Come dentro un film – Luca Barbarossa a Castel San Pietro: un viaggio tra musica, ricordi e luoghi dell’anima

Come dentro un film – Luca Barbarossa a Castel San Pietro: un viaggio tra musica, ricordi e luoghi dell’anima

di 9 Agosto 2025

Un giardino che racconta storie

Come dentro un film, ci sono luoghi, persone e momenti capaci di entrarti nel cuore con la propria storia, le proprie emozioni. Come dentro un film, ci sono racconti che travalicano il confine fra fantasia e realtà, dimostrando che la vita è un calderone di sentimenti molto più forte di quanto qualcuno si ostini ancora a credere.

Ma “Come dentro un film” è anche il titolo di una bellissima canzone di Luca Barbarossa, che nella serata dell’8 agosto si è reso protagonista di uno splendido live (intervista e pezzi a chitarra dal vivo) al Giardino degli Angeli, nella cittadina di Castel San Pietro Terme.

E proprio questo stesso giardino è a sua volta un luogo magico, quasi da film appunto, che racconta una storia di sofferenza e rinascita, dolore e amore, che parte dall’impegno di due genitori che hanno perso tragicamente la giovanissima figlia a causa di una malattia. Da qui nasce lo spazio dove prendono vita tanti eventi gratuiti e aperti a tutti, in un luogo avvolto dalla musica e dalla magia grazie all’impegno dell’omonima Odv e dei volontari che se ne prendono cura.


Un artista tra palco e verità

Barbarossa evidenzia fin da subito il legame con questo tipo di luoghi, con questa dimensione molto lontana dai sold out degli stadi e dei grandi palazzetti. Una dimensione, appunto, che l’artista romano definisce “più adatta a lui”. E anche noi che abbiamo il privilegio di ascoltarlo non possiamo che essere d’accordo.

Senza nulla togliere alle serate più ballabili (di cui pure abbiamo bisogno in certi momenti), l’approccio intimo e colloquiale di questi spazi regala sensazioni molto più profonde e, alle volte, quasi più vere.


Musica e parole: un racconto a cuore aperto

Anche perché Luca si racconta con “musica e parole” (per riprendere il titolo del suo omonimo album datato 1999), alternando brani e intervista, con aneddoti che — e non ci stupisce affatto — quando senti parlare artisti della sua caratura spaziano dal sacro al profano senza problemi, passando dal calcio alla politica in un attimo.

Si comincia con ordine, partendo da “Roma Spogliata” che inizialmente doveva avere tutt’altro nome (“Roma puttana”, rimasto soltanto nel testo, perché “Sanremo è Sanremo” e bisogna accettarlo). Si parte da Castrocaro, dai primi live e dalle prime esperienze in giro per Roma e per l’Italia.


Fra vicoli, ricordi e rivalità

Ma è un’Italia che arriva comunque da un momento storico difficile come quello della Seconda guerra mondiale, e lo si capisce sin dalla seconda canzone portata sul palco, ovvero la delicatissima “Via Margutta”, che racconta del suggestivo viale degli artisti romano, delle botteghe, dei vicoli segreti persino ai romani e del racconto della sua famiglia che salva un bambino ebreo dalle deportazioni, nascondendolo fra due tele.

Dal sacro si passa quindi al profano, col ricordo del nonno materno, barbiere romanista sfegatato, e della rivalità calcistica col proprietario del ristorante Otello, dove si incontravano invece i grandi del cinema, proprio “come dentro un film”, la canzone a cui si aggancia la narrazione di questi eventi.


Il coraggio di cantare la verità

Eventi che però diventano anche tragici, come nel caso del brano successivo, “L’amore rubato”, che racconta della violenza sessuale subita da Franca Rame, brutalmente stuprata da un gruppo di paramilitari nostalgici.

Luca scrive una canzone profondissima che aveva proposto a Fiorella Mannoia, ma la stessa suggerisce che sarebbe molto più forte se cantata da un uomo. Così il brano arriva a Sanremo fra mille polemiche, ma nella serata finale (per non influenzare il lavoro dei giudici) viene letto un telegramma firmato dalla stessa Franca Rame e Dario Fo, che ringraziano l’artista a nome di tutti per il suo brano e il suo impegno.


Dalla danza alla memoria

Poi arrivano pezzi più ballabili come “Yuppies” e il ricordo dell’iconico concerto a Napoli col Maradona sul palco, di cui però purtroppo non si hanno foto (a proposito, Barbarossa lancia nuovamente l’appello a chi ne abbia da condividere con lui). Racconta dei consigli dati a un giovanissimo Eros Ramazzotti (“come si fa ad avere successo?” cit.), della parentesi dialettale (con “La dieta” e “Passame er sale”) perché tutto a Roma si racconta col cibo.

Come dentro un film – Luca Barbarossa a Castel San Pietro: un viaggio tra musica, ricordi e luoghi dell’anima


Oltre i muri

Luca parla anche del suo viaggio in Iraq con la Nazionale cantanti, di cui è tuttora capocannoniere, della sua militanza (come unico iscritto nella sua sezione territoriale) nel Partito Comunista e di come conobbe un insospettabile Walter Veltroni.

Parla anche dei muri, fisici e non solo, di cui siamo ancora vittime inconsce o meno (“Al di là del muro”). Parla poi della sua comparsa nel film “Diamanti”, dell’amicizia con Neri Marcorè e del successo a Sanremo nel 1992 con quella che rimane la sua canzone più famosa, ovvero “Portami a ballare”, che regala al suo pubblico poco prima di un medley improvvisato, fino a chiudere con “Le cose da salvare”.


Le cose da salvare

E proprio questi incontri, questi momenti, questi luoghi, queste storie, queste emozioni — insomma, tutto il bello che queste serate ci regalano — ecco, tutte queste cose le metteremo sicuramente anche noi fra le cose da salvare.

Perché non ne usciremo forse più ricchi nel portafoglio, ma sicuramente più ricchi nello spirito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About the Author: Alessandro Tassinari

Alessandro nasce a Forlì il 21 settembre del 1998. Ha partecipato a diversi Concorsi Letterari ottenendo più di cento premi e riconoscimenti (tra primi posti e menzioni di merito); suoi componimenti sono presenti in diverse antologie e siti d’impronta culturale. Nel 2015 un suo testo viene premiato con una borsa di studio dal Comune di Forlì, in occasione dell’anniversario della Liberazione. Nello stesso anno partecipa a una mostra forlivese dedicata alla creatività adolescenziale. Partecipa come comparsa alla docu-fiction “Morgagni oggi; sua maestà anatomica” (di Cristiano Barbarossa). Realizza le illustrazioni per il fantasy “L’ombra di Lyamnay” (Annarita Faggioni), per poi firmare le introduzioni alla raccolta poetica “Respiro di vita” (Melissa Storchi) e a “Dieci Dodici” (Umberto Pasqui). Nel 2016 riceve il premio “Naim Araidi” per la poesia giovane. L’anno seguente partecipa come giurato al concorso “Aspettando il Natale”. Vince una borsa di studio per merito presso l'Università di Bologna e un’altra istituita dal Comune di Cervia in memoria di Gino Pilandri, storico sindaco della città romagnola. Presso l’Università di Bologna consegue in tutto tre lauree: in Lettere, Italianistica e Geografia. Dal 2024 partecipa alla rassegna “Radici e Futuro” organizzata dalla Biblioteca Maria Goia di Cervia. Nel 2025 vince nuovamente la borsa di studio “Gino Pilandri” e pubblica il suo primo libro, il fumetto “Super Babbo – A Tom Tacchino Story”.

One Comment

  1. Fabio 9 Agosto 2025 at 15:50 - Reply

    L’hai descritta in modo egregio, come sempre, la serata…. il termine più corretto è intima… sí, perché l’ambiente era intimo, gli angeli presenti, le emozioni pure, l’amore anche… la chitarra protagonista, la voce profonda di Barbarossa, profonda come l’amicizia che ci lega, profonda come la serata che abbiamo passato, intima, dolce, sincera, inaspettata!!
    Grazie!!

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