Lettera a Edoardo Bove: l’uomo, il ragazzo, il giocatore
Lettera a Edoardo Bove: l’uomo, il ragazzo, il giocatore
È unadomenicadi calcio come tante altre, lo stadio si riempie di tifosi, i seggiolini si colorano con le bandiere della tuasquadra. I padroni di casa intonano il loro grido di battaglia, ma anche il settore ospiti si fa sentire.
L’erbaè ancora umida, la guardi, la tocchi, ne puoi sentire il profumo da lontano, quando entri sul terreno di gioco passando per il tunnel che porta aglispogliatoi. Qualche tifoso ti saluta, qualcuno ti acclama.
Può sembrare una semplice giornata dicalcio, ma per qualcuno è simbolo e speranza, ritorno a quella che sembra normalità soltanto all’apparenza, soltanto da fuori. C’èun’altra partitanella partita.
Quello che una volta era ilderbydella vita, diventa ora una veralotta per la vita. La Fiorentina espugna l’Olimpico 2-1, i bianco-celesti tornano a casa fra pali e rimpianti. Qualcunopiangedi gioia, qualcuno per altri motivi.
Non vesti più i colori dellaRoma, ma ilgialloe ilrossosono sempre scolpiti sulla tua pelle, sono la tua maglia, la tuafamiglia, il tuo cuore e il tuo spirito. Quando l’impianto si svuota, quando l’universo si ferma, c’è una foto che tutti vorrebbero scattare,un’immagineche tutti dovrebbero ricordare.
Bovetorna sul campo quando gli spalti sono ormai vuoti, dopo aver vissuto dalla panchina tutte le emozioni del match, dopo aver gioito e sofferto coi propriocompagni, dopo aver gridato e tremato con loro.L’Olimpico è la sua casa, lo è stata per troppi anni per poter dimenticare.
Si tocca il volto, si guarda attorno fra mille ricordi che si susseguono in un eterno attimo di follia d’amore.
Perché tutto passa, mala Roma resta.
Perché non scegliamo noi di chiinnamorarci.
Perché alcuore, si sa, non si comanda.
Perché, anche questo è storia, “la Roma Sì e il Feye No”.
Perché “Bove! Bove!Edoardo Bove! Un ragazzo delle giovanili, cresciuto nellaPrimavera, porta avanti la Roma!”. 1-0 sul Bayer Leverkusen.
Ildestino, a volte, è incredibilmenteingiusto. Ti aspettiamo presto, mentre, come te in quello stadio vuoto, ancora ci chiediamo quando, “forse un giorno”, forse una notte.
Forse passerà una vita, ma noisaremo sempre qua.
Romanon dimenticae ti abbraccia.
Per sempre,Edoardo Bove.

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