Serie A – Pagelline Ignoranti: Sassuolo-Juventus 3-2
Serie A – Pagelline Ignoranti: Sassuolo-Juventus 3-2
What if… il Sassuolo decidesse semplicemente di non morire?
Ci sono partite che guardi. Partite che ricordi. E poi ci sono partite che al 90′ pensi di aver capito, al 91′ ti fanno bestemmiare, al 94′ ti fanno abbracciare persone delle quali probabilmente non conosci nemmeno il nome.
Sassuolo-Juventus 3-2 appartiene alla terza categoria.
Una di quelle notti in cui le Pagelline Ignoranti diventano quasi superflue perché la partita ha già deciso autonomamente di diventare più ignorante di noi. Cinque gol nel secondo tempo. Tre dall’89’ in poi. Un gol dell’ex al 94′. David Bowie che finalmente trova la sua hit. Il Professore Matić che insegna calcio. Aquilani che gioca a scacchi mentre noi sugli spalti stiamo avendo un arresto cardiaco collettivo.
Quindi dimenticate expected goals, mappe di calore e occupazione degli half-spaces. Qui si valutano aura, follia, cultura pop, capacità di provocare infarti e predisposizione del proprio cognome ai giochi di parole.
Benvenuti nella Sacra Linea Temporale neroverde.
Murić, il gambero d’Emilia – voto 5
Ci sono dei soprannomi che ti rimangono tatuati addosso come una seconda pelle e pare proprio che al nostro portierone sia andata esattamente così. Partita fra alti e bassi. Molto alti. E molto bassi. Ma non bassi tipo Ant-Man quando decide di rimpicciolirsi, no. Bassi della serie: “Ho dimenticato i rubinetti del bagno aperti e ho allagato casa.”
Soprattutto quando la tua squadra è in vantaggio (e in controllo) non ti puoi permettere l’ennesima uscita a vuoto che regala il pari. Ho capito che davanti ha il fenomeno David Bowie, ma non ti potrà andare sempre bene. Il Maestro Aquilani dovrà metterci mano, perché se venisse dai Paesi Bassi parleremmo forse di Olandese Volante e sarebbe tutt’altra storia, ma questo “portiere volante” rischia davvero di diventare una grossa incognita.
Gli avremmo dato anche 8 per alcune parate degne del miglior Benjamin Price, ma i suoi (bassi) fondi sono picchi difficilmente tollerabili. È il portiere che al calcetto chiami come decimo perché manca uno. Poi arriva e scopri che effettivamente mancava il portiere.
MURIĆ COME IL DECIMO DEL CALCETTO CHIAMATO PER FARE NUMERO.
Ivan Doig – voto 7
Ivan Doig è uno scrittore americano che scrive romanzi ambientati principalmente nel Montana. Josh Doig è un difensore del Sassuolo che insegna il football principalmente a chi viene da Torino. Decide che, nell’ultimo romanzo in cui è co-protagonista assieme a Conceição, il portoghese non debba essere il protagonista dell’episodio e lo zittisce come faremmo noi con nostro cugino piccolo dopo averlo battuto a FIFA (pardon, EA FC) per l’ennesima volta.
Corre, sterza, anticipa, chiude in diagonale, in verticale, in orizzontale e probabilmente anche in obliquo. Doig è onnipresente nella sua fascia di competenza, ma non solo. Nel secondo tempo soffre un po’ i ritmi di un match frenetico e i nuovi innesti bianconeri, ma senza di lui sarebbe stato molto più difficile portare a casa questo storico risultato.
Ivan scriveva romanzi. Josh scrive pagine di storia.
DOIGSTOEVSKIJ.
Jay-Z Idzes – voto 7
Da Idzes a Idzi Dutkiewicz è un attimo. No, non è parente dell’impronunciabile terzino neroverde (per quanto ne sappiamo): il tipo tra parentesi è un famoso doppiatore messicano e, proprio come lui, Jay-Z Idzes doppia in grinta e qualità l’intero pacchetto offensivo bianconero. A partire da un Kolo Muani ormai ombra di se stesso e da poco ripreso anche dal suo stesso tecnico.
Usa precisione, corpo e mente per dare vita a una prova attenta e fisica al tempo stesso. Kolo Muani prova la profondità. Jay-Z gli risponde: Can I get a… no?
Esce acciaccato e, guarda caso, poco dopo il sistema difensivo comincia a scricchiolare. Coincidenze? Noi non crediamo.
THE BLACK & GREEN ALBUM.
Quattrociocche e Quattro Gatti – voto 6,5
Noi stavamo già pregustando il mitologico duello fra il nostro Quattrociocche Cinquegrano e i proverbiali Quattro Gatti (di numero, di nome e di fatto) della Juventus. Digerita l’assenza del neo-attaccante bianconero, il pubblico del Mapei ha potuto comunque godersi il giovane Simone, classe duemila e quattro(ciocche), con corsa da vendere, anche se qualche volta impensierita da Ala… Alaj… Alan Grant?
Lui non si fa troppe domande sui rivali e si rende utile sia in fase difensiva sia offensiva, promuovendo attivamente la difesa consapevole nelle scuole (calcio) e cucinando piatti che nemmeno il miglior “Freddy Vassoio” ferrarista saprebbe regalarci. Ogni tanto soffre. Ma ha ventidue anni, quattro ciocche e l’incoscienza necessaria per continuare a partire. Che è già parecchio.
QUATTRO SALTI IN PADELLA FINDUS.
William Leysen – voto 6,5
Al solito, la dura legge dei “gregari” non fa sconti a nessuno e anche questa volta il solito, dignitosissimo Leysen finisce un pochetto in ombra. Ma è un’ombra positiva. Tipo quella che cerchiamo a tutti i costi in estate quando fanno 38 gradi e iniziamo seriamente a valutare di vivere sotto un cavalcavia. Non certo l’Ombra dei nostri incubi o quella che arriva dai Thunderbolts*. L’asterisco fa parte del titolo, non cercate note a piè di pagina. Grande film.
“No…”
Da leggere rigorosamente con la voce di The Rock in Viaggio nell’isola misteriosa. Fedde Leysen sbaglia davvero poco e accompagna come un’ombra l’amico Idzes in ogni sua mossa, coprendolo quando serve, rinfrescando tutti con il suo refrigerio in questa “notte di mezza estate” che diventa un sogno proprio quando, sì, poteva davvero diventare un incubo. William Shakespeare? No.
WILLIAM LEYSEN, SHAKESPEARE DEI TEMPI MODERNI.
Thor-stvedt – voto 6,5
Questa volta Thor non deve necessariamente salvare Asgard. Gli basta correre, pressare, occupare spazi, fare a sportellate e ricordare al centrocampo della Juventus che al Mapei il martello lo porta lui. “Sempre” (cit).
Partita meno cinematografica di altre, forse, ma piena di quel lavoro che permette agli altri di brillare. È il Thor del primo film: meno multiverso, meno Taika Waititi, più martello e problemi familiari. Poi al 70′ il Maestro decide che anche gli Dei hanno bisogno di riposare.
Al suo posto entra Adžić. Col senno di poi, possiamo dire che Aquilani abbia letteralmente sostituito un personaggio Marvel con il finale di un film Marvel.
THOR: THE DARK WORK.
Nemanja El Fútbol Matić – voto 10
Cos’ha in serbo il serbo?
Questa era la domanda che si facevano tutti i presenti allo stadio quando hanno visto la faccia del Professore scendere in campo. Un misto tra l’Indiana Jones dei tempi d’oro e il Terminator di Arnold Schwarzenegger. In un mondo di sedicenti profeti e falsi Dei, Matić ci insegna ancora ad avere fede in qualcosa.
Porta a spasso tutto il centrocampo della Juve con la tranquillità con cui noi porteremmo a spasso il cane la domenica mattina. Solo che il cane, in questo caso, vale qualche centinaio di milioni. Nemanja prende il pallone e decide il ritmo. Quando bisogna rallentare, rallenta. Quando bisogna verticalizzare, verticalizza. Quando vede Sebastiano Esposito muoversi fra Kalulu e Bremer gli mette davanti un pallone talmente preciso che dovrebbe essere inserito nei manuali scolastici alla voce geometria applicata.
Gli altri centrocampisti vedono corridoi, Matić vede già cosa c’è alla fine del corridoio. Compone lo spartito con la stessa naturalezza con cui Gabbani delizia il pubblico di X Factor con le sue freddure. 68 passaggi. Una quantità industriale di palloni toccati. E soprattutto l’impressione, per novanta minuti, che il gioco appartenga a lui. Noi guardiamo il calcio. Nemanja lo ha già letto.
EL FÚTBOL.
Maestro Lipani – voto 6
C’è un momento nella crescita di ogni giovane apprendista in cui il Maestro deve capire se continuare a imitare il Professore oppure iniziare a camminare con le proprie gambe. Lipani, per sicurezza, continua a fare entrambe le cose. Al fianco di Matić sembra uno studente Erasmus seduto accanto al professore che ha scritto il libro sul quale dovrebbe preparare l’esame. Corre, tampona, prova a inserirsi.
Si prende pure un giallo e Aquilani capisce che forse è meglio interrompere la lezione prima che Sacchi decida di mandarlo direttamente a casa. Al 55′ lascia il posto a Bakola. Prestazione meno appariscente, ma comunque utile. E soprattutto un altro 6. A questo punto non è più un voto. È un’identità.
MAESTRO SEI.
Iron Mimmo / Mimmo Ragno – voto 6,5
Questo Berardi è strano. Non perché sia diventato improvvisamente scarso (anzi…). Ma perché sembra aver iniziato a osservare se stesso dall’esterno. Come Tony Stark quando guarda Peter Parker e riconosce in quel ragazzino qualcosa del giovane sé stesso. Mimmo oggi è contemporaneamente Iron Man e Spider-Man. Il maestro e l’allievo. Il Berardi che abbiamo conosciuto per quindici anni e quello nuovo che sta imparando dal Berardi vecchio.
Meno palloni forzati. Meno necessità di decidere ogni singola azione da solo. Più letture. Più attese. Più consapevolezza. Quando può accelerare, accelera. Quando può liberare il sinistro, costringe Vicario agli straordinari. Ma soprattutto sembra aver capito che non serve più salvare il mondo in ogni possesso.
Tony Stark è cresciuto. E forse per la prima volta il suo vero erede è semplicemente una versione più matura di sé stesso. Al 70′ esce. E lascia che siano i giovani Avengers a completare la missione.
DA IRON MIMMO A MIMMO RAGNO.
Il Promesso Sposo Esposito – voto 8
Per settimane abbiamo aspettato la punta. “Quando arriva?” / “Ma arriva?” / “È fatta?” / “Manca qualcosa?”
Alla fine il Promesso Sposo è arrivato davvero all’altare. E contro la Juventus decide pure di consumare il matrimonio. Minuto 65. Il Professore Matić vede un corridoio che probabilmente esiste soltanto nella sua testa e in quella di Christopher Nolan.
Sebastiano parte. Controllo. Diagonale. Vicario battuto. 1-0. Il Mapei esplode.
Dopo settimane passate a chiederci chi dovesse fare il centravanti, Esposito fornisce una risposta abbastanza tradizionale: quello che segna. Ma c’è anche tanto altro. Movimento, “lavoro sporco” (sì, proprio lui), palloni difesi, centrali juventini trascinati fuori posizione.
Insomma, fa effettivamente quelle cose che certi attaccanti per anni ci hanno assicurato di fare senza che nessuno riuscisse mai a documentarle. Se questi sono i Promessi Sposi, stavolta Renzo può anche restare a casa.
QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE.
Armando d’Oriente – voto 7,5
Per buona parte della partita Laurienté sembra vivere nella sua solita dimensione parallela. Quella nella quale ogni difensore è un invito personale al dribbling e il concetto di “passaggio semplice” costituisce una violazione dei diritti umani.
Parte, rientra, riparte, perde palloni, ne recupera. Fa impazzire Kalulu. Fa impazzire noi. Insomma: Armand Laurienté. Poi arriva il 94′. Sassuolo-Juventus è 2-2. La Juve ha appena pareggiato. Il Mapei è ancora impegnato a comprendere quale divinità abbia offeso. E Armand parte: contropiede, testa finalmente alta, cambio di gioco… Adžić. Gol. 3-2. Fine del mondo.
Forse la giocata più importante della sua partita è proprio quella nella quale decide, per una volta, che non deve necessariamente dribblare l’intera popolazione residente in Emilia-Romagna. E noi non potremmo esserne più fieri.
ARMANDO D’ORIENTE EXPRESS.
DALLA PANCHINA
Ba(r)kola ma non molla – voto 7,5
Entra al posto del Maestro Lipani e il centrocampo cambia immediatamente cilindrata. Bakola non entra nelle partite. Bakola vi si schianta contro. Prende palla, porta metri, sposta uomini come mobili durante un trasloco e all’89’ decide che forse è arrivato il momento di combinare qualcosa di importante.
Percussione, testa alta, palla a Bowie. 2-1. Assist. In una partita normale sarebbe stato uno degli episodi decisivi. Peccato che nei cinque minuti successivi sia successo praticamente il finale di Avengers: Endgame. Noi comunque continuiamo a volergli un gran bene.
BA(R)KOLA, AGITARE PRIMA DELL’USO.
El Cholo Domínguez – voto 6
Entra al posto di Berardi, che è un po’ come salire sul palco dopo Freddie Mercury. Il talento c’è sempre, l’imprevedibilità anche. Il pallone rimane ancora la relazione più stabile della sua vita.
Però stavolta non deve fare l’eroe. Deve partecipare alla resistenza collettiva, dare profondità e provare a sfruttare gli spazi che una Juventus sempre più disperata lascia dietro.
Non lascia il segno come contro il Frosinone, ma partecipa alla notte in cui il Sassuolo decide di trasformare cinque minuti in un’intera stagione Netflix.
EL CHOLO: PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA.
Loki David Bowie – voto 8,5
Per settimane abbiamo scherzato. David Bowie. Let’s Dance. Starman. Heroes. Loki. Il lavoro sporco.
Gli abbiamo chiesto una hit, lui ha scelto probabilmente il momento più assurdo possibile per pubblicarla. Minuto 89. Bakola sfonda e serve Kieron. Bowie controlla, guarda Vicario, la piazza. 2-1. MAPEI IN DELIRIO.
Per qualche secondo pensiamo che sia finita. Ingenui… Non avevamo fatto i conti con la sceneggiatura del Maestro. Poi arriva il 2-2 e sembra quasi che la sua prima grande canzone neroverde debba diventare una triste bonus track.
Tre minuti dopo Adžić sistema tutto. Kieron può finalmente entrare negli Heroes. Just for one day? Speriamo proprio di no.
WE CAN BE HEROES.
What If…? Vasilije Adžić non fosse mai partito? – voto 10
La Marvel dovrebbe seriamente comprare i diritti della partita. Perché questa roba è già un episodio di What If…?
What if… la Juventus prestasse un giocatore al Sassuolo e quel giocatore segnasse alla Juventus al 94′?
Troppo assurdo. Sceneggiatura respinta. Poco credibile. E invece… 91′. Zhegrova segna il 2-2. La Juventus pensa di averla ripresa. Il Sassuolo dovrebbe essere morto (sportivamente, s’intende). 94′. Laurienté parte. Cambio campo. Adžić riceve. Davanti ha la porta. Dietro ha probabilmente tutta la sua vita juventina che gli passa davanti agli occhi. Controlla. Piazza il pallone sul secondo palo. 3-2.
Non esulta. Noi sì. Abbastanza anche per lui.
È il gol dell’ex nella sua forma più pura, quasi filosofica: sei di proprietà della squadra che stai battendo e contemporaneamente diventi l’eroe della squadra che ti ha preso in prestito.
Schrödinger sarebbe orgoglioso. Juventino e sassolese contemporaneamente finché il pallone non entra. Poi entra. E per una notte non ci sono più dubbi.
ADŽIĆ ENDGAME.
Ćaleta-Car Sharing – voto 5,5
Entra all’80’ al posto di Idzes. Tecnicamente dovrebbe aiutare a chiudere la partita. Nei quindici minuti successivi vengono segnati quattro gol. Benvenuto.
Non è necessariamente colpa sua, ma salire su quella macchina in corsa dev’essere stato come aprire BlaBlaCar e scoprire a metà viaggio che l’autista è Dominic Toretto. Prova a mettere centimetri e fisicità quando il calcio smette di essere uno sport razionale. Sopravvive. Che in quei minuti è già qualcosa.
ĆALETA-CAR SHARING.
IL MAESTRO AQUILANI – voto 10
Questa volta il Maestro ha cucinato qualcosa che nemmeno il miglior Vasseur saprebbe pensare. Partiamo dagli angoli della Juventus. Durante praticamente tutti i corner rivali, Aquilani lascia quattro giocatori alti, pronti alla ripartenza. Quattro. Contro la Juventus. Estica…. Ehm… Estigarribia!
La conseguenza è meravigliosa: i bianconeri sono costretti a lasciare uomini indietro e nell’area neroverde rimangono pochissimi giocatori. Un’area di rigore più vuota della stazione di Forlì alle due di notte. Incredibile vedere Bremer e gli altri cestisti di Spalletti costretti a rimanere lontani dalla zona nella quale potrebbero fare più male.
Non difende il calcio d’angolo aggiungendo difensori. Lo difende minacciando il contropiede. Maestro.
Solo questo varrebbe il 10. Poi però arrivano i cambi. Bakola entra: assist. Bowie entra: gol. Adžić entra: gol al 94′. Domínguez entra e corre. Ćaleta-Car entra e… Vabbè, non possiamo pretendere che ogni sostituzione produca direttamente un evento biblico.
E soprattutto il Sassuolo non smette mai di provare a giocare. Va sull’1-0. Viene raggiunto. Fa 2-1. Viene raggiunto di nuovo al 91′. Una squadra normale a quel punto prende il punto e ringrazia Dio. Aquilani apparentemente no.
Al 94′ quattro uomini stanno ancora correndo verso la porta della Juventus. Laurienté serve Adžić. 3-2. Sipario. Allievo di Spalletti ai tempi della Roma. Adesso Maestro a Sassuolo. Luke Skywalker che guarda Obi-Wan e decide che è arrivato il momento di fare da solo.
AQUILANIUS MAXIMUS.
SPECIAL NOMINATIONS
Çelik, grazie per essere andato via da Roma – voto 4
Una statua. Immobile. “Non attacca, non difende, sa soltanto quello che non fa” (semi-cit da “Balto”). Davvero, a tratti ci si chiede quale sport stia giocando. Senza offesa eh, noi non sapremmo sicuramente fare di meglio, ma queste sono pur sempre Pagelle IGNORANTI e come tali dobbiamo atteggiarci anche noi (non che ci riesca particolarmente difficile, in verità).
Arriva continuamente al limite dell’area e, ogni volta che sembra pronto a combinare qualcosa, gioca il pallone all’indietro con la convinzione di chi ha appena scoperto che il tasto X del controller funziona ancora. Palla avanti. Çelik. Palla indietro. Nuova azione. Palla avanti. Çelik. Palla indietro. Un loop temporale che Doctor Strange non riuscirebbe a interrompere nemmeno con la Gemma del Tempo. Noi, ovviamente, non possiamo che ringraziarlo. Per tutto.
BACK TO THE FUTURE.
Zhegrova, il villain che non muore – voto 9
Una nomination bisogna dargliela. Perché questo entra al 60′ e decide autonomamente di trasformare una piacevole serata di settembre in un test cardiologico gratuito per sedicimila persone. 1-0 Sassuolo. Entra Zhegrova. 1-1. 2-1 Sassuolo. Zhegrova: “Ah sì?” 2-2 al 91′.
È il cattivo del film che hai già visto cadere dal palazzo, esplodere dentro un’auto e precipitare in mare. Ti giri verso il protagonista. “È finita.”
E dietro di lui compare nuovamente Zhegrova. Per fortuna stavolta i titoli di coda li decide Adžić.
ZHET AGAIN.
Spalletti e la “fossa” – nomination alla semantica
La “fossa”. Parola sua. Spalletti riesce ancora una volta nell’impresa di prendere un’immagine universalmente accettata e costringerci a interrogarci sul suo significato metafisico.
Si scava per trovare l’oro. Ma questa volta trova loro. I sassolesi. Che gli fanno un brutto scherzetto di Halloween fuori stagione. Certo, la scelta delle parole è curiosa. O forse è semplicemente il subconscio.
Perché questa “fossa”, alla fine, la Juventus sembra costruirsela da sola. Pareggia all’82’. Poi concede il 2-1. Pareggia di nuovo al 91′. La partita è praticamente finita. E invece decide di concedere un contropiede al 94′. Laurienté. Adžić. 3-2.
A forza di scavare, qualcosa alla fine trovi sempre. Spalletti cercava l’oro. Ha trovato il Sassuolo.
INDIANA JONES E L’ULTIMA FOSSA.
POST-CREDIT SCENE
89′: Bowie.
91′: Zhegrova.
94′: Adžić.
Tre gol in cinque minuti.
Un giocatore della Juventus che segna il gol della vittoria del Sassuolo contro la Juventus.
Matić che a 38 anni controlla il centrocampo.
Aquilani che lascia quattro uomini fuori dall’area sui corner avversari.
Il Mapei che passa dall’euforia alla disperazione e di nuovo all’euforia nel tempo necessario a sbloccare il telefono.
Forse abbiamo visto partite tecnicamente migliori. Forse abbiamo visto Sassuolo più forti. Ma per chi era lì, dal vivo, questa rischia seriamente di restare una di quelle notti che fra vent’anni inizieremo a raccontare con “io c’ero”.
E probabilmente qualcuno penserà che stiamo esagerando.
Ma è soltanto perché non c’era.
SASSUOLO 3, JUVENTUS 2.
WHAT IF…? NO.
WHAT A NIGHT.
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