Fanta Sanremo 2026 – Tom Tacchino League: Cronaca semiseria di un’epopea musicale e statistica totalmente fuori controllo

Fanta Sanremo 2026 – Tom Tacchino League: Cronaca semiseria di un’epopea musicale e statistica totalmente fuori controllo

di 3 Marzo 2026

La stagione in cui le statistiche hanno cantato più dei Big

C’è stato un momento preciso, durante questa edizione, in cui abbiamo capito che non stavamo semplicemente giocando al FantaSanremo. Stavamo scrivendo un pezzo di storia. Non quella con la S maiuscola, quella la lasciamo ai manuali. La nostra è la storia con l’autotune, con i bonus per gli outfit, con le dichiarazioni fuori scaletta e con le classifiche che cambiano più velocemente di un ritornello di Mahmood.

Per settimane (diciamo settimane e non giorni perché suona più figo) abbiamo analizzato punteggi come se fossimo telecronisti di (Fanta) Champions, abbiamo discusso formazioni canore con la stessa tensione di un CT prima dei rigori e abbiamo fatto pronostici degni di un backstage di X Factor. E alla fine, come sempre, il FantaSanremo ci ha ricordato una cosa: non vince chi parte forte. Vince chi sa aspettare il momento del drop.

Eravamo partiti con la solita domanda che accompagna ogni edizione come il jingle dell’Eurovisione: “Chi vince?”

E la lega aveva risposto così: Tappo — 8 voti. Giulia da Terni — 3 voti. Max — 3 voti. Big Fabio — 1 voto con tanta fede. Fabio Tartaruga — 1 voto e presenza metafisica.

Otto voti su Tappo. Otto. Un plebiscito che neanche quando esce una hit estiva di Annalisa e tutti sanno già che finirà nelle storie Instagram fino a settembre. Sembrava scritto. Sembrava già inciso sul vinile. E invece no.

Perché il FantaSanremo è come una canzone di Battiato: pensi di aver capito il senso, poi ti perdi “tra i desideri e le abitudini” e ti ritrovi a fare conti su bonus e malus come fossi in uno studio di produzione a sistemare le ultime tracce di J-Ax. Ma che cazzo ho scritto? Passiamo oltre.


📊 STATISTICHE CHE FANNO PIANGERE (E BALLARE)

Con questa edizione succedono cose enormi. Giulia da Terni diventa la prima a vincere il FantaSanremo due volte. E non solo: lo fa due volte di fila. Back-to-back. Roba che nel mondo della musica equivale a fare due album di platino consecutivi senza perdere hype.

Nel computo totale FantaSanremo + Fanta EuroWandaVision, Tappo resta il più titolato a quota 3 complessive. Giulia sale a 2 totali, raggiungendo Tasso. Ma attenzione: Tappo non ha MAI vinto Sanremo. È il paradosso vivente. È quello che domina le classifiche europee ma in casa sua trova sempre qualcuno che gli soffia il microfono all’ultimo secondo.

Per quanto riguarda i secondi posti, Tasso e Tappo si dividono lo scettro degli argenti a quota tre ciascuno. I fratelli tassinari sono i Coldplay del podio: sempre lì, sempre protagonisti, sempre in alto, ma con una collezione di “quasi” che meriterebbe un cofanetto celebrativo.

L’unico, oltre a loro, altro ad aver fatto primo + secondo è Marco (De Iulio): vincitore nel 2022 con I Bigodini di Nonna Pina e secondo all’EuroWandaVision con Progressive Programmers. Un uomo che ha unito phon e synth, bigodini e codici binari. Un visionario.

Ma la vera rivoluzione è una: Giulia è la prima ad aver vinto il FantaSanremo due volte, e lo ha fatto due volte di fila. Non è solo una vittoria. È un’era. Come le ere dei dischi della sua Taylor Swift.

E ora, senza ulteriori effetti speciali, partono le pagelle ignoranti. Quelle definitive. Quelle di fine anno. Quelle che non chiedono il permesso. Quelle che arrivano dritte come un ritornello cantato a squarciagola sotto la doccia. Cantando una canzone di Checco Zalone.


🥇 1 – Giulia da Terni (Giusbox)

Voto 10 e lode – 2629 punti

Se questa fosse una serie Netflix, la sua stagione si chiamerebbe “The Comeback Tour”. Perché Giulia non ha semplicemente vinto. Ha scritto una narrazione. È stata seconda fino all’ultimo, ha lasciato che gli altri si prendessero i riflettori, ha ascoltato le previsioni come si ascolta una demo prima del remix… e poi ha fatto il sorpasso finale con la calma di chi sa già come va a finire il film. Seconda fino all’ultimo. Diceva: “Recupero”. Noi ridevamo. Ha recuperato.

Ha fatto più punti di una discografia di Taylor Swift messa in loop durante un breakup collettivo. È la “Cruel Summer” del FantaSanremo: parte lenta, poi esplode. Due vittorie di fila. Nessuno mai. Neanche le boyband ai tempi d’oro. E mentre Tappo era già pronto a incidere il disco della vittoria, lei ha fatto il remix. Versione deluxe. Con 30 punti di differenza che sono pochi, ma sono tutto. Giulia non gioca. Giulia scrive concept album. E ormai più che una concorrente è una corrente artistica. Se il FantaSanremo fosse una playlist, lei sarebbe quella traccia che non salti mai.


🥈 2 – Tappo (Articolo 31 – Carta ONU)

Voto 10 – 2599 punti

C’è qualcosa di epico nella sconfitta di Tappo. Non è una caduta. È un rallenty cinematografico con sottofondo orchestrale. Perde per 30 punti. Trenta. Che nel FantaSanremo sono niente. Un bonus sceso male. Un microfono lasciato acceso. Un outfit sbagliato. Ha provato a giocarsi tutti i campionati con la stessa squadra, stile allenatore romantico anni ’90 che non cambia modulo neanche sotto tortura. Ma il romanticismo nel Fanta è come cantare “Gli anni” senza nostalgia: non basta.

Resta il più titolato overall. Ma Sanremo ancora no. È l’uomo che canta “Un’emozione da poco” ma poi è sempre a un passo dal ritornello finale. È il Bruce Springsteen delle nostre classifiche: leggendario, iconico, ma quella specifica sera qualcuno gli ruba il Grammy. Eppure, quando si rifarà il conteggio storico tra vent’anni, il suo nome sarà inciso come quello che c’era sempre. Sempre lì. Sempre sul pezzo.


🥉 3 – Gabriello (Fabrizio Maurizi FIGAAA)

Voto 10 – 2214 punti

All’inizio sembrava un errore di sistema. Un glitch. Una comparsa. Ci chiedevamo se esistesse davvero o fosse un nome generato dall’algoritmo di Spotify alle tre di notte. E invece Gabriello è rimasto. E ha fatto punti. E ha scalato. E ha urlato FIGAAA come fosse il titolo di un singolo trap del 2018. All’inizio volevamo toglierlo dalla classifica. Non si sapeva chi fosse. Sembrava un featuring non accreditato. E invece.

È rimasto. Ha fatto punti. Ha scalato. Ha urlato FIGAAA come fosse un inedito di Vasco nel 1983. Gabriello è quell’artista che sale sul palco per sbaglio e finisce in top 3. Non sappiamo chi sia. Non sappiamo dove viva. Ma ora è leggenda. Lunga vita a te, o Gabriello. Profeta. Mistico. Randomico. È la sorpresa indie che diventa mainstream senza chiedere il permesso.


4 – Christian (Nota Ri Stonata)

Voto 9,5 – 2209 punti

Christian è l’uomo che non dorme. Resta sveglio a ogni serata come un tecnico del suono che deve controllare ogni cavo. Già questo vale mezzo voto. Dopo anni nelle retrovie, risale la classifica come una power ballad anni 2000 che parte piano e poi ti prende a schiaffi emotivi nel bridge. Prende in squadra il figlio di Gigi D’Alessio e l’amico… senza sapere chi siano. E fanno più punti di tutti.

Questo non è caso. È intuito da talent scout. È Super Babbo. È quello che compra il disco prima che diventi disco d’oro. E mentre gli altri fanno calcoli, lui segue il flusso. E il flusso lo premia.


5 – Marco & Sabry (Paperi e Papaveri)

Voto 9 – 2094 punti

I primi degli ultimi. Come quei gruppi indie che non vincono ma poi fanno sold out. Nome iconico. Prestazione solida. Meno rumore, più sostanza. E infatti stanno lì, in quella terra di mezzo tra il podio e l’anonimato, come certi dischi che non debuttano al numero uno ma dopo sei mesi li conoscono tutti a memoria. Non hanno fatto la giocata da headline del sabato sera, ma hanno infilato punti come si infilano date in un tour infinito nei circoli Arci: costanza, chilometri, zero hype finto e tanta resa. Sono quelli che magari non alzano la coppa, ma quando scorri la classifica pensi “ah però, sempre lì”. E nel FantaSanremo, dove tutti cercano il colpo di teatro, loro hanno scelto la linea editoriale: progetto coerente, niente fuochi d’artificio, solo scalette fatte bene e zero stecche. Alla lunga paga più un basso suonato pulito che un assolo sparato a caso.

Marco & Sabry sono il duo che ricorda quei gruppi indie che non urlano per emergere ma costruiscono fan base con date piccole e vendite costanti: credibilità prima di tutto, come una band che preferisce le curve dei club ai palazzetti. Sono quelli che magari non fanno la story grid perfetta, ma quando esce il nuovo pezzo sai che dentro c’è sostanza. Hanno giocato il Fanta come si produce un album suonato bene: niente featuring forzati, niente tormentoni costruiti a tavolino, solo scelte ponderate e una visione chiara. E mentre gli altri cercavano il singolo radiofonico, loro lavoravano al concept. Magari non hanno spaccato le classifiche streaming, ma hanno fatto la cosa più difficile: restare riconoscibili. E alla fine, tra un bonus mancato e un malus evitato, hanno dimostrato che si può stare alti senza urlare, si può essere “i primi degli ultimi” e trasformare quella definizione in un marchio di qualità. Perché a volte non serve vincere Sanremo: basta uscire con un disco che tra dieci anni qualcuno rimetterà su dicendo “questo sì che era un bel progetto”.


6 – Tasso (Team Spiderman)

Voto 8 – 1901 punti

Tasso è il kind of competitor che ti ricorda le hit estive: magari non le senti per mesi, poi arriva il colpo che te le fa cantare in macchina. È quello che costruisce il lavoro sporco e poi mette il ritornello giusto al momento opportuno.

Decimo per metà torneo. Poi attiva il suo senso di ragno. Senza Gabriello sarebbe stato persino quinto, ma nella vita non sei Peter Parker. In effettim in squadra aveva Eddie Brock. Ma va bene così.


7 – Lukic (LASquad)

Voto 7,5 – 1899 punti

Lukic è come un brano di album che ti conquista con ascolti ripetuti: non fa scalpore la prima volta, ma è l’ascolto numero sette che ti fa piangere. Costanza da album cult. Silenzioso. Costante. Come un disco di Cremonini che cresce con gli ascolti. Non fa rumore, ma resta lì. E proprio in quel “resta lì” c’è tutto il senso della sua stagione: niente exploit da prime pagine, nessun bonus gridato al cielo come un ritornello reggaeton alle due di notte, ma una progressione lenta, chirurgica, quasi britpop. È il pezzo numero 8 della tracklist, quello che all’inizio skippi e poi diventa il tuo preferito perché ti parla sottovoce. Ha costruito il suo punteggio come si costruisce una reputazione nei forum musicali: pochi proclami, tanta sostanza. Nel caos del Fanta, dove tutti cercano la hit estiva, lui ha scelto la via dell’album da ascoltare in cuffia sul treno regionale. E alla fine sfiora i 1900 punti senza che quasi ce ne accorgiamo, come quei dischi che scopri anni dopo e ti chiedi: “Ma com’è che non l’ho capito prima?”. Lukic non fa rumore, ma sedimenta. E nel lungo periodo, sedimentare è più rock di qualunque assolo.


8 – Antonella (FantAndo)

Voto 8 – 1851 punti

Antonella è la tipica traccia di cui senti mezza frase in radio e poi decidi di cercarla: curiosità iniziale che si trasforma in affetto. Rischia di essere sottovalutata, e invece si fa volere bene. Non girate il Ditonellapiaga. Poteva andare meglio. Ma pure peggio. Irama non lo sopporta. E già questo la rende oggetto di dibattito nostrano. Ma la verità è che Antonella ha giocato come si ascolta un lato B di un vecchio vinile: con attenzione, con gusto, senza inseguire il tormentone. È rimasta sempre in quella zona di classifica che non fa gridare al miracolo ma nemmeno al disastro, come certi album che non vincono premi ma restano in rotazione costante nelle playlist di chi ne capisce. Ha alternato intuizioni brillanti a scelte un filo romantiche, da cantautrice che crede ancora nei testi più che nei trend. E mentre altri facevano all-in su bonus improbabili, lei costruiva un percorso coerente, quasi narrativo. FantAndo non è stato un fuoco d’artificio, è stato un falò: meno luce improvvisa, più calore costante. E nel grande romanzo del FantaSanremo, Antonella è quel personaggio che non ruba la scena, ma senza il quale la storia non funziona.


9 – Noemi (Magica Noémi)

Voto 9 – 1838 punti

Noemi è quel singolo che non arriva primo nelle classifiche, ma che alla fine è quello che la gente canta sotto la doccia. Parte dall’istinto e arriva al cuore. Fa della partecipazione un vantaggio psicologico: più entusiasmo, più punti simbolici. Non conta il risultato. Conta la partecipazione. Ma se arrivi nona ti do 9. È matematica creativa. Si affida a queste pagelle per seguire il Festival. Meriterebbe 10 per la fiducia malriposta. E forse proprio questa fiducia è il suo superpotere: giocare non per dominare, ma per vivere il Festival come si vive un concerto sotto palco, con il telefono quasi spento e la voce roca a fine serata. Magica Noémi è stata una colonna sonora più che una strategia, una presenza costante che trasformava ogni bonus in una piccola esultanza domestica. Non ha fatto la rivoluzione, ma ha fatto atmosfera. E nel Fanta, l’atmosfera conta quasi quanto i punti. È l’equivalente di quel pezzo che non vince Sanremo ma cinque anni dopo lo senti in macchina e lo canti ancora tutto, strofa per strofa. Nona posizione, 1838 punti, voto 9: coerenza poetica. Perché a volte la classifica è solo un dettaglio, mentre la vera vittoria è restare nella memoria emotiva della lega. E Noemi, lì dentro, ci resta eccome.


10 – Marco (mamma Mia Quanta Pubblicità)

Voto 8 – 1822 punti

Marco è la pubblicità vivente, lo slogan ambulante: ha capito che oggi la musica convive con il branding e ha scelto di fare della sua squadra un prodotto riconoscibile. Strategia da manager di label. Nome iconico. Ormai slogan ufficiale. Il Fanta è sponsorizzato, la vita è sponsorizzata. Anche noi probabilmente. E Marco lo amiamo con tutto noi stessi (e pure di più). Ancora ci mancano gli anni d’oro di Sanremo e i bigodini di nonna Pina.


11 – Max (Max District)

Voto 9,5 – 1755 punti

Max è la rimonta che fa pensare a quei live dove il cantante esce dagli spalti e risale il palco cantando tutto il pubblico: meteora che diventa cometa. È passione pura, e suona come la parodia perfetta fatta realtà. Non ha fatto 1. Ha fatto 11, ha raddoppiato le cifre. Rimonta folle, dal fondo alla parte alta. Super ferrarista. Stagione da Leclerc emotivo but con strategia giusta. E dopo la parodia di Lapo a Sanremo… era scritto nel destino. Ma se parliamo di destino e di rosso che scorre nelle vene, allora il paragone si fa pesante, quasi mitologico: Max è la versione Fanta del Kaiser, quello che quando saliva in macchina trasformava la pressione in leggenda. La Ferrari non è solo una scuderia, è una fede laica, e Max l’ha interpretata come faceva Michael Schumacher nei primi anni duemila: partiva dietro, studiava la pista, poi giro dopo giro macinava distacco fino a far sembrare inevitabile ciò che inevitabile non era. Non ha solo recuperato posizioni, ha imposto un ritmo mentale agli altri, come quando il Kaiser metteva in fila pole, vittoria e giro veloce con una naturalezza disarmante. Max ha fatto lo stesso con i punti: precisione, sangue freddo, sorpassi puliti. E alla fine quella rimonta non è sembrata fortuna, ma metodo. Rosso, motore e gloria. Come ogni grande storia che profuma di benzina e leggenda.


12 – Abu (Real Madeus)

Voto 7 – 1699 punti

Abu è Abu. Ma senza finale contro Tappo l’atmosfera era come un duetto senza armonizzazione. Troppo lontani. Troppo distanti. Abu è come una traccia bonus: magari non tutti la considerano essenziale, ma chi la capisce la porta nel cuore. È presenza discreta, che però quando serve fa la differenza.


13 – Fabio Della Peruta (LTTC Sanremo)

Voto 8 – 1671 punti

Finalmente il marchio LTTC approda a Sanremo. Dopo anni di tributi a Bruno Lauzi. Crede troppo in Renga, ma la fedeltà alla tartaruga va premiata. Fabio è il collezionista, il nostalgico che ama le cover e i tributi: porta con sé l’urgenza del revival e la cura dell’aficionado. Quando arriva la tartaruga, arriva anche la storia. E la storia, si sa, in Italia passa sempre da due religioni parallele: la musica e il pallone. Fabio infatti ha quell’aria da tifoso che non cambia mai formazione per moda, che resta fedele anche quando piove a San Siro e il pareggio sa di sconfitta. È spirito nerazzurro applicato al Fanta: pazienza, memoria, senso di appartenenza. Un po’ come l’Inter delle rimonte europee, che magari soffre, va sotto, ma poi trova il modo di restare in partita fino al novantesimo. Fabio non cerca il colpo a effetto, cerca la tradizione, il peso specifico della maglia — o della tartaruga. E quando credi troppo in Renga non è ingenuità: è fede calcistica travestita da strategia musicale. Perché certi amori non si discutono, si cantano. E si difendono, come uno scudetto sudato fino all’ultima giornata.


14 – Giuly (Mare Calmo)

Voto 7,5 – 1505 punti

Giuly è la ballad malinconica della playlist: aspettavi il suo momento e alla fine ti sei affezionato all’attesa. Ha la delicatezza di una strofa che non promette fuochi d’artificio ma regala cose vere. Sembra la parodia di Mare Fuori ma con meno streaming. Temeva l’ultimo posto, ma non è arrivato. Questa, volendo, è già una grande vittoria per lei. Ligabue direbbe: “Urlando contro il cielo”, noi diciamo “urlando contro il FantaSanremo”.


15 – Giulia Cappelli (Stranger Sting)

Voto 7 – 1386 punti

Giulia Cappelli è la giocatrice di provincia che si prende la scena quando meno te l’aspetti: passione locale, valore nazionale. Ha il sapore del tifo vero, lontano dalle logiche del trend. Romanista. Come Tasso e Christian. Stagione da Conference League emotiva. Ma si resta fedeli, anche quando non si vince, anche quando si perde, anche quando le cosa si fanno complicate. Giulia è amicizia, passione, fedeltà e cuore giallo-rosso.


16 – Iulia (Iuliiiii)

Voto 10 e lode – 1378 punti

Io non scrivo più pagelle su di lei. Ha ragione per principio. Non è arrivata ultima nonostante Renga. Miracolo laico, punto. Tra Renga e Luca Argentero ha creato un multiverso tutto suo e noi non possiamo che ammirarla da lontano, sperando soltanto di essere sfiorati dalla sua incredibile orbita emotiva. Iulia è la prova che a volte la coerenza vince più della tattica: mantiene la propria linea anche quando il vento soffia contro e per questo si guadagna rispetto e punti morali. È una di quelle artiste che anche il silenzio premia.

E in un gioco dove tutti cercano il bonus dell’ultimo minuto, lei sceglie la traiettoria lunga, quasi zen, come certi dischi che non capisci al primo ascolto ma che dopo mesi ti accorgi di non aver mai tolto dalla playlist. Iulia non rincorre il consenso: lo lascia arrivare, se deve arrivare. E nel frattempo costruisce un’identità fortissima, quasi letteraria, da protagonista di romanzo russo catapultata tra i riflettori dell’Ariston. Il suo Fanta è stato un atto di fede estetica, una dichiarazione d’intenti più che una strategia: “io resto così”. E restare così, nel caos generale, è un gesto quasi rivoluzionario. Non sarà salita sul podio (giusto di un paio di posizioni, dai), ma ha fatto qualcosa di più raro: ha reso la propria partecipazione riconoscibile, unica, non replicabile. E nel grande multiverso del FantaSanremo, essere irripetibili vale più di qualsiasi medaglia.


17 – Miky (Michir)

Voto 6,5 – 1368 punti

Le vogliamo troppo bene per l’insufficienza. Ma troppi errori. Renga…. Come direbbe il padre di Timmy Turner in due Fanta Genitori (tanto per stare in tema di fanta): “Dinkleberg…” e noi diciamo “Renga…”. Ma tornando a noi c’è anche un altro errore imperdonabile, cara Miky: un clamoroso Sal Da Vinci lasciato in panchina. Chi ha messo la panchina al Fanta deve rispondere davanti alla storia, soprattutto in un mondo in cui sappiamo benissimo che c’è chi vota al televoto e chi non lo fa più! Miky è la fan di sempre che sbaglia qualche scelta ma resta amatissima: come un album con due b-side brillanti e qualche scelta discutibile in tracklist, se ascolti bene trovi pagine d’affetto.


🏁 18 – Big Fabio (Fiducia a Renga)

Voto 10 – 955 punti

Ultimo. Per distacco. Ma coerente fino alla fine, come certi artisti che non cambiano stile neanche quando le classifiche li ignorano. Nome squadra: Fiducia a Renga. Il destino era scritto nelle stelle, probabilmente in minore. È la Juve del Fanta: contestata, discussa, ma sempre centrale nel dibattito. Ultimo in classifica. Primo nei nostri cuori.

Ha scelto una linea artistica chiara e non l’ha tradita. E nel FantaSanremo, dove tutti saltano sul carro del vincitore, la coerenza vale più di mille bonus. È finita così. Ma con stile. E nel nostro campionato parallelo dello spirito, lui alza la coppa della dignità musicale. Noi, al nostro Big Fabio, possiamo soltanto volergli bene.


Conclusioni (con affetto, ironia e un filo di malinconia)

Eravamo partiti chiedendoci chi avrebbe vinto, come ogni anno, come se fosse solo una questione di numeri, di calcoli, di bonus presi o mancati per un soffio. Ma la verità è che ogni stagione della Tom Tacchino League finisce per raccontare qualcosa di più: racconta chi siamo quando giochiamo, quando esultiamo per un punto imprevisto, quando malediciamo un malus, quando promettiamo “l’anno prossimo cambio tutto” e poi non cambiamo niente. Avevamo aperto parlando di saga, di concept album collettivo, e non era un’esagerazione: questa lega è davvero un disco corale, pieno di tracce diverse, alcune rumorose, altre intime, alcune sbagliate ma bellissime proprio per quello.

Ci sono le rimonte che sembrano assoli di chitarra piazzati al momento giusto, le fedeltà ostinate che ricordano cori da stadio sotto la pioggia, le scelte incomprensibili che diventano leggende interne da raccontare per anni. Ci sono i favoriti che cadono, gli outsider che spuntano, i romantici, i tattici, i mistici, gli interisti della tartaruga e i ferraristi della rimonta. E in mezzo a tutto questo, una cosa resta costante: il piacere di esserci.

Perché il FantaSanremo, alla fine, è una scusa meravigliosa per commentare ogni sera, per scrivere pagelle che nessuno ha chiesto ma che tutti aspettano, per sentirsi parte di qualcosa che è insieme ridicolo e importantissimo. È il nostro piccolo Festival parallelo, fatto di classifiche che contano tantissimo fino all’ultima serata e poi diventano ricordi da citare tra un anno, quando tutto ricomincerà.

E allora sì, chiudiamo come si chiude ogni grande tour: con la promessa di rivederci sotto lo stesso palco virtuale, con nuove strategie sbagliate, nuove fedi incrollabili e nuovi eroi improbabili. Perché finché ci sarà una canzone, un bonus, una tartaruga o una rimonta da raccontare, ci sarà anche la Tom Tacchino League.

Ci vediamo al prossimo anno. 🎤

P.S.

Più in basso… La classifica finale!


Tom Tacchino – The League: Classifica FinAle!

 


📊 STATISTICHE CHE FANNO PIANGERE (O CANTARE)

Breve riepilogo di alcune statistiche menzionate nell’introduzione:

  • Giulia da Terni diventa la prima a vincere il FantaSanremo due volte.

  • E non solo: lo fa due volte di fila. Back-to-back. Come le grandi dinastie NBA, ma con più glitter.

  • Nel computo totale FantaSanremo + Fanta EuroWandaVision:

    • Tappo resta il più titolato a quota 3 complessive.

    • Giulia sale a 2 totali, raggiungendo Tasso.

    • Ma attenzione: Tappo non ha MAI vinto Sanremo.

È un po’ il Leverkusen prima dell’anno scorso. Sempre lì, sempre vicino, sempre secondo… ma la coppa della città dei fiori ancora niente.

Per quanto riguarda gli argenti:

  • Tasso e Tappo dominano i secondi posti con 3 ciascuno.

  • L’unico altro ad aver fatto primo + secondo è Marco (De Iulio):
    vincitore nel 2022 con I Bigodini di Nonna Pina e secondo all’EuroWandaVision dell’anno successivo coi suoi Progressive Programmers.
    Unico uomo ad aver unito shampoo e coding nella stessa epopea.

Insomma, questa non è una lega. È una saga. È “Game of Thrones” ma con più autotune. E ora, come ogni grande finale che si rispetti… Vi salutiamo davvero, dandovi appuntamento alla prossima gara musicale. A presto!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About the Author: Alessandro Tassinari

Alessandro nasce a Forlì il 21 settembre del 1998. Ha partecipato a diversi Concorsi Letterari ottenendo più di cento premi e riconoscimenti (tra primi posti e menzioni di merito); suoi componimenti sono presenti in diverse antologie e siti d’impronta culturale. Nel 2015 un suo testo viene premiato con una borsa di studio dal Comune di Forlì, in occasione dell’anniversario della Liberazione. Nello stesso anno partecipa a una mostra forlivese dedicata alla creatività adolescenziale. Partecipa come comparsa alla docu-fiction “Morgagni oggi; sua maestà anatomica” (di Cristiano Barbarossa). Realizza le illustrazioni per il fantasy “L’ombra di Lyamnay” (Annarita Faggioni), per poi firmare le introduzioni alla raccolta poetica “Respiro di vita” (Melissa Storchi) e a “Dieci Dodici” (Umberto Pasqui). Nel 2016 riceve il premio “Naim Araidi” per la poesia giovane. L’anno seguente partecipa come giurato al concorso “Aspettando il Natale”. Vince una borsa di studio per merito presso l'Università di Bologna e un’altra istituita dal Comune di Cervia in memoria di Gino Pilandri, storico sindaco della città romagnola. Presso l’Università di Bologna consegue in tutto tre lauree: in Lettere, Italianistica e Geografia. Dal 2024 partecipa alla rassegna “Radici e Futuro” organizzata dalla Biblioteca Maria Goia di Cervia. Nel 2025 vince nuovamente la borsa di studio “Gino Pilandri” e pubblica il suo primo libro, il fumetto “Super Babbo – A Tom Tacchino Story”.

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