Il finale di E.T. – L’Extraterrestre: spiegazione e significato di uno degli addii più celebri del cinema

Il finale di E.T. – L’Extraterrestre: spiegazione e significato di uno degli addii più celebri del cinema

di 27 Luglio 2025

Il finale di E.T. – L’Extraterrestre (1982), diretto da Steven Spielberg, è uno dei momenti più iconici e commoventi della storia del cinema. Un epilogo che unisce fantascienza, emozione e crescita personale, lasciando un segno profondo nello spettatore.

Ma come finisce davvero E.T.?
E qual è il significato profondo di quel commiato diventato leggendario?


Il contesto del finale

Dopo essere stato separato dalla sua specie, E.T., l’extraterrestre rimasto sulla Terra per errore, instaura un legame profondo con Elliott, un bambino solo e sensibile.
Il rapporto tra i due non è solo amicizia, ma una vera connessione emotiva e biologica, che culmina quando E.T. si ammala gravemente a causa dell’ambiente terrestre.

Quando l’intervento umano sembra ormai inutile, la situazione si ribalta: la navicella della sua specie torna sulla Terra per riportarlo a casa.


Il momento chiave: l’addio tra Elliott ed E.T.

Nel finale, Elliott accompagna E.T. nel luogo dell’atterraggio. Qui avviene la scena più celebre del film:
E.T., prima di salire sull’astronave, tocca il cuore di Elliott e pronuncia la frase:

“Sarò sempre qui.”

Un addio che non è una separazione definitiva, ma una promessa di memoria e legame eterno.


Il significato simbolico del finale

Il finale di E.T. può essere letto su più livelli:

Crescita e perdita

Elliott affronta per la prima volta una separazione dolorosa, tipica del passaggio dall’infanzia a una maggiore maturità emotiva. Lasciare andare E.T. significa accettare che alcune relazioni, per quanto intense, non possono durare per sempre.

Accettazione della diversità

E.T. non viene distrutto, studiato o assimilato: viene compreso e rispettato. Il finale afferma che ciò che è diverso non va controllato, ma lasciato libero di tornare al proprio mondo.

Speranza e continuità

L’astronave che decolla e l’arcobaleno che si forma nel cielo rappresentano una chiusura luminosa, non tragica. L’addio è doloroso, ma necessario e carico di speranza.


Perché il finale di E.T. è così potente

Dal punto di vista cinematografico, il finale funziona perché:

  • evita il lieto fine forzato

  • non nega il dolore della separazione

  • affida tutto all’emozione, non alle spiegazioni

Spielberg sceglie la sottrazione, lasciando spazio allo spettatore per elaborare il distacco. È proprio questa delicatezza a rendere il finale universale e senza tempo.


Un finale che parla a tutte le età

Il finale di E.T. cambia significato con l’età:

  • da bambini è una storia di amicizia

  • da adulti diventa un racconto sulla perdita, sul ricordo e sulla crescita

È uno di quei finali che non chiudono una storia, ma la trasformano in esperienza emotiva.


Conclusione

Il finale di E.T. – L’Extraterrestre non è solo un addio tra un bambino e un alieno, ma una riflessione profonda sul lasciare andare, sull’amore che non possiede e sulla memoria che resta.
Un epilogo semplice, essenziale e potentissimo, che spiega perché E.T. continui a essere uno dei film più amati della storia del cinema.

(Immagine dal film)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About the Author: Alessandro Tassinari

Alessandro nasce a Forlì il 21 settembre del 1998. Ha partecipato a diversi Concorsi Letterari ottenendo più di cento premi e riconoscimenti (tra primi posti e menzioni di merito); suoi componimenti sono presenti in diverse antologie e siti d’impronta culturale. Nel 2015 un suo testo viene premiato con una borsa di studio dal Comune di Forlì, in occasione dell’anniversario della Liberazione. Nello stesso anno partecipa a una mostra forlivese dedicata alla creatività adolescenziale. Partecipa come comparsa alla docu-fiction “Morgagni oggi; sua maestà anatomica” (di Cristiano Barbarossa). Realizza le illustrazioni per il fantasy “L’ombra di Lyamnay” (Annarita Faggioni), per poi firmare le introduzioni alla raccolta poetica “Respiro di vita” (Melissa Storchi) e a “Dieci Dodici” (Umberto Pasqui). Nel 2016 riceve il premio “Naim Araidi” per la poesia giovane. L’anno seguente partecipa come giurato al concorso “Aspettando il Natale”. Vince una borsa di studio per merito presso l'Università di Bologna e un’altra istituita dal Comune di Cervia in memoria di Gino Pilandri, storico sindaco della città romagnola. Presso l’Università di Bologna consegue in tutto tre lauree: in Lettere, Italianistica e Geografia. Dal 2024 partecipa alla rassegna “Radici e Futuro” organizzata dalla Biblioteca Maria Goia di Cervia. Nel 2025 vince nuovamente la borsa di studio “Gino Pilandri” e pubblica il suo primo libro, il fumetto “Super Babbo – A Tom Tacchino Story”.

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