Sanremo Best Of: I migliori momenti di Sanremo 2026
Ogni anno promettiamo di non guardarlo. Ogni anno diciamo “basta, quest’anno passo”. E invece eccoci lì, sul divano, a commentare outfit improbabili, acuti urlati alle 00:47 e monologhi più lunghi della maturità. Perché il Festival di Sanremo non è solo musica: è sport nazionale, rito collettivo e fiera dell’assurdo in prima serata su Rai 1.
Queste non sono pagelle serie. Sono pagelle da bar, da gruppo WhatsApp, da “ma questo chi l’ha vestito?”. Se cercavi analisi musicali profonde, sei nel posto sbagliato. Se invece vuoi giudizi spietati, entusiasmo gratuito e zero diplomazia… benvenuto. Qui si applaude, si critica, si esagera. Come Sanremo comanda.
Prima Serata
I paperi creati con l’intelligenza artificiale, voto 2
Ci sono tante possibili applicazioni dell’AI, che spaziano dal campo medico a quello aerospaziale, passando per imprese, banche, sport e non solo. TIM, assieme alla RAI, ha optato per un uso alternativo. Come si fa a non amarli, ci chiedete? Semplice, basta guardarli. Li hanno tanto criticati, ma alla fine erano assai meglio i palloncini dalle sembianze falliche del poro Amadeus.
Renga, voto 3
Non è colpa sua, sia chiaro. Però statisticamente chi lo prende al Fanta poi inizia a perdere posizioni come se avesse acceso una candela nera dietro la classifica.
Renga è tipo il gatto nero del Fantasanremo: passa lui e zac, punti che evaporano, bonus che spariscono, capitani che si deprimono.
Artista serio, carriera enorme, ma nel fantasy musicale porta più sfiga di un portachiavi rotto.
Si scherza eh… però intanto la gente lo evita come il parcheggio a pagamento.
La “Repupplica” (cit), voto 7
Sette come le persone che avrebbero dovuto controllare il monitor per realizzare una grafica decente. Ne avranno chiamate soltanto sei e questo è il risultato. Scherzi a parte, meglio così: un po’ di notizia la si deve pur fare in qualche modo.
Il confronto fra i Sandokan e il conte Conti, voto 9
Sanremo improvvisamente diventa cinepanettone storico: da una parte Sandokan, dall’altra il Conte Conti, mancava solo una tigre in platea e una carrozza parcheggiata in doppia fila fuori dall’Ariston.
Momento surreale ma riuscitissimo, perché quando il Festival smette di prendersi sul serio e diventa teatro puro funziona sempre.
Duello nobiliare, trash quanto basta, iconico quanto serve. Più che un confronto, una scena tagliata da una fiction Rai di lusso. E noi muti, felici, confusi.

Seconda Serata
Max Pezzali, voto 8
Ancora lui, ancora qua. Meriterebbe un 10 solo per l’atmosfera western d’annata, anche senza cantare “I cowboy non mollano”. Siamo nel multiverso degli 883. Però, cavolo Max, quella canzone era proprio a tema e tu non me la canti? Che combini, Max?
E invece no, lui entra, crea nostalgia istantanea, ti fa tornare alle cassette consumate in macchina e poi se ne va come se nulla fosse.
Max non si esibisce: Max appare. È tipo un NPC emotivo che sblocca i ricordi degli anni ’90 appena lo incontri.
E noi lì, felici, a farci manipolare dalla nostalgia.
Lillo, voto 9
Lillo è sempre Lillo. E la sua genialità sta proprio lì: nella semplicità con cui riesce a farti ridere senza sforzo. Non alza mai la voce, non forza la gag, non fa il fenomeno.
Arriva, dice due cose, e tu ridi.
Come quello in compagnia che non parla mai, poi apre bocca e chiude la serata.
Lillo non cerca la scena: la scena trova lui.
Matteo Salvini, voto 3
Matteo Salvini si congratula con Ermal Meta non per la canzone, ma per “l’uso perfetto dell’italiano”. Che è un po’ come premiare un pilota perché sa accendere la macchina. Il Festival va avanti, lui pure.
È quella sensazione da zio al pranzo di Natale che commenta la partita senza averla vista. Non sai se ridere, cambiare discorso o controllare se hai ancora il telecomando in mano. Sanremo prova a essere pop, lui prova a essere ovunque e dire la sua sua chiunque. Non sempre funziona.
Patty Pravo, voto 7 di solidarietà
Patty Pravo cade davanti ai giornalisti perché non becca la sedia. Poveretta, ma sta bene. E in fondo Sanremo senza una scena surreale non sarebbe Sanremo. Anzi, diciamolo: è quasi una tradizione non scritta.
C’è sempre un momento in cui la realtà supera lo spettacolo. E Patty, con quell’eleganza un po’ aliena, riesce pure a cadere con stile. Altri cadono (nel banale), lei scivola nel mito.
Carlo Conti, voto 1
Carlo Conti alla domanda sul referendum risponde come sempre in modalità paraculo istituzionale. Il Festival è spettacolo, ma la diplomazia resta il suo vero talento. Conti non schiva le domande: le assorbe.
Le trasforma in aria tiepida, neutra, innocua. Se esistesse il kung fu della moderazione, sarebbe cintura nera.
Più che presentare Sanremo, lui lo gestisce come un ufficio comunale: nessuno si arrabbia, nessuno capisce davvero cosa sia successo.
Adriano Celentano, voto 9
Anche a distanza, Adriano Celentano vota Ermal (o almeno lo sostiene apertamente) e basta questo per rendere la serata più epica. Quando parla il Molleggiato, il Festival ascolta. Celentano non ha bisogno di esserci fisicamente.
È tipo una presenza spirituale pop. Un audio vocale suo vale più di tre ospitate internazionali.
Quando interviene lui, per un attimo Sanremo smette di essere televisione e torna a essere storia.

Terza Serata
Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann, voto 10
Sempre stellare.
Ti invitano a Sanremo e tu passi la serata intera nei panni di Lapo.
Genio puro. Ora attendiamo le querele come si attende il televoto.
E la cosa più bella è che non è nemmeno una caricatura urlata: è chirurgia comica. Pantani entra, si siede e in due battute ti fa dimenticare l’originale. A quel punto non stai più guardando un’imitazione, stai guardando Lapo in una versione più lucida di Lapo. Operazione delicatissima riuscita senza sforzo apparente. Standing ovation mentale e telefono già pronto per eventuali avvocati.
Carlo Conti che zittisce Mogol, voto 8 per il tempismo (ma pure zero per il resto)
Tempismo perfetto.
Come stoppare l’orchestra prima che parta il ritornello sbagliato. Ma pure quello giusto.
Conti in quel momento sembrava un arbitro di Champions: mano alzata, fischio invisibile e partita che riparte. Nessun dramma, nessuna scenata, solo il controllo totale della situazione. È il classico gesto da direttore di classe che sa che se non interviene subito poi perde il controllo della gita. Televisivamente pulito, umanamente spietato il giusto. E Mogol lì, fermato come un solista che stava per partire in un assolo infinito.
Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, voto 7
Singolarmente sempre fortissimi.
Insieme, però, sketch un po’ scarico.
Come un duetto tra due fuoriclasse con una canzone mediocre.
È il paradosso del talento: quando hai due campioni ti aspetti il miracolo, e invece arriva la normalità. Non brutto, non imbarazzante, ma nemmeno quel momento che racconti il giorno dopo. Sembrava una prova generale venuta bene ma senza il brivido della prima. Restano due mostri sacri della comicità televisiva, ma qui è mancata la scintilla che accende il pezzo e lo fa diventare citazione.
The Kolors e Fru che appare dal nulla, voto 10
Spiegazione inutile.
È stato come un featuring sorpresa in un album: non richiesto, ma memorabile.
Fru spunta e l’Ariston (pardòn, la Suzuku Arena) diventa improvvisamente internet, meme, backstage e caos organizzato. Quel tipo di comparsata che dura pochi secondi ma ti resta più di tre esibizioni complete. I The Kolors ormai hanno capito che Sanremo è anche spettacolo laterale, e questo colpo è stato perfetto: nonsense quanto basta, timing perfetto, zero spiegazioni. Il Festival vive di questi momenti assurdi che funzionano proprio perché non hanno senso.
Conti che parla dei Mondiali, voto 6
Annuncia le gare dell’Italia come esclusiva Rai… peccato che non siamo ancora qualificati. Cioè, ma dai, davvero? Non ci bastava essere eliminati per due volte di fila ai Play-Off?
Momento un po’ ottimista, diciamo così. Sembrava il classico parente che prenota il ristorante per Natale a settembre convinto che “tanto poi vediamo”. L’idea di base è pure giusta, la fiducia nello sport nazionale pure, ma la memoria storica recente ci suggerirebbe prudenza. Più che un annuncio, una speranza detta ad alta voce. Incrociamo le dita, ma intanto teniamo il telecomando pronto per eventuali traumi sportivi.

Quarta Serata (Serata delle Cover)
Attori, presentatrici, comici, Belen…, voto 7,5
A Sanremo per le cover “cantano” proprio tutti. Attori, presentatrici, comici, amici, parenti, gente passata per caso davanti al teatro mentre cercava un parcheggio. Belen, Fagnani, Ale e Franz, Santamaria… mancava solo il barista dell’Ariston e facevamo tombola.
La serata cover è diventata tipo la partita del cuore: non importa se sai cantare, importa esserci. E alla fine funziona pure, perché metà del divertimento sta proprio nel vedere chi compare dal nulla dietro il microfono. Festival trasformato in rimpatriata nazionale, ma almeno con le luci belle. Caotico, inutile, irresistibile.
Il Disertore (Dargen + Pupo + Bosso), voto 9
Quando prendi una canzone enorme e la metti in mano a gente che ha capito che non serve strafare, succede la magia. Interpretazione pulita, emozione vera, zero circo.
In mezzo a una serata dove c’era gente che portava sul palco pure il cugino con la chitarra scordata, loro hanno fatto la cosa più rivoluzionaria possibile: cantare bene.
Serio, intenso, bello. Quasi fuori luogo per quanto funzionava. Applausi veri, non quelli da “oh bravo però adesso muoviti”. Sono i veri disertori morali di questo festival (e ci servivano).
Cristina D’Avena, voto 8,5
Entra lei e improvvisamente l’Italia torna alle 16:40 su Italia 1 con la merenda in mano. Cristina D’Avena non canta, attiva ricordi d’infanzia. È un portale temporale con il microfono.
Sempre angelica, sempre precisa, sempre capace di far cantare pure chi non canta mai. Una vera Dea. Occhi di Gatto e via: pubblico in regressione infantile totale.
E poi le Bambole di Pezza che alzano il volume all’impazzata: combo nostalgica + energia.
Risultato: mezzo Paese che sorride senza sapere bene perché. Nostalgia usata bene, non come stampella ma come superpotere.
Tullio De Piscopo, voto 10
C’è un fatto (non quello quotidiano). C’è il fatto che Tullio sul palco sembra sempre uno che sa esattamente cosa sta facendo mentre noi a casa cerchiamo ancora di capire se abbiamo pagato la luce, se abbiamo messo i due euro nel parchimetro, se gli occhiali li abbiamo lasciati in auto o sul nostro naso. Solo che lui ha 80 anni e noi nemmeno 30.
Presenza, storia, groove. Uno che entra e l’Ariston diventa automaticamente più serio, anche se non vuole.
Marco ringrazia, noi pure. Leggenda vera.
Il Gabba, voto 8
Il Gabba è quella presenza che non sai spiegare ma che quando arriva pensi “ok, adesso mi diverto”.
Ha quell’energia da zio simpatico che alle feste tira fuori la battuta giusta al momento giusto e salva la serata.
Non serve fare cose complicate, basta esserci nel modo giusto. E lui c’è.
Affetto puro. Uno che ti viene voglia di invitare sempre, anche senza sapere perché.
Morgan voto 5 artistico, 10 narrativo
Morgan è ormai più una serie TV che un artista. Ogni stagione una trama nuova, ogni episodio un colpo di scena.
Dopo la saga con Bugo, ora abbandona pure Chiello prima ancora di arrivare a Sanremo (anche se la storia appare ora un po’ diversa). Cliffhanger, drama, reboot continui.
Musicalmente resta uno con talento enorme, ma ormai il personaggio corre più veloce della musica.
Se Sanremo fosse Netflix, Morgan sarebbe già alla quinta stagione con spin-off in produzione.
Confusione, genio, caos. Non sai mai cosa succede, ma sai che succederà qualcosa.

Quinta Serata (Serata Finale)
La risposta di Ermal Meta a Salvini, voto 9
Salvini che si complimenta per il suo italiano, Ermal che ringrazia le maestre e rilancia sull’importanza della scuola: in due frasi ha fatto più educazione civica lui che tre anni di programmi ministeriali.
Elegante, intelligente, senza polemica urlata. Ha risposto come si risponde quando hai capito tutto e non devi dimostrare niente.
Momento raro: Sanremo che diventa adulto senza diventare pesante.
Classe, calma, messaggio centrato. Uno dei pochi momenti in cui il Festival ha detto qualcosa davvero.
L’annuncio di Stefano De Martino prossimo direttore artistico, voto 8 narrativo, 5 realistico
Annunciato in diretta come se fosse il nuovo Papa, con metà Italia a chiedersi se fosse uno sketch o una sliding door temporale.
De Martino ormai è ovunque: balla, conduce, presenta, fa ironia, adesso pure direttore artistico? A breve lo vedremo pure a commentare il meteo.
Colpo televisivo perfetto: fa parlare, divide, crea meme.
Sanremo vive anche di queste cose: non importa se succede davvero, importa che sembri possibile.
Elettra Lamborghini ormai realista, voto 8
Elettra ha capito tutto: meno illusioni artistiche, più Fantasanremo. Strategia pura, cinismo sportivo, mentalità da fantallenatore navigato.
Ormai sembra guardare il palco pensando solo ai bonus, alle scale, alle parole chiave.
Non canta, gioca. Non si esibisce, ottimizza.
È la Moneyball del Festival: meno poesia, più punti. E onestamente ha pure ragione.
Nino Frassica con le sue gag, voto 9
Frassica è la prova vivente che l’assurdo, se fatto bene, è più elegante di qualsiasi monologo scritto in tre mesi.
Entra, dice cose senza senso, esce, e tu ridi mezz’ora dopo perché ti rendi conto che funzionava tutto.
È l’unico che può parlare per cinque minuti senza dire niente e sembrare comunque più lucido di tutti.
Sanremo ha bisogno di Frassica come il pane: senza di lui sarebbe troppo ordinato.
Bocelli che arriva a cavallo, voto 2
Ingresso epico sulla carta, inspiegabile nella realtà. Sembrava l’inizio di un film storico, poi ti ricordi che sei a Sanremo e non a Ben Hur.
Momento solenne, sì, ma anche leggermente scollegato dal pianeta Terra.
Il cavallo non ha colpe, Bocelli nemmeno, ma l’effetto generale era tipo matrimonio medievale organizzato da un wedding planner troppo entusiasta.
Iconico? Sì. Necessario? Non proprio.
Ermal Meta fuori dalla top 5 mentre il mondo impazzisce, voto 8 morale, voto zero per il resto
Fuori guerra, crisi, tensioni ovunque, e lui porta una canzone impegnata mentre il televoto (ma soprattutto i giornali) premia il ritmo più facile.
Non è snobismo, è proprio la fotografia del Festival: il mondo brucia, l’Ariston balla.
Ermal resta coerente, serio, fuori dalle mode.
Non avrà vinto, ma almeno non si è travestito da tormentone per farlo. E oggi non è poco.
Elettra e la sua lotta contro i festini bilaterali, voto 8,5
Elettra ormai combatte una battaglia tutta sua, fatta di codici Fantasanremo, strategie, e missioni personali contro qualsiasi forma di caos non regolamentato.
Sembra una diplomatica del bonus: vigila, osserva, interviene.
Se le dessero un badge ONU probabilmente inizierebbe a monitorare pure le scale dell’Ariston.
Seria nel gioco, autoironica nel personaggio. E in mezzo a tutto questo Festival, una delle poche che sa esattamente cosa sta facendo.
Il signore intervistato da Rai 3 che tifa Annalisa anche se non è in gara, voto 10 e menzione al merito civile
In un Festival dove tutti tifano strategicamente, fanno calcoli, studiano classifiche, arriva lui. Un uomo libero. Un filosofo della domenica mattina, anche se è sabato. Un ribelle del televoto.
“Tifo Annalisa.”
“Ma non è in gara.”
“Per quello mi piace.”
Signori, questa non è una risposta: è uno stile di vita. È l’equivalente sanremese di votare scheda bianca ma con personalità. Lui non segue il Festival. Lui segue i suoi ideali. Se Sanremo avesse ancora un’anima, le darebbe il premio della critica. Subito dopo il caffè.
“Arrivedorci!” – Un modo per salutarci, per ora…
Sì, avete capito bene. “Arrivedorci” è la storica storpiatura voluta da Elio e le Storie Tese nell’omonima canzone Arrivedorci: un saluto sbagliato ma solennissimo, perfetto per chiudere qualcosa di importante… o almeno provarci. E a noi serve esattamente questo, adesso.
“Nel caso non dovessimo rivederci… buon pomeriggio, buonasera e buonanotte.”
Ogni anno Sanremo finisce così: promettendo che basta, che non lo seguiremo più, che abbiamo una vita, degli interessi, una dignità. Poi passa una settimana e siamo già a discutere se la scaletta era giusta, se il televoto è truccato e se quella gag funzionava davvero o eravamo solo stanchi.
Come nel finale di The Truman Show, salutiamo il Festival convinti di uscire dal set… salvo poi accorgerci che in fondo ci piace restarci dentro. Perché Sanremo è quella cosa che critichi mentre la guardi, ma che ti mancherebbe dopo tre giorni di silenzio. E quindi sì, anche quest’anno lo salutiamo così. Con affetto, con ironia e con la certezza che torneremo qui a farci del male tra dodici mesi.
Alla fine di tutto, tra stecche, momenti epici, diplomazie degne dell’ONU e apparizioni che manco nel multiverso Marvel, anche questo Sanremo se lo siamo portati a casa. Il Festival resta quella cosa meravigliosamente inspiegabile dove convivono arte, trash, nostalgia, politica, meme e signori intervistati a caso che tifano gente fuori gara. Un esperimento sociale in diretta nazionale, praticamente il laboratorio più costoso della TV italiana.
E in fondo è proprio questo il bello: Sanremo non è musica, non è spettacolo, non è varietà. Sanremo è Sanremo. Una liturgia pop che ogni anno prometti di non seguire e ogni anno finisci a commentare come se fossi nella giuria tecnica di te stesso.
Ringraziamo tutti, anche quelli che non volevamo ringraziare, salutiamo le polemiche che torneranno puntuali come le zanzare e ci diamo appuntamento alla prossima edizione, pronti a indignarci, esaltarci e twittare cose che il giorno dopo negheremo.
E come direbbero i Monty Python (per rimanere a tema di TonyPitony e similari):
and now for something completely different.
Ci vediamo al prossimo anno.
Sanremo 2026, il meglio e il peggio del Festival: le pagelle ignoranti tra gag, drama e momenti cult
Sanremo 2026, il meglio e il peggio del Festival: le pagelle ignoranti tra gag, drama e momenti cult
Sanremo Best Of: I migliori momenti di Sanremo 2026
Ogni anno promettiamo di non guardarlo. Ogni anno diciamo “basta, quest’anno passo”. E invece eccoci lì, sul divano, a commentare outfit improbabili, acuti urlati alle 00:47 e monologhi più lunghi della maturità. Perché il Festival di Sanremo non è solo musica: è sport nazionale, rito collettivo e fiera dell’assurdo in prima serata su Rai 1.
Queste non sono pagelle serie. Sono pagelle da bar, da gruppo WhatsApp, da “ma questo chi l’ha vestito?”. Se cercavi analisi musicali profonde, sei nel posto sbagliato. Se invece vuoi giudizi spietati, entusiasmo gratuito e zero diplomazia… benvenuto. Qui si applaude, si critica, si esagera. Come Sanremo comanda.
Prima Serata
I paperi creati con l’intelligenza artificiale, voto 2
Ci sono tante possibili applicazioni dell’AI, che spaziano dal campo medico a quello aerospaziale, passando per imprese, banche, sport e non solo. TIM, assieme alla RAI, ha optato per un uso alternativo. Come si fa a non amarli, ci chiedete? Semplice, basta guardarli. Li hanno tanto criticati, ma alla fine erano assai meglio i palloncini dalle sembianze falliche del poro Amadeus.
Renga, voto 3
Non è colpa sua, sia chiaro. Però statisticamente chi lo prende al Fanta poi inizia a perdere posizioni come se avesse acceso una candela nera dietro la classifica.
Renga è tipo il gatto nero del Fantasanremo: passa lui e zac, punti che evaporano, bonus che spariscono, capitani che si deprimono.
Artista serio, carriera enorme, ma nel fantasy musicale porta più sfiga di un portachiavi rotto.
Si scherza eh… però intanto la gente lo evita come il parcheggio a pagamento.
La “Repupplica” (cit), voto 7
Sette come le persone che avrebbero dovuto controllare il monitor per realizzare una grafica decente. Ne avranno chiamate soltanto sei e questo è il risultato. Scherzi a parte, meglio così: un po’ di notizia la si deve pur fare in qualche modo.
Il confronto fra i Sandokan e il conte Conti, voto 9
Sanremo improvvisamente diventa cinepanettone storico: da una parte Sandokan, dall’altra il Conte Conti, mancava solo una tigre in platea e una carrozza parcheggiata in doppia fila fuori dall’Ariston.
Momento surreale ma riuscitissimo, perché quando il Festival smette di prendersi sul serio e diventa teatro puro funziona sempre.
Duello nobiliare, trash quanto basta, iconico quanto serve. Più che un confronto, una scena tagliata da una fiction Rai di lusso. E noi muti, felici, confusi.
Seconda Serata
Max Pezzali, voto 8
Ancora lui, ancora qua. Meriterebbe un 10 solo per l’atmosfera western d’annata, anche senza cantare “I cowboy non mollano”. Siamo nel multiverso degli 883. Però, cavolo Max, quella canzone era proprio a tema e tu non me la canti? Che combini, Max?
E invece no, lui entra, crea nostalgia istantanea, ti fa tornare alle cassette consumate in macchina e poi se ne va come se nulla fosse.
Max non si esibisce: Max appare. È tipo un NPC emotivo che sblocca i ricordi degli anni ’90 appena lo incontri.
E noi lì, felici, a farci manipolare dalla nostalgia.
Lillo, voto 9
Lillo è sempre Lillo. E la sua genialità sta proprio lì: nella semplicità con cui riesce a farti ridere senza sforzo. Non alza mai la voce, non forza la gag, non fa il fenomeno.
Arriva, dice due cose, e tu ridi.
Come quello in compagnia che non parla mai, poi apre bocca e chiude la serata.
Lillo non cerca la scena: la scena trova lui.
Matteo Salvini, voto 3
Matteo Salvini si congratula con Ermal Meta non per la canzone, ma per “l’uso perfetto dell’italiano”. Che è un po’ come premiare un pilota perché sa accendere la macchina. Il Festival va avanti, lui pure.
È quella sensazione da zio al pranzo di Natale che commenta la partita senza averla vista. Non sai se ridere, cambiare discorso o controllare se hai ancora il telecomando in mano. Sanremo prova a essere pop, lui prova a essere ovunque e dire la sua sua chiunque. Non sempre funziona.
Patty Pravo, voto 7 di solidarietà
Patty Pravo cade davanti ai giornalisti perché non becca la sedia. Poveretta, ma sta bene. E in fondo Sanremo senza una scena surreale non sarebbe Sanremo. Anzi, diciamolo: è quasi una tradizione non scritta.
C’è sempre un momento in cui la realtà supera lo spettacolo. E Patty, con quell’eleganza un po’ aliena, riesce pure a cadere con stile. Altri cadono (nel banale), lei scivola nel mito.
Carlo Conti, voto 1
Carlo Conti alla domanda sul referendum risponde come sempre in modalità paraculo istituzionale. Il Festival è spettacolo, ma la diplomazia resta il suo vero talento. Conti non schiva le domande: le assorbe.
Le trasforma in aria tiepida, neutra, innocua. Se esistesse il kung fu della moderazione, sarebbe cintura nera.
Più che presentare Sanremo, lui lo gestisce come un ufficio comunale: nessuno si arrabbia, nessuno capisce davvero cosa sia successo.
Adriano Celentano, voto 9
Anche a distanza, Adriano Celentano vota Ermal (o almeno lo sostiene apertamente) e basta questo per rendere la serata più epica. Quando parla il Molleggiato, il Festival ascolta. Celentano non ha bisogno di esserci fisicamente.
È tipo una presenza spirituale pop. Un audio vocale suo vale più di tre ospitate internazionali.
Quando interviene lui, per un attimo Sanremo smette di essere televisione e torna a essere storia.
Terza Serata
Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann, voto 10
Sempre stellare.
Ti invitano a Sanremo e tu passi la serata intera nei panni di Lapo.
Genio puro. Ora attendiamo le querele come si attende il televoto.
E la cosa più bella è che non è nemmeno una caricatura urlata: è chirurgia comica. Pantani entra, si siede e in due battute ti fa dimenticare l’originale. A quel punto non stai più guardando un’imitazione, stai guardando Lapo in una versione più lucida di Lapo. Operazione delicatissima riuscita senza sforzo apparente. Standing ovation mentale e telefono già pronto per eventuali avvocati.
Carlo Conti che zittisce Mogol, voto 8 per il tempismo (ma pure zero per il resto)
Tempismo perfetto.
Come stoppare l’orchestra prima che parta il ritornello sbagliato. Ma pure quello giusto.
Conti in quel momento sembrava un arbitro di Champions: mano alzata, fischio invisibile e partita che riparte. Nessun dramma, nessuna scenata, solo il controllo totale della situazione. È il classico gesto da direttore di classe che sa che se non interviene subito poi perde il controllo della gita. Televisivamente pulito, umanamente spietato il giusto. E Mogol lì, fermato come un solista che stava per partire in un assolo infinito.
Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, voto 7
Singolarmente sempre fortissimi.
Insieme, però, sketch un po’ scarico.
Come un duetto tra due fuoriclasse con una canzone mediocre.
È il paradosso del talento: quando hai due campioni ti aspetti il miracolo, e invece arriva la normalità. Non brutto, non imbarazzante, ma nemmeno quel momento che racconti il giorno dopo. Sembrava una prova generale venuta bene ma senza il brivido della prima. Restano due mostri sacri della comicità televisiva, ma qui è mancata la scintilla che accende il pezzo e lo fa diventare citazione.
The Kolors e Fru che appare dal nulla, voto 10
Spiegazione inutile.
È stato come un featuring sorpresa in un album: non richiesto, ma memorabile.
Fru spunta e l’Ariston (pardòn, la Suzuku Arena) diventa improvvisamente internet, meme, backstage e caos organizzato. Quel tipo di comparsata che dura pochi secondi ma ti resta più di tre esibizioni complete. I The Kolors ormai hanno capito che Sanremo è anche spettacolo laterale, e questo colpo è stato perfetto: nonsense quanto basta, timing perfetto, zero spiegazioni. Il Festival vive di questi momenti assurdi che funzionano proprio perché non hanno senso.
Conti che parla dei Mondiali, voto 6
Annuncia le gare dell’Italia come esclusiva Rai… peccato che non siamo ancora qualificati. Cioè, ma dai, davvero? Non ci bastava essere eliminati per due volte di fila ai Play-Off?
Momento un po’ ottimista, diciamo così. Sembrava il classico parente che prenota il ristorante per Natale a settembre convinto che “tanto poi vediamo”. L’idea di base è pure giusta, la fiducia nello sport nazionale pure, ma la memoria storica recente ci suggerirebbe prudenza. Più che un annuncio, una speranza detta ad alta voce. Incrociamo le dita, ma intanto teniamo il telecomando pronto per eventuali traumi sportivi.
Quarta Serata (Serata delle Cover)
Attori, presentatrici, comici, Belen…, voto 7,5
A Sanremo per le cover “cantano” proprio tutti. Attori, presentatrici, comici, amici, parenti, gente passata per caso davanti al teatro mentre cercava un parcheggio. Belen, Fagnani, Ale e Franz, Santamaria… mancava solo il barista dell’Ariston e facevamo tombola.
La serata cover è diventata tipo la partita del cuore: non importa se sai cantare, importa esserci. E alla fine funziona pure, perché metà del divertimento sta proprio nel vedere chi compare dal nulla dietro il microfono. Festival trasformato in rimpatriata nazionale, ma almeno con le luci belle. Caotico, inutile, irresistibile.
Il Disertore (Dargen + Pupo + Bosso), voto 9
Quando prendi una canzone enorme e la metti in mano a gente che ha capito che non serve strafare, succede la magia. Interpretazione pulita, emozione vera, zero circo.
In mezzo a una serata dove c’era gente che portava sul palco pure il cugino con la chitarra scordata, loro hanno fatto la cosa più rivoluzionaria possibile: cantare bene.
Serio, intenso, bello. Quasi fuori luogo per quanto funzionava. Applausi veri, non quelli da “oh bravo però adesso muoviti”. Sono i veri disertori morali di questo festival (e ci servivano).
Cristina D’Avena, voto 8,5
Entra lei e improvvisamente l’Italia torna alle 16:40 su Italia 1 con la merenda in mano. Cristina D’Avena non canta, attiva ricordi d’infanzia. È un portale temporale con il microfono.
Sempre angelica, sempre precisa, sempre capace di far cantare pure chi non canta mai. Una vera Dea. Occhi di Gatto e via: pubblico in regressione infantile totale.
E poi le Bambole di Pezza che alzano il volume all’impazzata: combo nostalgica + energia.
Risultato: mezzo Paese che sorride senza sapere bene perché. Nostalgia usata bene, non come stampella ma come superpotere.
Tullio De Piscopo, voto 10
C’è un fatto (non quello quotidiano). C’è il fatto che Tullio sul palco sembra sempre uno che sa esattamente cosa sta facendo mentre noi a casa cerchiamo ancora di capire se abbiamo pagato la luce, se abbiamo messo i due euro nel parchimetro, se gli occhiali li abbiamo lasciati in auto o sul nostro naso. Solo che lui ha 80 anni e noi nemmeno 30.
Presenza, storia, groove. Uno che entra e l’Ariston diventa automaticamente più serio, anche se non vuole.
Marco ringrazia, noi pure. Leggenda vera.
Il Gabba, voto 8
Il Gabba è quella presenza che non sai spiegare ma che quando arriva pensi “ok, adesso mi diverto”.
Ha quell’energia da zio simpatico che alle feste tira fuori la battuta giusta al momento giusto e salva la serata.
Non serve fare cose complicate, basta esserci nel modo giusto. E lui c’è.
Affetto puro. Uno che ti viene voglia di invitare sempre, anche senza sapere perché.
Morgan voto 5 artistico, 10 narrativo
Morgan è ormai più una serie TV che un artista. Ogni stagione una trama nuova, ogni episodio un colpo di scena.
Dopo la saga con Bugo, ora abbandona pure Chiello prima ancora di arrivare a Sanremo (anche se la storia appare ora un po’ diversa). Cliffhanger, drama, reboot continui.
Musicalmente resta uno con talento enorme, ma ormai il personaggio corre più veloce della musica.
Se Sanremo fosse Netflix, Morgan sarebbe già alla quinta stagione con spin-off in produzione.
Confusione, genio, caos. Non sai mai cosa succede, ma sai che succederà qualcosa.
Quinta Serata (Serata Finale)
La risposta di Ermal Meta a Salvini, voto 9
Salvini che si complimenta per il suo italiano, Ermal che ringrazia le maestre e rilancia sull’importanza della scuola: in due frasi ha fatto più educazione civica lui che tre anni di programmi ministeriali.
Elegante, intelligente, senza polemica urlata. Ha risposto come si risponde quando hai capito tutto e non devi dimostrare niente.
Momento raro: Sanremo che diventa adulto senza diventare pesante.
Classe, calma, messaggio centrato. Uno dei pochi momenti in cui il Festival ha detto qualcosa davvero.
L’annuncio di Stefano De Martino prossimo direttore artistico, voto 8 narrativo, 5 realistico
Annunciato in diretta come se fosse il nuovo Papa, con metà Italia a chiedersi se fosse uno sketch o una sliding door temporale.
De Martino ormai è ovunque: balla, conduce, presenta, fa ironia, adesso pure direttore artistico? A breve lo vedremo pure a commentare il meteo.
Colpo televisivo perfetto: fa parlare, divide, crea meme.
Sanremo vive anche di queste cose: non importa se succede davvero, importa che sembri possibile.
Elettra Lamborghini ormai realista, voto 8
Elettra ha capito tutto: meno illusioni artistiche, più Fantasanremo. Strategia pura, cinismo sportivo, mentalità da fantallenatore navigato.
Ormai sembra guardare il palco pensando solo ai bonus, alle scale, alle parole chiave.
Non canta, gioca. Non si esibisce, ottimizza.
È la Moneyball del Festival: meno poesia, più punti. E onestamente ha pure ragione.
Nino Frassica con le sue gag, voto 9
Frassica è la prova vivente che l’assurdo, se fatto bene, è più elegante di qualsiasi monologo scritto in tre mesi.
Entra, dice cose senza senso, esce, e tu ridi mezz’ora dopo perché ti rendi conto che funzionava tutto.
È l’unico che può parlare per cinque minuti senza dire niente e sembrare comunque più lucido di tutti.
Sanremo ha bisogno di Frassica come il pane: senza di lui sarebbe troppo ordinato.
Bocelli che arriva a cavallo, voto 2
Ingresso epico sulla carta, inspiegabile nella realtà. Sembrava l’inizio di un film storico, poi ti ricordi che sei a Sanremo e non a Ben Hur.
Momento solenne, sì, ma anche leggermente scollegato dal pianeta Terra.
Il cavallo non ha colpe, Bocelli nemmeno, ma l’effetto generale era tipo matrimonio medievale organizzato da un wedding planner troppo entusiasta.
Iconico? Sì. Necessario? Non proprio.
Ermal Meta fuori dalla top 5 mentre il mondo impazzisce, voto 8 morale, voto zero per il resto
Fuori guerra, crisi, tensioni ovunque, e lui porta una canzone impegnata mentre il televoto (ma soprattutto i giornali) premia il ritmo più facile.
Non è snobismo, è proprio la fotografia del Festival: il mondo brucia, l’Ariston balla.
Ermal resta coerente, serio, fuori dalle mode.
Non avrà vinto, ma almeno non si è travestito da tormentone per farlo. E oggi non è poco.
Elettra e la sua lotta contro i festini bilaterali, voto 8,5
Elettra ormai combatte una battaglia tutta sua, fatta di codici Fantasanremo, strategie, e missioni personali contro qualsiasi forma di caos non regolamentato.
Sembra una diplomatica del bonus: vigila, osserva, interviene.
Se le dessero un badge ONU probabilmente inizierebbe a monitorare pure le scale dell’Ariston.
Seria nel gioco, autoironica nel personaggio. E in mezzo a tutto questo Festival, una delle poche che sa esattamente cosa sta facendo.
Il signore intervistato da Rai 3 che tifa Annalisa anche se non è in gara, voto 10 e menzione al merito civile
In un Festival dove tutti tifano strategicamente, fanno calcoli, studiano classifiche, arriva lui. Un uomo libero. Un filosofo della domenica mattina, anche se è sabato. Un ribelle del televoto.
“Tifo Annalisa.”
“Ma non è in gara.”
“Per quello mi piace.”
Signori, questa non è una risposta: è uno stile di vita. È l’equivalente sanremese di votare scheda bianca ma con personalità. Lui non segue il Festival. Lui segue i suoi ideali. Se Sanremo avesse ancora un’anima, le darebbe il premio della critica. Subito dopo il caffè.
“Arrivedorci!” – Un modo per salutarci, per ora…
Sì, avete capito bene. “Arrivedorci” è la storica storpiatura voluta da Elio e le Storie Tese nell’omonima canzone Arrivedorci: un saluto sbagliato ma solennissimo, perfetto per chiudere qualcosa di importante… o almeno provarci. E a noi serve esattamente questo, adesso.
“Nel caso non dovessimo rivederci… buon pomeriggio, buonasera e buonanotte.”
Ogni anno Sanremo finisce così: promettendo che basta, che non lo seguiremo più, che abbiamo una vita, degli interessi, una dignità. Poi passa una settimana e siamo già a discutere se la scaletta era giusta, se il televoto è truccato e se quella gag funzionava davvero o eravamo solo stanchi.
Come nel finale di The Truman Show, salutiamo il Festival convinti di uscire dal set… salvo poi accorgerci che in fondo ci piace restarci dentro. Perché Sanremo è quella cosa che critichi mentre la guardi, ma che ti mancherebbe dopo tre giorni di silenzio. E quindi sì, anche quest’anno lo salutiamo così. Con affetto, con ironia e con la certezza che torneremo qui a farci del male tra dodici mesi.
Alla fine di tutto, tra stecche, momenti epici, diplomazie degne dell’ONU e apparizioni che manco nel multiverso Marvel, anche questo Sanremo se lo siamo portati a casa. Il Festival resta quella cosa meravigliosamente inspiegabile dove convivono arte, trash, nostalgia, politica, meme e signori intervistati a caso che tifano gente fuori gara. Un esperimento sociale in diretta nazionale, praticamente il laboratorio più costoso della TV italiana.
E in fondo è proprio questo il bello: Sanremo non è musica, non è spettacolo, non è varietà. Sanremo è Sanremo. Una liturgia pop che ogni anno prometti di non seguire e ogni anno finisci a commentare come se fossi nella giuria tecnica di te stesso.
Ringraziamo tutti, anche quelli che non volevamo ringraziare, salutiamo le polemiche che torneranno puntuali come le zanzare e ci diamo appuntamento alla prossima edizione, pronti a indignarci, esaltarci e twittare cose che il giorno dopo negheremo.
E come direbbero i Monty Python (per rimanere a tema di TonyPitony e similari):
and now for something completely different.
Ci vediamo al prossimo anno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Condividi questa storia, scegli tu dove!
About the Author: Alessandro Tassinari
Post recenti
Fanta F1 – Il ritorno dei motori: tra Australia, Cina e il regno incontrastato del Tyrannosaurus Tappo
Fanta – Il curioso caso di Benjamin Marco: ovvero come smettere di fare la formazione e iniziare a fare punti
Fanta Champions – Notti europee, follia e miracoli: gli ottavi di finale incendiano l’Europa
Fanta – Coppa Italia: semifinali, rimonte e destini incrociati; l’Europa può aspettare
Super League 25/26: Risultati 28° giornata
F1 – Pagelline Ignoranti GP Australia 2026: Mercedes imprendibile, Ferrari parte a razzo e Aston Martin nel dramma
Post correlati
Chi è Ditonellapiaga, la cantante che ha vinto la serata cover di Sanremo 2026
Sanremo 2026, la quinta serata decide il vincitore: scaletta cantanti, votazioni e conduttori
Sanremo 2026: Ditonellapiaga e Tony Pitony vincono la serata cover, sul podio Sayf e Arisa
Chi sono davvero i musicisti dietro la Ligera County Fam: il collettivo che accompagna J-Ax a Sanremo 2026
Chi è davvero Tony Pitony: perché è il vero caso di Sanremo 2026
Scaletta finale Sanremo 2026: ordine dei cantanti, ospiti e come funziona la serata decisiva
Scaletta quarta serata Sanremo 2026: ordine di uscita dei cantanti, duetti e cover
Senegal-Marocco: probabili formazioni, orario e dove vedere la finale di Coppa d’Africa in tv e streaming
Finale Coppa d’Africa 2025: Senegal-Marocco, la notte che vale la storia
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Buen Camino (2025)
Lo SPID diventa a pagamento: tutte le risposte che devi sapere per non restare bloccato
Lo SPID non è più gratis: da quest’anno lo paghi (ecco quanto, chi deve pagare e come evitarlo)
Perché tocchiamo continuamente il telefono anche senza notifiche? Il motivo è inquietante
SPID diventa a pagamento: tutto quello che devi sapere (novità 2026)
Perché guardiamo l’orologio e subito dopo dimentichiamo l’ora? Succede a tutti
Perché dopo Natale ci sentiamo tristi o vuoti: il fenomeno dell’Holiday Blues spiegato semplice
Buoni propositi per il nuovo anno: come trasformarli in obiettivi reali (e non abbandonarli a gennaio)
Il finale di Una poltrona per due spiegato dal punto di vista economico e finanziario
Il finale di Una poltrona per due spiegato: significato, truffa e lieto fine del cult di Natale
Finale di Una poltrona per due: spiegazione completa del capolavoro natalizio
Cervia, Rassegna Radici e Futuro – La seconda edizione da novembre 2025 a maggio 2026: L’alterità attraverso gli occhi dei giovani ricercatori
Super Babbo – Le nuove canzoni del “Tom Universo”: quando l’ironia incontra l’eroismo
Kross Home Decorations presenta il nuovo catalogo: creatività, bellezza e personalizzazione al servizio della casa
“Legacy: L’eredità del mondo dimenticato” vince il Premio Assoluto al Caffè delle Arti!
È ufficiale: “Super Babbo – A Tom Tacchino Story” è disponibile ovunque – il primo capitolo della saga
Le Canzoni Ufficiali di Tom Tacchino e Super Babbo: l’Universo si allarga (anche in musica!)
Ridere per non impazzire: perché “Super Babbo – A Tom Tacchino Story” è il fumetto che ci serviva
Super Babbo: il fumetto che non doveva esistere (e invece sì)
Tom Tacchino e Super Babbo: la rivoluzione parte dal fumetto
La grande musica torna a Forlì con la rassegna di Sadurano Serenade
40 anni di Cooperazione per il Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena
Fregnacce, talpe e redenzione: perché “Super Babbo – A Tom Tacchino Story” è più di una semplice risata
Dal web al fumetto: come è nato l’universo di Tom Tacchino e Super Babbo
Cervia e il segreto del sale nel workshop finale del progetto ESP
Luoghi comuni, valore espanso: impresa e comunità al centro del Festival del Buon Vivere
Il Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena festeggia 40 anni
È morta Claudia Cardinale: l’icona che portò il cinema a Cervia, tra spiaggia, sale e valigia
Insieme, oltre le generazioni: comunità che crescono con i legami
MotoGP, addio alla storia? Liberty Media cancella Moto2 e Moto3 e riscrive l’albo d’oro
Al via la 25a edizione della Lotteria della Solidarietà
Pubblicato il bando del premio di laurea alla memoria di don Dario Ciani
Sta per arrivare Super Babbo: la leggenda dell’eroe di Tom Tacchino che salvò il mondo (più o meno)
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Superman (2025)
Tasso Spoiler – T&T al cinema: I Fantastici 4 (2025)
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Deadpool & Wolverine (2024)
Nuove rubriche sul sito: più spazio ai contenuti che amate di più
10 agosto a Cervia: tra tradizione, magia e festa sotto le stelle
Indiana Jones e l’Ultima Crociata: spiegazione del finale del terzo film della saga
Come dentro un film – Luca Barbarossa a Castel San Pietro: un viaggio tra musica, ricordi e luoghi dell’anima
Luca Barbarossa in concerto al Giardino degli Angeli di Castel San Pietro Terme: scaletta, curiosità e momenti indimenticabili
Pallone d’Oro 2025: è tempo di sognare, ecco tutti i candidati. Chi spodesterà Rodri?
Ministro Abodi, dichiarazioni shock: “Italia-Israele si deve giocare, Israele è Paese aggredito”
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Lilo e Stitch (2025)
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Minecraft (2024)
Irama, Venditti, Tiziano Ferro: Versi ed Emozioni che ci ricordano chi siamo
“Tu no” di Irama: la canzone più struggente di Sanremo 2024 che racconta l’assenza e il dolore
Ovunque sarai: la canzone più intima di Irama, un addio sussurrato che diventa eterno
“La ragazza dal cuore di latta”: la canzone più forte e fragile di Irama, tra dolore, paura e rinascita
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Captain America: Brave New World (2024)
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Napoleon (2023)
Shock in Grecia: morso ai genitali da un cane, in ospedale l’ex Roma Carles Pérez
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Thunderbolts (2024)
I 5 dinosauri più cattivi (e spaventosi) della storia secondo ChatGPT
A tutto GasP – Wesley, Ghilardi e gli altri: come sarà la Roma del futuro?
Estate di Luce e Risparmio con Kross Home Decorations: il 1° Agosto sconto del 50% su tutta la bellezza dell’arredo
Buon compleanno a Fernando Alonso, 44 anni da leggenda: il tempo passa, la classe resta
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Jurassic World – La Rinascita (2025)
“Che fantastica storia è la vita”: Venditti emoziona Cervia, tra notti prima degli esami e ricordi che riaffiorano
Tasso Spoiler – T&T al cinema: Beetlejuice 2 (2024)
Bilancio in attivo per il Consorzio: utili investiti nel welfare aziendale
Anniversario 2025: a Sadurano gli eventi in ricordo di don Dario Ciani
Sadurano Serenade 2025: la XXXIV edizione apre con Maurizio Di Fulvio Quartet il 22 giugno
Qualificazioni Mondiali, disastro Azzurro: la Norvegia umilia l’Italia 3-0
Nuovo Consiglio d’amministrazione per i 40 anni del Consorzio Solidarietà Sociale
Il Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena festeggia i 40 anni: il via con il festival Zardin
Il cuore oltre la vittoria: Recensione del film “L’Ultima Sfida”
Claudio Ranieri: l’ultimo abbraccio all’Olimpico. Grazie, Mister.
Mai privare il detenuto della sua dignità umana: il messaggio del convegno del 16 maggio
Fra presente e passato: il Consorzio nelle storie di chi lo ha vissuto
Insieme per il territorio: le cooperative socie del Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena
Il Testamento completo di Giovanni Santarelli: una Forlì di misericordia e giustizia sociale
Monete al tempo di Santarelli: un mosaico di storia e valore
Alla scoperta di Via Dandolo: il Palazzo del Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena
Guerra a Forlì – 10 dicembre 1944: il bombardamento su San Biagio
Il Quartiere di Via Dandolo, fra Santa Chiara e Schiavonia: Storia, Chiese e Memoria
Giovanni Santarelli e il suo Testamento: Un ritratto di pietà, ordine e impegno civile nell’Italia unita
Il Palazzo di Via Dandolo: La storia dell’edificio di Via Dandolo e del lascito Santarelli
16 maggio: convegno su carcere e finalità rieducative con il vice-ministro Sisto
Vincere altrove: gli ex Roma che hanno trovato la Champions… lontano da Trigoria
Attraverso la Luce: Intervista a Martina, l’anima di Kross Home Decorations
“Riposino Istituzionale”: Lotito si addormenta in Senato (di nuovo)
25 Aprile: Smontare i Miti del Fascismo per Celebrare la Libertà
25 Aprile sempre: parole resistenti, ancora attuali
Il Signore delle Capre riceve il Tapiro d’Oro Pasquale: caos, mammelle e riconciliazione
Lazio furiosa col calendario: “Vogliamo andare in Vaticano, non giocare!”
È morto Papa Francesco: tra sacro e profano, il Papa del Popolo e del Pallone
Il Bodo Glimt e lo sfottò epico alla Lazio: “Wonder SALMON wall”
Venditti e il canto dell’amore che non si spegne mai: “L’amore insegna agli uomini”
Cassano critica Ancelotti: “Hai vinto tanto, ma non hai lasciato nulla al calcio”
Spalletti: “A Totti voglio bene come un figlio. Ho litigato con chi aveva intorno, non con lui”
Derby della Capitale: La Supremazia Giallorossa e i Record di Francesco Totti
Union Sammartinese 3-2 Modena: Vittoria Cruciale nella Poule Salvezza
Totti sicuro: “I migliori al mondo sono due, Mourinho e Ancelotti”
Nuovo Stadio della Roma: tra promesse e attese, i tifosi aspettano
Lo Sporting: Memorie e storie di chi ha scritto la storia di Milano Marittima
Bagno Pineta 120: Una Storia di Mare, Famiglia e Tradizione
Le Action Figure di Tom Tacchino: la collezione che non sapevi di volere (ma ora sì)
I Leggendari Eroi di Tom Tacchino diventano Action Figure! 🦸♂️
Addio ad Antonello Fassari, il cuore burbero de I Cesaroni
Amedeo Minghi e la polemica social: «Venditti non meritava il premio a Sanremo, era una scelta forzata. L’ha sempre disprezzato»
Radici e Futuro: la poesia cervese protagonista a Cervia con Tassinari e Previato
Dalle parole ai fatti: il calcio secondo Gattuso (e non secondo Bastoni)
Venditti a fumetti secondo lo Studio Ghibli: il nuovo trend social, fra polemica e meraviglia
Francesco Totti e il Viaggio a Mosca, tra Sport e Polemiche: “Promuovo i Valori dello Sport”
Spirale luminosa nei cieli italiani: il fenomeno spiegato
Happy Birthday Ayrton 2025: Il Ricordo di una Leggenda
“Dalle Alluvioni ai Cannoni: L’Europa che Non Impara”
Manipolazione Algoritmica su Facebook: Un’Analisi Critica
Achille Lauro e Antonello Venditti: un’amicizia in musica tra passato e futuro
Notte prima degli esami: Antonello, Luca e quel ragazzo con la chitarra
Zeman migliora e lascia la terapia intensiva, a Roma disse: “Gli orari? Si cambiano… anticipandoli!”
Totti e Vieri lanciano una birra insieme: nasce la collaborazione tra Francesco Totti 10 e Bombeer
Venditti furioso: “Rosetti sarà contento, la prima finalista è già decisa”
“I Cesaroni – Il ritorno”: al via le riprese della nuova stagione!
Serie D, il Ravenna scrive la storia: la Coppa Italia è sua! Battuto il Guidonia ai rigori
Venditti, la musica, la Roma: una storia d’amore tra successi sportivi e artistici indimenticabili
Serie A, un silenzio che fa rumore: nessun tributo per Bruno Pizzul
Sara Londrillo e Enrico Ottolini nuovi portavoce dei Verdi in Emilia-Romagna
Make Football Great Again: quando la retorica USA incontro il calcio
Tony Effe come Totti? Un paragone decisamente impossibile
L’ultimo giorno di patriarcato: Checco Zalone celebra l’8 marzo con una nuova canzone
Dalla Pelle al Cuore: il compleanno di Venditti, l’artista che entra nell’anima di Roma e dell’Italia intera
Union Sammartinese, vittoria eroica: battuto di misura l’Original Celtic Bhoys!
Fonseca squalificato per 9 mesi, Bonucci assolto: due pesi e due misure?
“The Boys 5”: Reunion Epica di Supernatural con Padalecki, Collins e Ackles!
Da Juric a Thiago Motta: le dichiarazioni più assurde degli allenatori di Serie A 2024/25
Addio a Bruno Pizzul, la voce delle “notti magiche” azzurre: il messaggio di Ranieri e il cordoglio della Roma
Bruno Pizzul e la Roma: nella TOP 11 presenti anche due romanisti
Nuova Champions League: rivoluzione sostenibile o semplice business?
Anima e Cuore: Un’Altra Partita Eroica per la Sammartinese
Disaffezione al voto e regressione politica: un pericolo sottovalutato
Trump accusa Zelensky: “State giocando con la Terza Guerra Mondiale”
Mourinho squalificato in Turchia: il Fenerbahçe lo difende con forza
Addio a Boris Spassky: fra scacchi, politica e… Garbino
“Lacrime di pioggia” di Antonello Venditti: un dialogo con la grande poesia italiana
Gabry Ponte punta all’Eurovision: il DJ superstar in gara al San Marino Song Contest
Anche un po’ di Venditti all’Eurovision con Lucio Corsi, grazie… al suo cappello!
NEWS: Nasce la mia nuova pagina Facebook!
Il Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena protagonista al Welfare Index PMI
VIDEO – Achille Lauro e Antonello Venditti: un duetto speciale su “Notte prima degli esami”
Ironia e contrappasso: Sky non fa vedere le italiane… e loro escono dalle coppe europee
Caos sugli spalti: Anderlecht-Fenerbahçe interrotta dopo 7 minuti
Calcio spettacolo e magia: la Union Sammartinese travolge il Modena 3-1
Real Madrid 3-1 Manchester City: Il Football, Quello Vero
Grazie, Antonello: Lettera aperta al maestro Venditti
Edoardo Bove: il cuore di un guerriero
Sanremo 2025: quando i mondi si incontrano – Antonello Venditti e i cantanti in gara
Sanremo 2025 al via: Venditti, il premio alla carriera e il cuore romanista all’Ariston
XXIV Lotteria della Solidarietà: consegnati i contributi ai progetti vincenti
Le chat segrete di Fratelli d’Italia: la (non) stima per Salvini è servita
Totti e Del Piero incontrano Capitan America: quando il calcio incontra i supereroi
Union Sammartinese: un pareggio d’oro che riaccende la stagione
Roma Marittima: Anzio e Cervia tra Sbarchi e Liberazioni
Religione, Morte e Guerra: Connessioni nella Poesia di Tolmino Baldassari
Sanremo 2025: tra (Fanta) palco e realtà
Natura, Tempo e Memoria nella Poesia di Tolmino Baldassari
Gli eroi della Champions: intervista a Max, vice campione 14/15
XXIV Lotteria della Solidarietà: premiati i progetti vincitori
Formazione Digitale: Nuovi Corsi per Migliorare le Tue Competenze Online
Cento storie per Centocittà: i 40 anni del grande capolavoro di Venditti
Antonello Venditti torna live nel 2025 con il tour “Notte Prima degli Esami 40th Anniversary – 2025 Edition”
Tom e Fumetti Marvel: nuove vignette online!
27 Gennaio, Giornata della Memoria: parole e poesia per non dimenticare
XXIV Lotteria della solidarietà, oltre 47mila biglietti venduti: estratti quelli vincenti
Patrizi e Plebei: la nuova Era delle Disuguaglianze Globali
Trump, USA: ritorno al passato per il suo secondo mandato presidenziale
Andrea Gulminelli ci ha lasciati: addio a un maestro, ricercatore e militante, amico dei Patriarchi della Natura
The Day After Tomorrow: una nuova era per la Formula 1
Chiefs da Dinastia: Kansas City batte Houston 23-14 e prosegue la Corsa al Super Bowl
Abbiamo chiesto a ChatGPT quali sono stati i dieci migliori governi USA
Formula 1 e fumetto: i piloti in versione Tom Tacchino
L’Essenza della Poesia di Tolmino Baldassari: Il Dialetto come Espressione Universale
AS Roma e Tom Tacchino: quando il calcio incontra il fumetto
Investire sul futuro: Servizio Civile Universale con il Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena
Propaganda e Cultura di Massa durante il Fascismo: Controllo o Svago?
La Storia degli Insediamenti e delle Strutture Abitative: Un Viaggio nel Tempo
Ass. Amici di Don Dario: “Accelerare sul nuovo carcere e su forme alternative alla pena”
Proteggere gli Animali dai Botti di Capodanno: Un imperativo per Tutti
Grazie: 426 volte grazie di cuore ❤️💚
I negazionisti del clima e i nemici dell’ambiente sono responsabili dell’aumento degli eventi climatici estremi
Candidatura a delegato per il Servizio Civile (ER): il mio Programma elettorale
Fotovoltaico e Agrivoltaico: la Regione deve aiutare le imprese ad installarlo
Cervia 3D: un Viaggio tra Cultura e Innovazione Digitale
Forlimpopoli: il Ferrari Club celebra il suo 43esimo compleanno
Il Digitale può trasformare la Burocrazia e Difendere i Dati dei Cittadini
Alluvioni: comprendere il problema per cambiare la gestione del territorio
Il Mediterraneo brucia: Come il riscaldamento globale mette a rischio il nostro Futuro
Alluvione in Spagna: a Valencia danni, dispersi e oltre 150 morti
Forlì, dalla Palestina al Comune: Destra affossa mozione per la Pace
Rodri vince il Pallone d’Oro 2024: un trionfo meritato?
Scuola: il demone della progettazione
Abu Ismam: innovazione e ricerca tra astrofisica e ingegneria
Sciacalli e sciagure: commento non richiesto sulle alluvioni in Emilia-Romagna
Da Perez a Rabiot: Quando i parenti degli sportivi rubano la scena
Il Futuro che Vogliamo: Digitale, Sostenibilità e Inclusione
La caduta della Roma: dall’addio di Mourinho al caos totale
Deadpool & Wolverine: un crossover Marvel tra ironia e azione che conquista
Francesco Totti: pronto a tornare in campo?
Lotteria della Solidarietà: Un Aiuto Concreto al Non Profit del Territorio forlivese
Forlì, Piazza del Duomo chiusa per una festa privata
Recensione di “Chi sta male non lo dice”, di Antonio Dikele Distefano
Sadurano Serenade 2024: il 26 settembre “Musica e migranti” con Ciccarese e Di Tella
NFL, la stella dei Dallas Cowboys Billy Price costretta al ritiro
Perché alcuni palloni di Serie A vengono portati via dopo un goal
Dove vedere la Serie A 2024/25: tv e streaming
Alleanza Verdi e Sinistra presenta la lista a Cervia
X Agosto: Giovanni Pascoli
L’Infinito (Giacomo Leopardi)
GP Cina 2024: programma e diretta su Sky Sport F1
Alonso-Aston, la storia continua
F1: GP Giappone, ordine di arrivo
Col fiato sospeso: recensioni di “L’ombra del vento”
Fino alla fine del mondo: recensione di “La Strada”
La storia non è un gioco: recensione di “Il profumo delle foglie di limone”
Benvenuti a Skylhope: recensione di “L’ombra di Lyamnay”
Beccato con un 1kg di cocaina e 7000 euro in contanti: uomo arrestato dalla GdF di Cervia
Cervia: il palazzo comunale si tinge di giallo per il Tour de France
“Dio è morto”
“Ogni tempo ha il suo fascismo”
Elezioni a Cervia, il Sentiero delle idee di Missiroli (PD)
Cervia: settimo incontro del ciclo “La terza età non è una malattia”
FantaMaster per la Champions League: una nuova applicazione
Saudi Pro League: perché darle una chance
Ciao a tutti!
Related Posts
Chi è Ditonellapiaga, la cantante che ha vinto la serata cover di Sanremo 2026
Sanremo 2026, la quinta serata decide il vincitore: scaletta cantanti, votazioni e conduttori
Sanremo 2026: Ditonellapiaga e Tony Pitony vincono la serata cover, sul podio Sayf e Arisa
Chi sono davvero i musicisti dietro la Ligera County Fam: il collettivo che accompagna J-Ax a Sanremo 2026