Grazie, Antonello: Lettera aperta al maestro Venditti
Grazie, Antonello: Lettera aperta al maestro Venditti
Un uomo, una voce: una storia, tante storie
Ci sono immagini che rimangono impresse nella storia, momenti che la scrivono e personaggi che la vivono, la personificano nella loro essenza.
Durante la finale del Festival di Sanremo, Carlo Conti ha detto che Venditti ha fatto la storia. Ed è vero. Intere generazioni rendono eterne le sue canzoni (e viceversa), basti pensare alle tante, tantissime “notti prima degli esami” che ogni anno, dal 1984, continuano a segnare la vita di chi si prepara alla maturità.
Ma non è una sola canzone ad aver scritto la storia, è il percorso, la voglia di mostrare l’impossibile nel possibile, di stupire raccontando la vita di tutti i giorni, fra amori e disillusioni, gioie e dolori. Perché in fondo, la vita è davvero una “fantastica storia“, e Venditti ha saputo raccontarla al meglio fin dai suoi esordi. Ancora oggi continua a evolversi, imparare, stupire (stupirci e stupirsi), farci innamorare.
Un tuffo nel passato e un ritorno al futuro
“Non so dirti quando”, caro Antonello, non so dirti da quando, ma ogni tua parola è un tuffo nel passato e un ritorno al futuro al tempo stesso.
In mezzo a tante voci italiane, vecchie e nuove, continuo ad emozionarmi come fosse la prima volta quando ti sento cantare, quando le tue poesie risuonano nei teatri, negli stadi, nelle piazze.
È la voce di un popolo, è la voce della musica che ci pervade tutti in un’unica grande allucinazione collettiva.
Mi commuovo sempre, mi ricordo la mia adolescenza, dall’alto dei miei “soli” 26 anni. Sì, ho 26 anni, ma già mi guardo indietro, pensando a ciò che poteva essere e non è stato, con il periodo pre-post COVID a segnare un prima e un dopo indelebile nella vita di tutti noi.
Un momento che tu, ovviamente, sei sempre stato in prima linea a raccontare.
La musica tra rimpianti e speranze
Mi rendo conto, quindi, che questi tuoi racconti parlano di vita, di una vita che cambia. Avrei potuto prendere altre strade, fare scelte diverse. E allora anche la musica mi porta anche molti rimpianti. Ma cerco di consolarmi e convincermi, pensando che forse davvero:
“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano.”
Personalmente, la pratica non me lo ha mai confermato e sono abituato a guardare la vita da lontano, mio malgrado. Perché la vita è una fantastica storia, per davvero.
I ricordi che restano per sempre
Ci sono davvero tanti, tantissimi ricordi che mi affollano la mente, nel bene e nel male.
Proprio con quel brano che ricordava “Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore”, un mio vecchio compagno di classe (all’epoca appena maggiorenne) scopriva i versi del nostro Antonello e mi diceva: “Tasso, sai che hai ragione? È forte davvero.”
In un mondo fatto di auto-tune e rumori sparsi (non sono contrario a nulla, ci mancherebbe, ma Antonello è Arte, con la A maiuscola), un nativo digitale stava scoprendo la musica, la poesia.
Sarà stato circa il 2017. Oggi quel ragazzo, Nicolò, non c’è più. Se n’è andato da poco, dopo un bruttissimo incidente stradale.
Ma anche lui, in qualche modo, rimane. Perché Antonello lo fa restare per sempre con noi, con le sue parole.
Venditti, il poeta della musica
Come puoi vedere, caro Antonello, la musica non è mai soltanto musica, e quando si parla di te questo è ancora più vero.
Perché solo chi ha vissuto pienamente può raccontare la vita. Solo chi ha scritto la storia può insegnarla, dopo averla, appunto, vissuta.
Grazie, Antonello
Quindi grazie.
Grazie, Antonello, che ci hai regalato la vita.
E grazie a te, vita, che ci hai regalato Antonello, poeta della musica e cantore dei nostri amori impossibili, del nostro impagabile desiderio di rimanere per sempre bambini.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
About the Author: Alessandro Tassinari
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Beh… che dire…. commovente lettera… il maestro è obbligato a rispondere…