Serie A – Pagelline Ignoranti: Sassuolo-Milan 1-1

Serie A – Pagelline Ignoranti: Sassuolo-Milan 1-1

di 13 Ottobre 2026

Punto guadagnato o punti persi? Sì.

Punto guadagnato o due punti persi? La risposta corretta, probabilmente, è sì.

Perché il “grande” Milan del Maestro Amorim (sì, pure lui Maestro, come tutti quelli che professano calcio ma hanno ancora parecchio da dimostrare) ha avuto occasioni, ha trovato sulla propria strada un Muric finalmente in versione portiere e per lunghi tratti ha dato l’impressione di poterla portare a casa.

Poi però guardi gli ultimi minuti e scopri che il Sassuolo ha segnato un gol che per l’arbitro non è mai esistito e che Thorstvedt, al 94′, ha avuto sul piede il pallone del 2-1.

Quindi punto guadagnato. Ma punti persi. Ma punto guadagnato. Insomma, fate voi.

Una cosa è certa: il Milan non vince nuovamente al Mapei, dove il successo rossonero manca ormai dalla stagione dello Scudetto 2021/22. E lo fa davanti a spalti pieni di camerati… ehm, cameraman. Non vogliatecene, ma eravate tutti vestiti di nero dalla testa ai piedi e la battuta praticamente si è scritta da sola.

Il tanto bistrattato Sassuolo, intanto, continua a divertirsi e divertirci. E noi, purtroppo per voi, continuiamo a fare le Pagelline.


Murić, il gambero d’Emilia — voto 7,5

Tante belle cose oggi. Meno errori del solito e, incredibile ma vero, meglio con le mani che con i piedi. Una volta tanto.

Il gol di Rabiot arriva sul suo palo e qualche responsabilità rimane, ma il francese tira una discreta mina anticarro e soprattutto per tutto il resto della partita Murić mette i guantoni praticamente ovunque. Ramos, Pavlović, Chukwueze: quando il Milan arriva dalle sue parti trova un uomo che sembra aver finalmente ricordato quale fosse il proprio mestiere.

Qualche rinvio coi piedi continua a farci vivere l’esperienza mistica del lancio di una monetina: testa, croce o rimessa laterale per gli avversari? Ma oggi possiamo perdonarlo.

Il Gambero d’Emilia, per una sera, fa più passi in avanti che indietro. Non sappiamo se stia ancora tecnicamente rispettando le caratteristiche biologiche del crostaceo, ma poco importa.

GAMBERO IN EVOLUZIONE.


Van der Brempt — voto 5,5

Parte abbastanza sottotono. Anzi, diciamola tutta: per lunghi tratti del primo tempo ci siamo chiesti: “Ma chi è quello là?”

Certo, per un difensore non essere notato può anche essere una cosa positiva. Se nessuno parla di te, probabilmente non hai ancora regalato un gol, preso un rosso o tentato un’uscita alla Murić.

Però, in un primo tempo giocato inizialmente a ritmi piuttosto bassi e accompagnato da un arbitraggio capace di generare più punti interrogativi della trama di Tenet, qualche dubbio rimane.

Poi Moreira inizia ad accendersi e da quella parte la serata diventa decisamente più movimentata. Tanto che proprio fra i due c’è anche un contatto molto discusso, sfuggito alla direzione arbitrale.

Ignace tiene botta finché può, senza però riuscire davvero a prendere le misure al giocoliere rossonero. Non una tragedia. Non una grande serata.

VAN DER BOH.


Ćaleta-Car Sharing — voto 6,5

Oggi il Car Sharing si porta a spasso gli attaccanti del Milan e non permette quasi mai loro di trovare comodamente la via della porta. Il gioco di parole è migliore della recensione tattica, ce ne rendiamo conto, ma Duje gioca davvero una partita solida.

Gonçalo Ramos arriva a Reggio Emilia con la fama del centravanti internazionale e passa buona parte della serata a cercare parcheggio. Ćaleta-Car gli gira intorno, lo accompagna, cambia pure compagno di reparto dopo l’infortunio di Leysen e continua senza troppi problemi.

Non sarà sempre da 6,5. Ma soprattutto non è quasi mai da 4. E per un difensore centrale, signori miei, è già un curriculum interessante.

ĆALETA-CAR SHARING: RAMOS NON TROVA IL PASSAGGIO.


Ley se ne intende — voto 6

Stava andando bene. Poi il ginocchio decide che la sua partita debba finire al 26′. Ed è un peccato, perché Leysen aveva cominciato ancora una volta facendo esattamente ciò che gli chiediamo: esserci senza farci accorgere troppo della sua presenza.

La famosa ombra positiva. Non quella dei Thunderbolts*. Quella dell’ombrellone ad agosto. L’infortunio lo costringe a uscire dolorante e lì le battute, almeno per qualche riga, le lasciamo da parte. Buona fortuna, ragazzo. Torna presto.

La Ley della difesa ha ancora bisogno di te.


Josh Doig — voto 6,5

Buona partita. Regge bene i duelli, concede poco e continua a essere uno di quei giocatori che magari non riempiono gli highlights ma aiutano parecchio a non riempire di bestemmie il settore di casa.

Pochi acuti offensivi, vero. Ma contro questo Milan il Sassuolo per larghe parti della partita difende bene e Doig partecipa attivamente al progetto. Chukwueze non passa una serata particolarmente felice dalle sue parti e Josh fa quello che deve, senza bisogno di effetti speciali.

Ivan Doig scriveva romanzi ambientati nel Montana. Josh oggi scrive soprattutto:

“DA QUI NON SI PASSA.”


Nemanja El Fútbol Matić — voto 6,5

Le prestazioni del Professore partono ormai automaticamente dal 6. È come il voto minimo garantito per la frequenza universitaria. Basta che si presenti, appoggi lo zaino sulla cattedra e guardi gli altri centrocampisti negli occhi.

Oggi però si ferma poco più in là. Nel bene e nel male, pochi acuti. Anche perché dall’altra parte, a un certo punto, compare un certo Luka Modrić e improvvisamente il concorso di bellezza calcistica diventa leggermente più competitivo.

Nemanja fa comunque il suo. Dirige, recupera, occupa spazi e ricorda a tutti che un pallone può essere spostato anche senza necessariamente corrergli dietro come un Labrador al parco.

Non è la lezione più memorabile del semestre. Ma il Professore non viene certo bocciato per questo.

MATrIĆ-OLA NON STRAORDINARIA.


Adžić e miracoli — voto 5,5

Non il miglior Adžić della stagione. Parte dal primo minuto contro un centrocampo fisico e aggressivo e questa volta non riesce a inventare il suo proverbiale fútbol. Corre. Si sacrifica. Prova a inserirsi.

A inizio ripresa avrebbe perfino il pallone giusto per cambiare la partita, ma incontra Maignan e capisce che dall’altra parte non hanno messo un essere umano qualunque fra i pali.

Dopo un’ora Aquilani decide di richiamarlo. Vasilije ci ha abituato talmente bene che ormai una partita normale sembra quasi una partita brutta. Prendiamolo come un complimento. Oggi pochi miracoli.

ADŽIĆ E SACRIFICI.


Ba(r)kola ma non molla — voto 7

Che sia titolare o subentrato, lui e le sue quattordici gambe mettono sempre qualcosa in più. Recupera palloni. Corre. Contrasta. Riparte. Ricompare dall’altra parte. Ogni tanto ci chiediamo se il Sassuolo non abbia semplicemente registrato tre Bakola con lo stesso numero di maglia.

Il problema arriva nell’ultimo passaggio, dove ogni tanto la precisione diventa quella di un servizio meteorologico con previsioni a quindici giorni. Ma oggi è ovunque. Ed è uno dei giocatori che più rappresentano questo Sassuolo: giovane, aggressivo, verticale e sufficientemente inconsapevole da provare praticamente tutto.

Se Matić è il Professore, Bakola è quello studente che durante l’interrogazione non sa benissimo la teoria ma recupera correndo dietro al docente per tutto il corridoio.

BA(R)KOLA MA NON MOLLA. MAI.


Sebastiano, il Promesso Sposo Esposito — voto 6

Combatte. Spinge. Ci prova. E soprattutto fa davvero il lavoro sporco. Non come qualcun altro che in passato aveva trasformato questa misteriosa espressione in una specie di certificazione ISO per centravanti che non segnano.

Sebastiano rincorre, viene incontro, apre spazi e prova a far salire la squadra. Oggi però non è giornata. Tanti palloni vengono sprecati, tanti filtranti immaginati e mai eseguiti, tanti inserimenti partiti mentre il compagno stava probabilmente guardando altrove.

A volte fa quasi tenerezza vederlo partire nello spazio con entusiasmo e poi voltarsi scoprendo che il pallone è rimasto venti metri indietro. Esce col muso lungo. Poi Odenthal segna e lui è fra i primi ad abbracciarlo.

Il matrimonio non si celebra tutte le domeniche. Ogni tanto bisogna anche andare ai matrimoni degli altri.

PROMESSO, NON SEMPRE SPOSO.


Iron Mimmo Berardi — voto 6

Non il miglior Berardi. Ma sempre Berardi. Che ormai è una categoria di giudizio autonoma. Non riesce a incidere come altre volte, viene coinvolto meno del solito negli ultimi metri e deve spendere molte energie anche senza pallone.

Però resta uomo simbolo e trascinatore. Soprattutto nel finale, quando ormai si vede chiaramente che le gambe stanno inviando al cervello una PEC con scritto “cessazione immediata dell’attività lavorativa”, Mimmo continua.

Corre. Rincorre. Prova ancora a inventare qualcosa. Iron Man non salva il mondo in ogni episodio. Ogni tanto basta che rimanga in piedi mentre gli Avengers più giovani combinano casino intorno a lui.

MIMMO, ASSEMBLE.


Armando d’Oriente — voto 7

Probabilmente il giocatore neroverde più pericoloso nel complesso. Lo cercano tutti. E lui rischia sempre la giocata, come farebbe il miglior Bernardeschi dopo aver appena scoperto l’esistenza del concetto di fútbol. Non sempre gli riesce. Anzi.

Ogni tanto Armand prende una decisione talmente imprevedibile che sorprende contemporaneamente difensori, compagni e sé stesso. Però quando riceve il pallone succede qualcosa. Sempre. E vederlo stoppare le palle — da calcio — al volo rimane uno spettacolo che per sicurezza vietiamo ai minori di quattordici anni.

Nel secondo tempo cresce e dal suo calcio d’angolo nasce il pareggio di Odenthal. Fumoso? Forse. Ma è il tipo di fumo che almeno ti fa pensare che da qualche parte ci sia un incendio (controllato).

ARMANDO D’ORIENTE.


DALLA PANCHINA

A tutto CAS Odenthal — voto 8

Entra per l’infortunio di Leysen. E segna. Se non è destino questo, spiegateci voi che cosa lo sia. Cas passa da riserva a protagonista nel giro di quarantadue minuti e, soprattutto, conferma un dato fondamentale per la nostra stagione: continua ad avere più senso del gol di diversi attaccanti professionisti.

Minuto 68. Corner di Laurienté. Palla che attraversa l’area. Confusione. Odenthal mette la zampa. 1-1. Cinque minuti prima eravamo sotto. Adesso il Mapei è di nuovo vivo.

Ennesimo cambio forzato, ennesimo cambio che per qualche strano motivo finisce per funzionare nelle mani del Maestro. Cas entra perché Leysen si fa male. Cas segna. Il calcio, ogni tanto, non ha sceneggiatori. Ha solo un senso dell’umorismo migliore del nostro.

A TUTTO CAS.


Loki David Bowie — voto 6,5

Oggi ci mette tanto del suo nel poco tempo che gli viene concesso. Entra e nel giro di pochi minuti crea più problemi alla difesa del Milan di quanti ne avesse creati il Sassuolo nell’ora precedente.

Maignan gli chiude la porta. Poi da un’altra sua iniziativa arriva l’angolo che conduce al pareggio. E allora forse non è un caso che al Mapei prima delle partite venga messa sempre Heroes.

David la sente. La vive. Probabilmente pensa che sia il suo inno personale e nessuno ha ancora avuto il coraggio di spiegargli la situazione.

Continuiamo ad aspettare il giorno in cui potremo davvero chiamarlo di nuovo eroe. Just for one day. O magari anche qualcuno in più.

WE COULD BE HEROES.


Thor-stvedt — voto 7

Quando entra è sempre un’altra cosa. Fisicamente cambia la partita. Arriva nell’area avversaria con quella faccia da vichingo educato che sembra chiederti gentilmente permesso prima di abbattere la porta.

E nel finale succede di tutto. Prima segna. O meglio: tira, la palla entra, noi esultiamo e il gol tecnicamente non è mai esistito, perché Fourneau aveva fischiato poco prima un fallo di Lipani rendendo impossibile perfino l’intervento del VAR. Thor stesso, dopo la partita, dirà di ritenere valido quel gol.

Poi ha anche il pallone del 2-1 vero. Quello registrabile. Quello legalmente riconosciuto dallo Stato italiano. Ma Maignan decide di ricordarci di essere Maignan. E lì rimane il rimpianto.

Thor, Bakola, Laurienté e Bowie sono probabilmente i quattro che più ci hanno fatto pensare: “Questa la possiamo vincere davvero.” Per poco non succede.

THOR: ALMOST AND THUNDER.


Maestro Lipani — voto 6

Entra al 78′. Fa le sue cose. Partecipa. Commette il fallo che, secondo Fourneau, precede il gol fantasma di Thorstvedt. Finisce. Voto? Sei. Punto. Di nuovo. A questo punto Luca Lipani non prende 6 in pagella. Luca Lipani È il 6 in pagella.

Quando un giorno prenderà 6,5 dovremo probabilmente interrompere la pubblicazione per verificare che la Sacra Linea Temporale non sia stata compromessa.

MAESTRO SEI, MAESTRO RIMANI, MAESTRO LIPANI.


Cinquegrano Quattrociocche — voto 6,5

Pochi minuti. Tanta roba. Entra nel momento più confuso della partita e fa quello che ci aspettiamo ormai dal nostro teenager che in televisione sembra pesare 43 chili e dal vivo appare pronto a interpretare il linebacker titolare in un teen drama americano.

Corre. Spinge. Non ha paura. Se gli dai cinque minuti, lui prova comunque a viverne dieci. Gran ragazzo. Gran motore. Quattro ciocche. Cinquegrano. Matematicamente tutto torna.

QUATTRO SALTI NEL RECUPERO.


IL MAESTRO AQUILANI — voto 8

Che dire? Anche oggi insegna calcio sui calci d’angolo con le sue strategie che oscillano costantemente fra la genialità e qualcosa che, se andasse male, definiremmo immediatamente follia.

Anche oggi azzecca in qualche modo praticamente tutti i cambi. Odenthal entra per necessità: gol. Bowie entra: cambia il peso dell’attacco e partecipa all’azione che porta al corner del pareggio. Thorstvedt entra: segna un gol che viene cancellato dalla realtà e poi sfiora quello vero. Cinquegrano entra: dà energia. Lipani entra: prende 6, perché alcune leggi dell’universo non sono nelle mani nemmeno del Maestro.

Anche oggi Aquilani rimane imbattuto in casa. Anche oggi porta a casa un risultato prestigioso. Anche oggi diverte con il suo calcio verticale. Anche oggi ha il coraggio di provare a vincerla.

E soprattutto, quando all’88’ il Sassuolo vede materializzarsi davanti agli occhi un possibile 2-1 contro il Milan, nessuno pensa: “Ma guarda questi poverini che stanno resistendo.” Pensiamo: “Cazzo, potevamo vincerla.”

Ed è forse questo il risultato più importante del Maestro. Il Sassuolo non sta chiedendo il permesso di stare in Serie A. Sta giocando. Il resto arriverà. O magari no. Ma almeno ci divertiamo.

AQUILANIUS MAXIMUS.


SPECIAL NOMINATIONS

Diego “Cirque du Soleil” Moreira — voto 8

Noi siamo ignoranti. Quindi sì. Gli diamo 8 anche se il Milan non ha vinto. Questo ragazzo è un giocoliere. Numeri, fantasia, accelerazione, cambio di passo. Per buona parte del primo tempo ogni volta che prende palla da quella parte parte immediatamente una chiamata collettiva al 118.

Van der Brempt passa dalla modalità: “Chi è quello?” alla modalità: “QUALCUNO FERMI QUELLO.” Moreira dribbla, rientra, accelera, inventa e ogni volta dà la sensazione che qualcosa possa succedere.

A un certo punto utilizza forse un po’ troppa fantasia anche senza pallone, visto il contatto con Van der Brempt che avrebbe meritato almeno molta più attenzione arbitrale. Per il resto, però: che giocatore.

MOREIRA O MENO, FA QUELLO CHE VUOLE.


Adrien Rabiot — voto 8

Sempre Rabiot. Non sai bene dove sia. Non sai bene cosa stia facendo. Poi improvvisamente compare. Modrić gli mette il pallone. Adrien arriva da sinistra e tira una fucilata sul primo palo. 0-1. Un gol praticamente dal nulla che cambia il corso della partita e per cinque minuti sembra poterla decidere.

Rabiot è quel personaggio secondario della serie che ogni tanto entra nell’inquadratura e scopri improvvisamente che è molto più importante di metà del cast principale. Fisico. Tecnica. Esperienza. Capelli inspiegabilmente sempre uguali.

RABIOT E BUOI DEI PAESI TUOI.


Luka Modrić — voto 7,5

Che spettacolo vedere personaggi così dal vivo. Anche quando fanno partite “soltanto” da 6 o 7. Fra dieci anni qualcuno ti chiederà: “Hai mai visto Modrić giocare?” E tu potrai rispondere: “Io c’ero.”

Che poi il problema è che entra all’intervallo e, pur passeggiando con la tranquillità di chi dovrebbe ormai essere testimonial di una pensione integrativa, dopo diciotto minuti trova comunque l’assist per Rabiot.

Quarantuno anni. Entra. Guarda il campo. Capisce. Assist. Noi a quarantuno anni probabilmente ci faremo male al ginocchio alzandoci troppo velocemente dal divano.

Non sarà stata la sua notte più memorabile. Ma è sempre Luka Modrić. E tanto basta.

MODRIĆHIAMO PIANO.


Il Maestro Amorim — voto 5,5

Sì. Maestro pure lui. Perché queste Pagelline riconoscono il titolo a tutti quelli che professano calcio con convinzione sufficiente, salvo poi eventualmente revocare la cattedra in un secondo momento.

Amorim arriva col Milan ancora imbattuto. Ha uomini. Ha qualità. Ha Moreira. Ha Rabiot. Ha perfino la possibilità, in caso di emergenza, di girarsi verso la panchina e trovare Luka Modrić. Che non è esattamente come quando noi a calcetto guardiamo fuori e troviamo Carmine che fuma da venticinque minuti.

Eppure dal Mapei esce con un punto. Di nuovo il Milan non riesce a vincere qui. Lo stesso Amorim dopo la partita parla apertamente di due punti persi e dice che, per lui, quella partita equivale quasi a una sconfitta.

Noi invece ci guardiamo intorno e pensiamo: “Ma quindi potevamo davvero batterli?” Maestro Aquilani 1. Maestro Amorim 1. Pareggio pure nelle qualifiche accademiche.

MAGISTER MAGISTRUM NON SUPERAT.


Il Maestro Amorim e il preparatore atletico — premio coppia del bordo campo

C’è il Maestro che studia la partita. E poi c’è il preparatore atletico. Uno pensa agli spazi. L’altro probabilmente pensa a quanti chilometri dovrà far correre Moreira il giorno dopo per smaltire tutto quello che ha combinato.

Insieme percorrono la linea laterale con l’aria di due uomini che stanno cercando di risolvere un problema aziendale durante una convention. Di fronte hanno Aquilani. Dietro hanno una rosa che costa una cifra che preferiamo non conoscere per evitare di rovinarci la serata. Davanti hanno il Sassuolo. Risultato finale: 1-1.

Insomma, almeno il ritorno in pullman dovrebbe essere stato atleticamente sostenibile.

AMORIM & FITNESS.


POST-CREDIT SCENE

Rabiot segna. Odenthal risponde. Thorstvedt segna, ma secondo la burocrazia calcistica non ha segnato. Thorstvedt potrebbe segnare di nuovo, ma Maignan decide che una timeline alternativa basta e avanza.

Muric para. Moreira danza. Modrić entra e a 41 anni distribuisce ancora assist. Il Maestro Aquilani cambia mezza squadra e, ancora una volta, il Sassuolo finisce la partita provando ad attaccare invece di nascondersi sotto al letto.

Il pari ci sta? Sì. Il Milan poteva vincerla? Sì. Il Sassuolo poteva vincerla? Pure. Quindi punto guadagnato o punti persi? Ve l’avevamo detto. SÌ.

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About the Author: Alessandro Tassinari

Alessandro nasce a Forlì il 21 settembre del 1998. Ha partecipato a diversi Concorsi Letterari ottenendo più di cento premi e riconoscimenti (tra primi posti e menzioni di merito); suoi componimenti sono presenti in diverse antologie e siti d’impronta culturale. Nel 2015 un suo testo viene premiato con una borsa di studio dal Comune di Forlì, in occasione dell’anniversario della Liberazione. Nello stesso anno partecipa a una mostra forlivese dedicata alla creatività adolescenziale. Partecipa come comparsa alla docu-fiction “Morgagni oggi; sua maestà anatomica” (di Cristiano Barbarossa). Realizza le illustrazioni per il fantasy “L’ombra di Lyamnay” (Annarita Faggioni), per poi firmare le introduzioni alla raccolta poetica “Respiro di vita” (Melissa Storchi) e a “Dieci Dodici” (Umberto Pasqui). Nel 2016 riceve il premio “Naim Araidi” per la poesia giovane. L’anno seguente partecipa come giurato al concorso “Aspettando il Natale”. Vince una borsa di studio per merito presso l'Università di Bologna e un’altra istituita dal Comune di Cervia in memoria di Gino Pilandri, storico sindaco della città romagnola. Presso l’Università di Bologna consegue in tutto tre lauree: in Lettere, Italianistica e Geografia. Dal 2024 partecipa alla rassegna “Radici e Futuro” organizzata dalla Biblioteca Maria Goia di Cervia. Nel 2025 vince nuovamente la borsa di studio “Gino Pilandri” e pubblica il suo primo libro, il fumetto “Super Babbo – A Tom Tacchino Story”. Nel 2026 avvia ufficialmente la saga a fumetti di Tom Tacchino ed esce in libreria con la raccolta di poesie "Il rumore del sale - Nel punto in cui l'onda si ferma" (edito da RP Libri).

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