Sassuolo al Mondiale (per Club): i figli sparsi del Mapei
Sassuolo al Mondiale (per Club): i figli sparsi del Mapei
Dal Mapei Stadium… al Mondo
Chi l’avrebbe detto? Il Sassuolo, quello che per anni è stato definito “provinciale modello” (oppure Scansuolo, per i più “cattivucci”), muta pelle ma non cuore, e oggi manda mezza squadra al Mondiale per Club. Non come squadra, certo. Ma sparpagliata ovunque, come semi di calcio ben piantati nel giardino del futuro.
E anche se la maglia neroverde non compare sul tabellone delle big, il suo spirito c’è. Eccome se c’è. Basta scorrere le formazioni, guardare i dettagli, ascoltare qualche telecronaca, e saltano fuori i figli del Sassuolo, che ora giocano per club prestigiosi, ma hanno respirato calcio fra la tangenziale di Modena e i campi del “Mapei Football Center”, per dirla in modo internazionale, che fa più share.
MOLDOVAN – Il portiere del presente (e del passato)
Ad inizio anno sembrava una scommessa a lungo termine, oggi Moldovan è un titolarissimo, e si presenta al Mondiale come uno dei portieri più promettenti del torneo. Dal Sassuolo ha preso la calma, la costruzione dal basso, e soprattutto il coraggio: quello che serve per uscire a valanga su Haaland, ma anche per aver accettato un biennio da riserva pur di crescere bene.
Il suo mondiale sarà anche quello della pazienza. E del lavoro fatto nell’ombra.
ACERBI – Il totem (che parte da Sassuolo)
Oggi è sinonimo di esperienza, personalità, solidità. Ma ricordiamolo: Acerbi è diventato “Acerbi” a Sassuolo. Lì si è ripreso la carriera, lì ha trovato il modo per tornare sé stesso dopo momenti difficili. Oggi, al Mondiale, guida la difesa con lo sguardo di chi ne ha viste tante, ma non dimentica da dove viene.
E se ferma un brasiliano con una scivolata perfetta, pensateci: quel tackle è nato a Reggio Emilia.
VIÑA – Il terzino vagabondo
Non ci ha messo piede a lungo, ma Viña ha vissuto Sassuolo abbastanza da lasciarci un segno. O almeno un paio di cross sbagliati. Oggi è diventato più completo, più maturo, e questo Mondiale può essere una vetrina per rilanciarsi davvero.
Sì, anche lui è passato per il Mapei. Come viaggiatore instancabile, ma con un biglietto neroverde nel curriculum.
MARLON – L’uomo che usciva palla al piede anche dal bar
Chi se lo ricorda? Marlon, elegante, impassibile, tecnico. Un difensore che sembrava programmato in laboratorio da De Zerbi stesso. Dal Sassuolo ai giri più strani del calcio, ma oggi è tornato a farsi notare in un torneo che premia chi sa leggere le situazioni. E Marlon… sa leggere anche senza occhiali.
Chissà se si ricorda ancora il momento esatto in cui è approdato in Emilia, facendo sognare migliaia di tifosi. Noi sì.
FRATTESI & LOCATELLI – La mediana che sapeva far tutto
Forse il “duo” più simbolico del “Sassuolo post-Pescara di Zeman”, quello che faceva calcio champagne ma con intelligenza tattica.
Frattesi era l’inserimento continuo, la gamba, l’uomo che spaccava il centrocampo in due.
Locatelli invece la geometria, il regista nato a Milanello ma sbocciato definitivamente fra le colline emiliane.
Oggi sono giocatori affermati, che sono stati anche pezzi chiave in Nazionale e nei rispettivi club, ma quel centrocampo a cavallo fra il 2021 e il 2022 ce lo ricordiamo tutti. Un piccolo capolavoro, prima di gamba, poi di tecnica. Di corsa, idee e verticalizzazioni brutali.
SENSI – Il “fantasma gentile”
Tecnicamente ancora legato all’Inter, anche se non fisicamente al Mondiale per l’esaurirsi del prestito al Monza; anche lui ha radici profonde nel Sassuolo.
Stefano Sensi al Mapei sembrava il nuovo Iniesta della Bassa, poi gli infortuni, il calvario, ma anche momenti sparsi di luce.
Non è protagonista in questo Mondiale, ma c’è nei tesserati, e questo basta per dire che il suo filo neroverde non si è mai spezzato davvero.
Conclusione – Una squadra invisibile, ma ovunque
Il Sassuolo al Mondiale per Club non lo trovi in tabellone. Ma lo riconosci nei tocchi, nelle giocate, nelle storie personali.
Ogni ex neroverde che sale in campo porta con sé un pezzo di quella filosofia, di quella sfacciata eleganza provinciale che ha fatto scuola.
Non serve vedere la maglia. Basta guardare come giocano.
E allora sì: c’è Sassuolo, eccome se c’è.
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