Il finale di E.T. – L’Extraterrestre: spiegazione e significato di uno degli addii più celebri del cinema
Il finale di E.T. – L’Extraterrestre: spiegazione e significato di uno degli addii più celebri del cinema
Il finale di E.T. – L’Extraterrestre (1982), diretto da Steven Spielberg, è uno dei momenti più iconici e commoventi della storia del cinema. Un epilogo che unisce fantascienza, emozione e crescita personale, lasciando un segno profondo nello spettatore.
Ma come finisce davvero E.T.?
E qual è il significato profondo di quel commiato diventato leggendario?
Il contesto del finale
Dopo essere stato separato dalla sua specie, E.T., l’extraterrestre rimasto sulla Terra per errore, instaura un legame profondo con Elliott, un bambino solo e sensibile.
Il rapporto tra i due non è solo amicizia, ma una vera connessione emotiva e biologica, che culmina quando E.T. si ammala gravemente a causa dell’ambiente terrestre.
Quando l’intervento umano sembra ormai inutile, la situazione si ribalta: la navicella della sua specie torna sulla Terra per riportarlo a casa.
Il momento chiave: l’addio tra Elliott ed E.T.
Nel finale, Elliott accompagna E.T. nel luogo dell’atterraggio. Qui avviene la scena più celebre del film:
E.T., prima di salire sull’astronave, tocca il cuore di Elliott e pronuncia la frase:
“Sarò sempre qui.”
Un addio che non è una separazione definitiva, ma una promessa di memoria e legame eterno.
Il significato simbolico del finale
Il finale di E.T. può essere letto su più livelli:
Crescita e perdita
Elliott affronta per la prima volta una separazione dolorosa, tipica del passaggio dall’infanzia a una maggiore maturità emotiva. Lasciare andare E.T. significa accettare che alcune relazioni, per quanto intense, non possono durare per sempre.
Accettazione della diversità
E.T. non viene distrutto, studiato o assimilato: viene compreso e rispettato. Il finale afferma che ciò che è diverso non va controllato, ma lasciato libero di tornare al proprio mondo.
Speranza e continuità
L’astronave che decolla e l’arcobaleno che si forma nel cielo rappresentano una chiusura luminosa, non tragica. L’addio è doloroso, ma necessario e carico di speranza.
Perché il finale di E.T. è così potente
Dal punto di vista cinematografico, il finale funziona perché:
-
evita il lieto fine forzato
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non nega il dolore della separazione
-
affida tutto all’emozione, non alle spiegazioni
Spielberg sceglie la sottrazione, lasciando spazio allo spettatore per elaborare il distacco. È proprio questa delicatezza a rendere il finale universale e senza tempo.
Un finale che parla a tutte le età
Il finale di E.T. cambia significato con l’età:
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da bambini è una storia di amicizia
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da adulti diventa un racconto sulla perdita, sul ricordo e sulla crescita
È uno di quei finali che non chiudono una storia, ma la trasformano in esperienza emotiva.
Conclusione
Il finale di E.T. – L’Extraterrestre non è solo un addio tra un bambino e un alieno, ma una riflessione profonda sul lasciare andare, sull’amore che non possiede e sulla memoria che resta.
Un epilogo semplice, essenziale e potentissimo, che spiega perché E.T. continui a essere uno dei film più amati della storia del cinema.
(Immagine dal film)
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