Descrizione Progetto

Adriatico mare di molti. I rapporti via mare tra Etruschi e altre civiltà dell’età del ferro

Federico Orsacchi in dialogo con Stefano Medas, Alma Mater Studiorum

14 gennaio 2026 · Biblioteca Comunale Maria Goia, Cervia

Partendo dall’Adriatico come spazio di relazione, la ricerca mette in dialogo etruscologia e archeologia marittima per ricostruire mobilità, navigazione, traffici e possibili direttrici commerciali nell’età del Ferro.

Radici e Futuro – II edizione, incontro n. 3

Anno:

25/26

Incontro di ricerca

La ricerca

Negli studi riguardanti il mare Adriatico e la navigazione ad esso connessa è stata formulata la definizione di “mare dell’intimità”. Nata dalla sua particolare conformazione fisica di mare semichiuso, si tratta di uno spazio che spinge ad unire le genti che lo popolano, e non a dividerle. Studiare la navigazione al suo interno vuol dire studiare fenomeni anzitutto relazionali, e di come la sua percorrenza significhi soprattutto la creazione di legami.
Può quindi saltare alla mente la domanda: da quanto questo mare ha messo in comunicazione genti e popoli? È un fenomeno che affonda le sue radici nel passato?
Ripercorrere le fasi di frequentazione etrusca del mare Adriatico consente di mettere a confronto ambiti di studio sensibilmente distanti e di focalizzare l’attenzione su questa domanda prendendo ad esempio una delle tante civiltà che si affacciarono sulle coste adriatiche.
È infatti possibile coniugare l’ambito di studi etruscologico con quello archeologico marittimo. Non sempre le due branche della disciplina archeologica hanno potuto dialogare efficacemente, per cui lo studio delle dinamiche di spostamento e relazione marittima ha costituito un’occasione per avvicinare i due ambiti.
Parlando di un contesto marittimo risulta imprescindibile un approccio multidisciplinare al problema che contempli non solo i rinvenimenti archeologici, ma anche lo spazio su cui essi si spostarono, i vari attori che presero parte a questa circolazione e i centri che si resero protagonisti della mobilizzazione di merci, risorse e persone.

Lo studio ha permesso in primo luogo di riassumere le caratteristiche ambientali, metereologiche, anemologiche e paleoclimatiche dell’Adriatico, soffermandosi in particolar modo sull’andamento dei venti e sulla geomorfologia costiera. Questi aspetti costituiscono una prima chiave di lettura del problema, in quanto lo sguardo è dovuto ricadere innanzitutto sul paesaggio che ha consentito tale mobilità, e solo in un secondo momento su chi ne è stato il protagonista.
Sono state poi analizzate le tecnologie, i mezzi e la cultura nautica antica, delineando le modalità in cui avveniva la navigazione lungo il bacino adriatico, insieme alle relazioni costruite via mare tra comunità e culture.
Il dato economico e commerciale, le modalità di svolgimento dei traffici e la loro evoluzione nel tempo sono stati affrontati secondo una prospettiva che pone al centro della ricerca il contributo etrusco.

Una parte consistente della ricerca è dedicata alle attestazioni archeologiche potenzialmente indicative di rotte marittime e alla loro distribuzione: ceramica attica e alto-adriatica, ambre lavorate e figurate, elmi in bronzo, fibule e situle. Sono stati inoltre analizzati singoli reperti, considerando provenienza, contesto di rinvenimento, cronologia, conservazione, bibliografia e parallelismi stilistici utili a individuare possibili collegamenti transadriatici. La discussione ha infine messo a confronto distribuzione dei reperti, cronologia, panorama storico e traffici commerciali, avanzando proposte sulle possibili direttrici commerciali e mettendo in evidenza anche le criticità incontrate nel corso dello studio.

Il Ricercatore

FEDERICO ORSACCHI. Nel corso dei suoi studi presso l’Università di Bologna ha approfondito vari aspetti in ambito etruscologico, tra cui iconografia, epigrafia ed archeologia degli insediamenti e delle città. Durante gli anni della magistrale viene in contatto con l’archeologia marittima ed i suoi campi operativi.

Approfondisce lo studio, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico legato alla navigazione in Adriatico, in particolare l’elemento etnografico, le tracce materiali ed immateriali della navigazione storica e l’importanza della sua implementazione nella ricerca archeologica.

Con il suo progetto di tesi magistrale mette a confronto questi due ambiti, conducendo uno studio di fattibilità delle rotte marittime durante l’età Antica in relazione ai rinvenimenti nei siti costieri e alla distribuzione di determinati reperti tra le due sponde dell’Adriatico.

Dopo il percorso di laurea magistrale si dedica all’archeologia professionale ed intraprende parallelamente il percorso per conseguire il diploma di specializzazione in archeologia, sempre presso l’Università di Bologna. Recentemente, grazie alla collaborazione con l’associazione C.R.B. 360°, si sta dedicando allo studio del patrimonio archeologico e paesaggistico locale della Seconda Guerra Mondiale, cimentandosi con la pionieristica “conflict archaeology”, poco esplorata in Italia così come l’analoga archeologia del contemporaneo.

L’Albo ufficiale della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Bologna conferma la sua iscrizione dal 2024/25 e indica come campi d’interesse Etruscologia, Archeologia marittima, Archeologia dei conflitti e Archeologia contemporanea.

L’interlocutore

Stefano Medas è professore a contratto presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna. Svolge da molti anni attività di ricerca nell’ambito dell’archeologia marittima, con particolare attenzione all’archeologia navale, alla storia della navigazione e alle tecniche e pratiche nautiche del mondo antico. È laureato in Storia antica all’Università di Bologna e dottore di ricerca in Storia e Storia dell’Arte presso l’Università delle Isole Baleari. Ha inoltre maturato una lunga esperienza nell’archeologia subacquea.

Per approfondire

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