si confonde.
In quella scelta c’è delicatezza e coraggio, c’è un uomo che continua a scavare dentro di sé, anche quando sarebbe più comodo restare in superficie.
Quella voglia di cambiare il mondo… che non se ne va mai
Antonello dice che ha ancora voglia di cambiare il mondo. E gli si crede. Perché quando canta, lo cambia davvero, almeno per un’ora e mezza. Facciamo due. Fa tornare in vita ciò che sembrava svanito, fa riapparire volti dimenticati, immagini fluttuanti, persone che un tempo erano tutto e ora sono solo memoria.
E poi ci sono le parole di Nicolò, quelle che mi tornano in mente ogni volta che ascolto “quella canzone” e mi ricordano che anche quando non ci sei più, in fondo ci sei sempre. Che anche quando non ci siamo più, ci siamo ancora. Non saprei dire perché certi ricordi riaffiorano a piacimento; a volte, è così e basta.
Che fantastica storia è la vita
Alla fine non ho mai le parole giuste, lo so. Ma forse non servono. Perché come canta Antonello, “Che fantastica storia è la vita”.
Un verso che è poesia, ma anche verità sussurrata, quasi un segreto condiviso tra pochi.
In quella frase c’è tutto: la speranza, l’illusione, il dolore, l’ironia, la bellezza collaterale.
E se Cervia si riempie di musica e ricordi, è perché questa vita è ancora da cantare, ogni giorno, anche con le lacrime agli occhi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
About the Author: Alessandro Tassinari
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Fantastico racconto che emoziona quasi quanto il concerto che hai vissuto!! Non ho mai visto e ascoltato venditti dal vivo ma sono certo che se avremo occasioni più “fresche” nei dintorni ci emozioneremo insieme….