Mercato Sassuolo 2026/27, davvero vale solo 6? Per me Palmieri merita almeno 7, forse 8

Mercato Sassuolo 2026/27, davvero vale solo 6? Per me Palmieri merita almeno 7, forse 8

di 6 Settembre 2026

Ho letto tanti giudizi sommari, affrettati e talvolta superficiali sul mercato estivo del Sassuolo 2026/27, anche da voci serie e a cui faccio spesso riferimento.

Che sia per il solito “purché se ne parli” (sarà davvero così?) o per il classico disinteresse verso quei neroverdi che spesso vengono ancora poco considerati o trattati in modo talvolta superficiale (per la solita, italica, abitudine di snobbare tutto ciò che non rappresenti le cosiddette “big”), mi sono trovato spessissimo in disaccordo sui giudizi all’operato del primo Sassuolo post-Carnevali.

Era certamente un’eredità difficile da raccogliere, ma credo che Francesco Palmieri sia stato più che all’altezza delle aspettative.

Poi, ovviamente, sarà il campo a parlare e a dare un giudizio anche al mio stesso giudizio. Ma se gli altri parlano già del mercato del Sassuolo dicendo la loro, con la stessa logica penso di avere il permesso di farlo anche io.

E allora facciamolo.


Partiamo dall’allenatore: prendere Aquilani

Riconosciuto da molti come un allenatore capace di fare bene in diverse piazze, Alberto Aquilani ha dimostrato di saper divertire sia a Pisa che a Catanzaro, con cui ha sfiorato una storica promozione in Serie A.

Con i calabresi ha chiuso la regular season al quinto posto con 59 punti, ha superato Avellino e Palermo nei playoff ed è arrivato fino alla doppia finale contro il Monza: la promozione è sfumata a parità di risultato complessivo per il miglior piazzamento dei lombardi nella stagione regolare.

Prima ancora aveva costruito la propria carriera da allenatore partendo dalle giovanili della Fiorentina, vincendo tre Coppe Italia Primavera consecutive e due Supercoppe, prima dell’esperienza al Pisa.

Da calciatore ha poi toccato campi importanti giocando in squadre come Roma, Fiorentina, Juventus (famosissima la sua foto con flash a mille per la Panini in bianconero), Sporting, Liverpool e Sassuolo. Adesso allena, ad esempio, lo stesso Berardi con cui nel 2017 giocava assieme, prima di chiudere la carriera a Las Palmas.

È un allenatore dal profilo internazionale più che adatto a sostituire Fabio Grosso, che pure ha fatto bene e meno bene nelle sue precedenti avventure e ora, ad esempio, a Firenze fatica a ingranare.

Scegliere Aquilani, per me, è stato quindi il primo segnale interessante del nuovo corso. Poteva andare molto peggio, vorrei ricordarlo, ogni anno si sente parlare sempre del Giampaolo di turno (la butto lì come battuta, ma la scelta di Aquilani è certamente più ambiziosa e più nelle corde emiliane).


Muharemovic, il vero grande sacrificio

Guardando alle partenze, il Sassuolo ha dovuto salutare soprattutto Tarik Muharemovic, fondamentale l’anno scorso e sicuramente la perdita più importante dell’estate. È stato però un sacrificio che, considerando il lavoro svolto complessivamente, ritengo accettabile.

Il difensore è stato ceduto al Leeds dopo essere diventato uno dei pezzi più interessanti della rosa neroverde. Una partenza pesante, certo, ma anche un’operazione economicamente importante per la società. E soprattutto Palmieri non è rimasto fermo a guardare.

La difesa è stata profondamente ritoccata con gli arrivi di Fedde Leysen, Rafael Obrador, Duje Ćaleta-Car e Ignace Van der Brempt, oltre alla permanenza definitiva di Sebastian Walukiewicz.

Non un singolo sostituto di Muharemovic, quindi, ma un reparto nel complesso più profondo.


Pinamonti saluta, ma senza drammi

Sul finale ha salutato anche Andrea Pinamonti, passato alla Lazio. E qui, non ce ne voglia, ma per noi che seguiamo il Sassuolo ogni domenica allo stadio (imparando come un ritornello i vari improperi che l’ex centravanti neroverde faceva lanciare ai propri tifosi ad ogni tocco sbagliato) non appare come la perdita più intollerabile dell’universo. Siamo ben lontani dalla classe di Ciccio Caputo, Zaza o Scamacca. Senza rancore.

Pinamonti ha fatto il suo, ha segnato gol importanti e merita rispetto per quello che ha dato, ma personalmente non considero la sua partenza qualcosa in grado di ridimensionare da sola il mercato neroverde. Anche perché davanti è arrivato materiale interessante.


Bowie ed Esposito: un attacco diverso

Il Sassuolo ha puntato su Kieron Bowie, arrivato dal Verona, e nel finale ha aggiunto anche Sebastiano Esposito, preso dal Cagliari. Due profili differenti che permettono ad Aquilani di avere alternative al centro dell’attacco e di costruire soluzioni diverse rispetto a quelle offerte da Pinamonti.

Bowie porta fisicità, profondità e margini di crescita; Esposito aggiunge tecnica, esperienza nel calcio italiano e la possibilità di muoversi su più zone del fronte offensivo. E attorno a loro sono rimasti soprattutto i due uomini che continuano inevitabilmente a cambiare il peso dell’attacco del Sassuolo: Domenico Berardi e Armand Laurienté. Non proprio un dettaglio.


Domínguez: un’alternativa vera a Berardi e Laurienté

Tra gli acquisti che trovo più interessanti c’è poi Benjamín Domínguez, arrivato dal Bologna in prestito con diritto di opzione.

Classe 2003, esterno argentino rapido e tecnico, arrivava da due stagioni con 48 presenze, 4 gol e 6 assist in rossoblù. Ed è qui che, secondo me, emerge una delle differenze principali rispetto al passato.

Il Sassuolo ha praticamente almeno un cambio per reparto e l’inizio di campionato, dove la “squadra B” può essere rappresentata da Volpato, Domínguez e Bowie, segna un passo avanti decisivo nel miglioramento della rosa.

Adesso la squadra può restare in partita anche senza dover schierare per forza Berardi e Laurienté, qualora fossero in forte dubbio o persino indisponibili. Per chi segue questa squadra con continuità non mi sembra esattamente un particolare trascurabile.


Adžić e Sulemana: alternative anche in mezzo

A centrocampo è arrivato Vasilije Adžić dalla Juventus, uno dei giovani che più incuriosiscono per caratteristiche e margini di crescita. A lui si è aggiunto nel finale Ibrahima Sulemana, arrivato dall’Atalanta. Ma, personalmente, considero quasi un nuovo acquisto anche una mancata cessione.

Kristian Thorstvedt è rimasto al Sassuolo. E aver tenuto Thorstvedt potrebbe valere assolutamente molto di più di quanto raccontino alcune valutazioni superficiali del mercato.

Aggiungiamo Matic, Lipani, Koné, Boloca, Bakola, Volpato e gli altri giovani (assieme ad un ritrovato Ghion) che Aquilani può utilizzare e improvvisamente il centrocampo appare tutt’altro che povero di alternative.


E poi ci sono i giovani: Cinquegrano è un esempio

Un altro aspetto che mi piace di questo nuovo Sassuolo è la volontà di valorizzare realmente i giovani. Aquilani, del resto, arriva da un percorso nel quale il lavoro con i ragazzi è sempre stato centrale. E uno dei nomi che più mi sta incuriosendo è quello di Simone Cinquegrano.

Classe 2004, cresciuto nel settore giovanile neroverde e tornato dopo le esperienze in Serie C, si è ritagliato spazio nelle gerarchie di Aquilani già all’inizio della stagione. È un ragazzo con struttura fisica, corsa e ancora enormi margini di miglioramento. Non sappiamo ovviamente dove arriverà.

Ma il fatto che il Sassuolo possa ancora permettersi di lanciare un ragazzo cresciuto nel proprio settore giovanile mentre contemporaneamente costruisce una rosa competitiva rappresenta esattamente uno dei principi che hanno reso interessante questa società negli ultimi anni. E spero certamente che Aquilani continui su questa strada.


Undici operazioni per una rosa più profonda

Se poi togliamo per un momento opinioni e simpatie e guardiamo semplicemente cosa è stato fatto, gli innesti della prima squadra sono numerosi.

Sono arrivati o sono stati confermati definitivamente Muric, Walukiewicz, Bowie, Adžić, Domínguez, Obrador, Leysen, Sebastiano Esposito, Van der Brempt, Ćaleta-Car e Ibrahima Sulemana.

Non tutti saranno fenomeni. Qualcuno magari deluderà. Qualcun altro potrebbe invece sorprendere. Ma parlare di un Sassuolo rimasto immobile o incapace di costruire alternative mi sembra difficile.

Palmieri ha perso un centrale importantissimo come Muharemovic e un centravanti titolare come Pinamonti, ma ha contemporaneamente allungato praticamente tutti i reparti, mantenendo diversi elementi fondamentali della squadra. E lo ha fatto nella prima estate dopo la fine di un’era durata tredici anni.


Il primo Sassuolo dopo Carnevali

Forse è proprio questo l’aspetto che mi porta a valutare positivamente il lavoro svolto. Giovanni Carnevali non era semplicemente un dirigente del Sassuolo. Per tredici anni è stato uno degli architetti del progetto neroverde, accompagnando la società nella costruzione di un modello riconosciuto in tutto il calcio italiano.

Raccoglierne l’eredità non poteva essere semplice. E nessuno poteva pretendere che il 2 settembre fosse già possibile stabilire se il nuovo corso sarebbe stato migliore o peggiore. Però possiamo valutare quello che è stato fatto. È arrivato un allenatore giovane e con idee interessanti. Sono rimasti Berardi, Laurienté e Thorstvedt. La rosa è stata allungata. Sono arrivati giovani con margini di crescita e giocatori con esperienza internazionale. E contemporaneamente continua a esserci spazio per ragazzi provenienti dal vivaio.

A me, sinceramente, non sembra poco.


Mercato Sassuolo da 6? Io parto almeno da 7, ma personalmente do 8

Ho letto diversi giornali dare 6 al mercato del Sassuolo. Io gli darei come minimo 7, ma personalmente anche 8.

Poi magari il tempo mi smentirà. Come ogni anno, del resto, smentisce tantissimi giornalisti professionisti con i voti assegnati alle varie squadre a mercato appena concluso.

Perché il calciomercato rimane questo: possiamo analizzare nomi, caratteristiche, profondità della rosa, soldi spesi e giocatori ceduti, ma alla fine l’unico voto definitivo lo mette il campo.

Magari a maggio scopriremo che avevano ragione quelli del 6. Magari scopriremo che ero stato persino troppo prudente. Per adesso vedo una rosa che mi sembra più profonda, più giovane, più completa nelle alternative e costruita con una logica riconoscibile.

E soprattutto vedo un primo mercato post-Carnevali nel quale Francesco Palmieri, davanti a un’eredità tutt’altro che semplice, non mi sembra affatto essere rimasto schiacciato dal peso del passato.

Poi sarà Aquilani a dover trasformare il mercato in calcio. E saranno i giocatori a dover dimostrare che quei nomi sulla carta possono funzionare anche sul campo. Nel frattempo, però, visto che tutti hanno dato il proprio voto, volevo semplicemente esprimere anche la mia umile quanto inutile opinione.

Mercato Sassuolo 2026/27: voto 8.

Adesso potete tranquillamente salvarvi questo articolo e tirarmelo dietro a maggio, anche se spero proprio di non dover ammettere “cavolo, quanto è invecchiato male questo articolo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About the Author: Alessandro Tassinari

Alessandro nasce a Forlì il 21 settembre del 1998. Ha partecipato a diversi Concorsi Letterari ottenendo più di cento premi e riconoscimenti (tra primi posti e menzioni di merito); suoi componimenti sono presenti in diverse antologie e siti d’impronta culturale. Nel 2015 un suo testo viene premiato con una borsa di studio dal Comune di Forlì, in occasione dell’anniversario della Liberazione. Nello stesso anno partecipa a una mostra forlivese dedicata alla creatività adolescenziale. Partecipa come comparsa alla docu-fiction “Morgagni oggi; sua maestà anatomica” (di Cristiano Barbarossa). Realizza le illustrazioni per il fantasy “L’ombra di Lyamnay” (Annarita Faggioni), per poi firmare le introduzioni alla raccolta poetica “Respiro di vita” (Melissa Storchi) e a “Dieci Dodici” (Umberto Pasqui). Nel 2016 riceve il premio “Naim Araidi” per la poesia giovane. L’anno seguente partecipa come giurato al concorso “Aspettando il Natale”. Vince una borsa di studio per merito presso l'Università di Bologna e un’altra istituita dal Comune di Cervia in memoria di Gino Pilandri, storico sindaco della città romagnola. Presso l’Università di Bologna consegue in tutto tre lauree: in Lettere, Italianistica e Geografia. Dal 2024 partecipa alla rassegna “Radici e Futuro” organizzata dalla Biblioteca Maria Goia di Cervia. Nel 2025 vince nuovamente la borsa di studio “Gino Pilandri” e pubblica il suo primo libro, il fumetto “Super Babbo – A Tom Tacchino Story”. Nel 2026 avvia ufficialmente la saga a fumetti di Tom Tacchino ed esce in libreria con la raccolta di poesie "Il rumore del sale - Nel punto in cui l'onda si ferma" (edito da RP Libri).

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