Monete al tempo di Santarelli: un mosaico di storia e valore
Monete al tempo di Santarelli: un mosaico di storia e valore
Un’Italia in tasca… divisa
Nel 1800 l’Italia non era ancora unita, e non lo erano nemmeno le sue monete. A seconda della regione, città o stato, si potevano trovare in circolazione monete completamente diverse tra loro: per forma, nome, valore, metallo e simboli.
Mentre oggi l’euro ci fa sentire parte di un unico sistema, allora si parlava di:
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Scudi e baiocchi nello Stato Pontificio
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Lire sarde e toscane
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Ducati, tornesi, crazie, quattrini
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E anche delle prime lire italiane introdotte da Napoleone al Nord
Un vero mosaico monetario, fatto di argento, rame e oro.
Forlì e il fascino delle monete pontificie
Fino al 1860, Forlì faceva parte dello Stato Pontificio. Le monete quotidiane erano i baiocchi (rame), i quattrini (spiccioli ancora più piccoli) e gli scudi (argento), spesso con l’effigie del papa in carica, come Pio IX.
Nel 1861 arriva l’unità d’Italia, e con essa una nuova moneta ufficiale: la lira italiana, coniata con il volto del re Vittorio Emanuele II e basata sul sistema decimale francese (1 lira = 100 centesimi).
Ma il passaggio non fu immediato: anche nel 1866, come attestato dal testamento del benefattore forlivese Giovanni Santarelli, troviamo riferimenti a più monete diverse, usate contemporaneamente.
Un documento che parla di:
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Lire italiane
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Baiocchi pontifici
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Forse anche scudi, usati per indicare somme più grandi
Una convivenza monetaria unica, che riflette la realtà quotidiana: un paese che stava cambiando, ma che portava ancora addosso la memoria e il valore delle monete “di prima”.

Il conio: monete tra arte e potere
Le monete pontificie
🪙 In rame: 1 baiocco, 2 baiocchi, quattrini
🪙 In argento: mezzo scudo, 1 scudo
👉 Decorate con lo stemma papale, scritte in latino, bordi zigrinati. Oggi sono vere e proprie opere d’arte da collezione.
Le monete italiane
🪙 In rame: 1, 2, 5 centesimi
🪙 In argento: 10, 20, 50 centesimi – 1, 2, 5 lire
🪙 In oro (rari): 10 e 20 lire
👉 Sul fronte, il re Vittorio Emanuele II. Sul retro, lo stemma sabaudo con la scritta “REGNO D’ITALIA”.
Simboli monetari: quando la “L” sembrava una nota
Se hai trovato in vecchi documenti simboli strani accanto ai numeri, sappi che:
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La lira era abbreviata con L. o con il simbolo ₤, spesso scritto in corsivo e facilmente confondibile con una “d” o una nota musicale.
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Il baiocco non aveva un simbolo ufficiale, ma si scriveva b. o bai.
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Lo scudo si trovava come sc.
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Il ducato veniva segnato come d. o duc.
👉 In una stessa pagina potevano convivere 5 ₤, 10 b., e 2 sc., ognuna con il suo valore, la sua storia e il suo peso nel borsellino di un cittadino forlivese.
Il fascino della varietà
Questa ricchezza monetaria, lontana dalla semplificazione moderna, ci restituisce un’Italia vivace, stratificata, e profondamente legata alle sue realtà locali.
Anche nel testamento di Santarelli, che lasciava ai poveri e ai benefattori somme precise per opere benefiche, è evidente il valore storico delle monete, che diventano non solo strumenti economici, ma testimoni della trasformazione di un popolo e di una città.
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About the Author: Alessandro Tassinari
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