L’Eredità di Tolmino Baldassari a 100 Anni dalla Nascita: La Poesia Civile, la Dignità del Dialetto e l’Elogio della Brevità
L’Eredità di Tolmino Baldassari a 100 Anni dalla Nascita: La Poesia Civile, la Dignità del Dialetto e l’Elogio della Brevità
In un’epoca dominata da un continuo bisogno di apparire, dal sovraccarico informativo e dalla rincorsa a contenuti sempre più veloci, la voce dei grandi poeti del Novecento torna a parlare al nostro presente con forza e lucidità. Il 15 maggio 2027 segnerà il centenario della nascita di Tolmino Baldassari, uno dei più autorevoli e limpidi poeti in dialetto romagnolo.
Con lo sguardo rivolto all’autunno del 2027, quando a Cervia si terrà un importante convegno critico incentrato proprio sui cento anni dell’autore, è il momento di riscoprire alcune lezioni fondamentali della sua poetica, a partire da quanto emerso dalla giornata di giovedì 24 settembre 2026, con l’incontro Quattro poetesse per Tolmino.
Da questo pomeriggio, infatti, si è avuto modo di riscoprire e ri-attualizzare l’autenticità della poesia civile, la dignità profonda del dialetto e la forza rivoluzionaria della brevità. O almeno questi sono gli elementi su cui credo valga più la pena riflettere in questo periodo storico.
Verso il Centenario di Tolmino Baldassari (1927-2027)
Tolmino Baldassari non è stato soltanto un custode della memoria locale, ma un vero e proprio ponte culturale tra la Romagna e la grande letteratura globale. Ex sindacalista e attento osservatore del mondo del lavoro, Baldassari ha saputo mettere alla prova la propria lingua madre (il dialetto romagnolo, o almeno uno dei “vari” dialetti delle nostre zone) traducendo classici immortali come Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi, oltre a testi di Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti.
Per celebrare il centenario, la comunità culturale sta preparando una pubblicazione speciale di atti e saggi critici che precederà lo svolgimento del convegno stesso. Come ricordato durante la rassegna poetica cervese, una comunità che sa custodire i propri poeti non preserva soltanto il proprio passato, ma si garantisce un futuro.
Poesia Civile: L’Uomo contro il Manifesto
Oggi si fa spesso un uso improprio del concetto di “poesia civile”, riducendola a slogan politico, manifesto ideologico o retorica da social network. Ma una poesia forzata e stereotipata rischia di produrre soltanto parole vuote.
La vera poesia civile non punta l’indice né declama formule precostituite. Come insegnava Vittorio Sereni ne Gli strumenti umani e come dimostra l’opera dello stesso Tolmino, la dimensione civile nasce quando il poeta entra nell’umanità profonda di chi vive una determinata condizione:
«La poesia è civile a modo suo… La denuncia della condizione delle persone va dentro il cuore della persona che ci fa vedere. È come se fosse quella persona lì che vive quella condizione difficile.»
In poesie come Camere della memoria, Tolmino dà voce a chi non appartiene alla storia ufficiale, agli operai, ai barrocciai e alla gente povera che ha edificato il mondo con il proprio lavoro silenzioso. Il poeta deve scrivere unicamente ciò che sente e crede; solo così la testimonianza diventa carne e sangue, rifiutando ogni finzione.
L’intervento iniziale di Gianfranco Lauretano, che ha introdotto e coordinato l’intera giornata, lo reputo tanto condivisibile quanto necessario, perché per Baldassari, la “denuncia” di una condizione di ingiustizia o di sofferenza non avviene descrivendo un sistema politico o una classe sociale astratta. Avviene entrando “dentro il cuore” di un singolo uomo o di una singola donna. Il dolore del bracciante, la fatica della vecchiaia o la solitudine non sono temi da comizio, ma esperienze umane universali. La sua poesia diventa civile perché restituisce dignità alla sofferenza del singolo, costringendo chi legge a guardarla da vicino.
La Dignità del Dialetto: Non “Cosa da Poco”, ma Radice Identitaria
Per lungo tempo, il dialetto è stato ingiustamente considerato una parlata marginale, una “cosa da poco” riservata all’ambito domestico o folcloristico. Questo atteggiamento nei confronti delle nostre radici cha avuto, nel corso degli anni, importanti motivazioni storiche, sociali, politiche e non solo. Il risultato, chiaramente, è stato produrre una situazione di estrema marginalità del nostro stesso “essere”, della nostra storia.
Il dialetto rappresenta però lo strato più intimo, viscerale e identitario della nostra esperienza umana. In Romagna, la poesia dialettale è cresciuta «sulle spalle dei giganti», dimostrando che la lingua della madre sa toccare corde di straordinaria densità emotiva e filosofica. Come evidenziato dalle poetesse intervenute al tributo per Tolmino (Cinzia Demi, Lidiana Fabbri, Anna Mazzolini, Giorgia Monti), il dialetto è una lingua della memoria e dell’anima, in grado di far convivere il mondo visibile con quello invisibile e di restituire dignità alle storie dimenticate.
La stessa dignità che rivive nella semplicità (apparente) della parola e in quella delle immagini. Perché l’arte non ha bisogno della retorica per generare bellezza e perché i segreti più grandi si nascondono spesso dentro le verità più piccole. La militanza di Baldassari si traduce in letteratura come rispetto sacrale per la vita degli ultimi. Oggetti semplici, gesti ripetitivi del lavoro nei campi, la natura che cambia: tutto viene osservato con una pietà profonda. Questa è la sua “forza civile”: dimostrare che la vita delle persone comuni ha lo stesso peso specifico, la stessa complessità e la stessa drammaticità della grande storia.
Elogio della Brevità: Il Processo Conta Più del Testo
In un mondo in cui tutti scrivono, urlano e sprecano parole senza sosta, riscoprire poeti come Giuseppe Ungaretti o Tolmino Baldassari significa riscoprire la sacralità della sintesi.
Tolmino aveva la rara capacità di scrivere breve custodendo al contempo un intero universo: poche parole scolpite nel silenzio, capaci di spalancare visioni, emozioni e geometrie interiori.
Rileggere questi autori ci ricorda una verità fondamentale:
- L’atto del scrivere vale più del risultato esteriore.
- Il percorso e la ricerca interiore valgono più del testo in sé.
La poesia vera è un esercizio di pazienza, un’attesa umile in cui la mano affaticata cerca la parola trasparente, nuda e necessaria.
Festeggiare i 100 anni di Tolmino Baldassarri non è quindi un mero atto di nostalgia, ma un invito all’essenziale. Insegnandoci a rifiutare la retorica dei manifesti, a ritrovare la dignità delle nostre radici dialettali e a praticare il culto della brevità, la grande poesia ci restituirà sempre la misura più profonda di ciò che siamo.

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15 Settembre 2026Alessandro Tassinari







Grazie Alessandro per lo splendido intervento di grande qualità critica e umanistica
Grazie mille per questo commento, che apprezzo tantissimo! Credo sia stato un bel pomeriggio e un’ottima iniziativa per ricordare un artista patrimonio della nostra terra (e non solo). Complimenti a tutti voi per aver reso possibile l’incontro!